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Circolo dei Briganti, Meridione arretrato: non è mai stato così

Il 2011 è stato l’anno caratterizzato dalla ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Tuttavia lasciando da parte quel mito, l’occasione dei festeggiamenti è divenuta anche quella di una più attenta riflessione sui fatti e gli avvenimenti che portarono all’unità. Si potrebbe ricordare, ad esempio, che tale processo per quanto necessario non è stato perfetto, poichè caratterizzato da personaggi ed eventi che proiettano un’ombra sulle reali intenzioni unitarie. Si potrebbe raccontare alle nuove generazioni che durante l’unificazione dello stivale c’era chi, in qualità di consulente medico della famiglia Savoia con il nome di Cesare Lombroso, teorizzava l’esistenza di una razza meridionale congenitamente predisposta al brigantaggio ed alla delinquenza. E si potrebbe ricordare che il Presidente del Consiglio del neonato Regno d’Italia, tale Luigi Federico Menabrea, scrisse all’ambasciatore italiano in Argentina per chiedere la disponibilità di terre nella fredda Patagonia per installarvi dei campi di sterminio all’interno dei quali “concentrare” i contadini meridionali che avevano deciso i ribellarsi all’invasore piemontese.

C’ è stato insegnato che l’Italia pre-unitaria era caratterizzata da un Sud arretrato scarsamente industrializzato e governato da una monarchia che, a differenza dei Savoia, non promuoveva uno sviluppo economico capitalista. Analizzando però la situazione del Distretto di Sora prima dell’occupazione piemontese, e paragonandola con il contesto attuale, appare evidente come una simile descrizione sia molto lontana dalla realtà dei fatti. Nel 1800 il Circondario di Sora rappresentava un polo industriale che permetteva l’impiego quasi totale della popolazione all’interno delle varie fabbriche esistenti nel distretto. Tra il 1821 e il 1841 sorsero nella Valle del Liri numerose altre cartiere, la maggior parte delle quali site a Isola del Liri. Quest’ultima si trasformò da piccolo centro rurale a polo industriale di prim’ordine per la fabbricazione della carta. Corollariamente all’industria della carta, nacquero e si svilupparono ad Isola del Liri anche fabbriche per la lavorazione di feltri destinati alle cartiere.

Lo sviluppo dei feltrifici a sua volta venne reso possibile dall’esistenza di lanifici locali, il primo dei quali fondato nel 1805 da Clemente e Vittorio Simoncelli. Cartiere, lanifici e feltrifici prosperarono nel corso del 1800. Inoltre l’ impianto di centrali per la produzione di energia idroelettrica lungo il corso del fiume Liri rese Isola del Liri uno dei primissimi centri a poter disporre di energia elettrica per uso privato e pubblico. Nella Valle Comino il governo borbonico operò al fine di rendere più efficiente lo sfruttamento , nella zona di Atina, dei depositi minerari di ferro del Meta (prevalentemente limonite) attraverso la costruzione della Magona o Ferriera. Tutto questo processo di industrializzazione si arrestò a seguito dell’occupazione piemontese. Una delle conseguenze negative del processo unitario fu quindi il lento e graduale depauperamento dell’industrie del Basso Lazio a favore delle aziende del Nord. La nostra terra e la sua storia non meritano omissioni e falsi miti perché solo chi è consapevole di quello che è stato potrà guardare al futuro con un impegno sincero.

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