CASTROCIELO – Dalla provincia di Frosinone fino ai 5.137 metri del Monte Ararat. Carmine Lanni, originario di Sant’Elia Fiumerapido e residente a Castrocielo, ha raggiunto la vetta della montagna dell’Anatolia orientale alle 5 del mattino del 15 settembre.

Un traguardo arrivato in condizioni particolarmente impegnative, con vento fino a 60 chilometri orari e una temperatura di 15 gradi sotto zero.

Il viaggio verso il Monte Ararat

La spedizione è iniziata con il viaggio verso Istanbul, quindi Erzurum e Dogubeyazit. Da quota 2.200 metri è partita l’ascesa vera e propria, con il passaggio prima dal Campo 1, a 3.400 metri, e poi dal Campo 2, posto a quota 4.200.

A mezzanotte è iniziato l’attacco alla vetta. Per Lanni, che nel 2022 aveva già raggiunto il Kilimangiaro, l’Ararat rappresentava una meta particolare anche per il significato biblico della montagna, tradizionalmente legata alla vicenda dell’Arca di Noè.

«Avevo deciso di smettere con la montagna, ma l’Ararat mi era rimasto dentro. Sentivo che dovevo provarci», racconta.

I momenti più difficili dell’ascesa

La fase più complessa è arrivata intorno ai 4.800 metri, quando il vento ha reso difficile anche indossare i ramponi.

«Sono stati cinque minuti interminabili: ho pianto e volevo rinunciare. Ma la guida mi ha incitato e ho continuato», ricorda Carmine Lanni.

Poco dopo, alle 5 del mattino, è arrivata la vetta. Un momento vissuto con forte emozione dopo ore di salita e fatica.

Una conquista dopo il Kilimangiaro

Per Lanni, l’Ararat si è rivelato ancora più impegnativo del Kilimangiaro. La discesa ha richiesto oltre sette ore prima del rientro a valle.

L’impresa assume per l’alpinistaanche un significato personale dopo un grave incidente affrontato negli anni scorsi. A sostenerlo anche la moglie Anna, ricordata con una battuta al termine della spedizione: «Spero che sia l’ultima… anche se non escludo il ritorno».