giovedì 13 agosto 2015

Ciao Cesidio, ciao Sindaco! (di Mike Di Ruscio)

In queste circostanze è facile scadere nella retorica, ma non è questo il caso. Cesidio Casinelli era una brava persona, si questo è il termine giusto. Brava persona, ma soprattutto onesto, quell’onestà ormai rara tipica solo dei galantuomini.

Molti sono i ricordi che affiorano in queste ore, ma due in modo particolare mi ricordano con tanto affetto Cesidio. Con lui ho fatto la mia prima candidatura, avevo 18 anni, era il 2006, non dimenticherò mai piazza Santo Spirito, al turno di ballottaggio, quando arrivo la notizia della nostra vittoria. Erano anni che il centro sinistra non vinceva, e quella fu una bella vittoria, Cesidio era completamente assediato, alcune persone piangevano, molti di noi ragazzi che avevamo vissuto quella campagna elettorale a mille, aveva il cuore che batteva come una locomotiva.

Cesidio portava una cravatta rossa, la prima in tutta la campagna elettorale, era solito scherzare con lui perché non la metteva quasi mai in quel periodo, ma quel giorno la indossò! Cesidio sorrideva, era al telefono, e noi eravamo felici perché per la città si apriva una stagione nuova. Di sottofondo suonavano le note della Canzone Popolare di Fossati, quella canzone era entrata ormai dappertutto, aveva guidato tutta la campagna elettorale, era diventata parte di noi.

Ricorderò per tutta la vita quella piazza e quell’esperienza. Solo chi vede la politica come spirito di servizio può capire il sentimento che c’era tra quelle persone che affollavano il Corso. Per tutta la notte girammo nella città sventolando le nostre bandiere – in quel periodo c’era ancora il centro sinistra Prodiano, quello dell’Ulivo – le bandiere erano molte, e dopo aver fatto almeno una decina di volte il Corso, qualcuno – non ricordo più chi – ebbe la malaugurata idea, alle tre del mattino quasi, di andare a suonare a casa di Cesidio. Il comitato elettorale si trovava nella traversa delle Poste, era diventata una seconda casa per noi, ci si ritrovava li e si partiva per il volantinaggio, per i manifesti, oppure per spostarci nei vari comizi di zona. In quell’anno io stavo preparando la maturità, le riunioni si susseguivano, le notti non finivano mai, ed io mi trovavo a dover studiare e portare avanti la campagna elettorale.

Un giorno entrando al comitato elettorale, lungo le scale, Cesidio mi fermo e mi disse: “Giovane! Ricordati che c’è soprattutto la maturità!”. Nella vita si fanno tanti errori, quando si è ragazzi in modo particolare. Ma Cesidio ci teneva tanto ai giovani, e non lo dico tanto per dire, ma è il secondo ricordo che lo conferma.

Erano trascorsi due anni dall’inizio della sua amministrazione ed io avevo abbandonato quella piazza di due anni prima. Una mattina, era estate, ricordo che dormivo ancora, squilla il mio cellulare, rispondo ancora assonnato ed una voce mi dice: “Mike Di Ruscio? Sono la segretaria del sindaco, il sindaco le vorrebbe parlare, glie lo posso passare?”. Fra me e me ho sempre pensato, come quella mattina: “ma un Sindaco con tutti i problemi che deve affrontare, perché chiama un ventenne?”. Posso solo dire che custodirò gelosamente quella telefonata, Cesidio quasi da padre, in quella circostanza mi fece capire quanto tenesse all’apporto dei giovani nella politica.

Tanti, davvero troppi sono i ricordi, le campagne elettorali trascorse. Oggi è un giorno triste, non vedremo più quel signore con il Trench e l’immancabile slim tra i denti. Nonostante i percorsi politici e vedute diverse, la città di Sora perde un punto di riferimento importante, un uomo di cultura, una persona di inestimabile valore. Un uomo d’altri tempi, che sapeva mettere al servizio degli altri le proprie competenze, ma sopratutto se stesso, con la sua bontà ed il suo sorriso.

Ciao Cesidio, avrei voluto salutarti di persona, lo faccio in questa maniera.

Mike di Ruscio

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