SORA – Il calcio ha due facce: quella gelida, numerica, fatta di categorie, classifiche, vittorie, sconfitte e mode. Poi c’è quella incandescente delle curve, della Maglia, in questo caso bianconera, che rappresenta una città, attraversa le generazioni e va ben oltre i risultati del campo e le vicende societarie. È da questo sentimento che nasce l’appello della Curva Nord “Roberto Longo” in vista della partita di oggi allo stadio Tomei, dove la SSD Sora scenderà in campo per la 2ª giornata del campionato di Seconda Categoria, il livello dal quale il calcio cittadino è ripartito dopo tre stagioni consecutive in quarta serie.

La Curva Nord: «Non è la categoria a decidere chi siamo»

Il messaggio rivolto ai sostenitori è semplice: “Tutti in curva”. La locandina diffusa dalla Curva Nord Roberto Longo mette nero su bianco il senso della mobilitazione: «Non è la categoria a decidere chi siamo, è quello che abbiamo dentro». «È una categoria che non ci appartiene, ma adesso basta piangersi addosso. È tempo di rialzarsi. È tempo di tornare a farsi sentire», si legge nell’appello. L’obiettivo è rivedere la curva piena di persone, bandiere e sostegno alla squadra.

La maglia prima della categoria

È un concetto che richiama un modo “british” di vivere il calcio: seguire la propria squadra perché rappresenta una città e una storia, indipendentemente dalla categoria in cui milita, dal nome dell’avversario o dal momento sportivo. Nel Regno Unito gli esempi non mancano. Gli Owls dello Sheffield Wednesday, attualmente in League One (la nostra C), da questo punto di vista, sono emblematici per la fedeltà del loro pubblico. I Black Cats del Sunderland, tornati in Premier League dopo otto anni di assenza, hanno attraversato stagioni difficili in Championship (la nostra B) e anch’essi in terza serie, lontani dai tempi del bomber Kevin Phillips, senza mai abbandonare i propri colori.

Infine c’è il caso forse più eclatante: quello del Manchester City, che nella stagione 1998-1999, mentre lo United di Sir Alex Ferguson e dei Calypso Boys (Cole e Yorke) si avviava alla conquista dello storico Treble, militava addirittura nella terza serie inglese. Eppure, al Maine Road, quasi 28mila spettatori di media continuavano a sostenere i Citizens. Due realtà calcistiche agli antipodi, nella stessa città. Ma per il popolo del City la categoria non aveva cambiato nulla: quei colori erano e restavano i propri.

È questa la mentalità che va oltre il risultato e la classifica. Presidenti, giocatori e categorie cambiano. Passano le vittorie, i record e le sconfitte. Quello che i sostenitori bianconeri vogliono conservare è il legame con la maglia del Sora e con la città che quella maglia rappresenta.

Il messaggio della Nord ribadisce questo principio: «Perché il Sora si ama sempre: quando si vince, quando si perde ma soprattutto quando c’è da ripartire da zero». E ancora: «Perché noi non seguiamo una categoria, noi seguiamo il Sora».

“Al campo sportivo” per tramandare passione e appartenenza

L’appello guarda soprattutto alle nuove generazioni. Riempire nuovamente la gradinata inaugurata l’8 novembre 1992 (Sora-Trani 2-0) significa mantenere vivo un legame che unisce passato, presente e futuro, affinché i ragazzi di oggi possano riconoscersi negli stessi colori che hanno accompagnato intere generazioni di sorani.

«Tiriamo fuori il vero orgoglio sorano», è l’invito della Curva Nord Roberto Longo. La risposta è attesa oggi, domenica 11 ottobre, alle 15:30, quando al Claudio Tomei si giocherà Sora-Nettuno. Una partita di Seconda Categoria, certo. Ma per chi porta il bianconero nel cuore, non è mai stata una questione di categoria.