Codici: “Frosinone, un aeroporto che non può decollare”

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa organizzata da Re.Tu.Va.Sa. e Codici: “Frosinone, un aeroporto che non può decollare”. Nel corso della conferenza il Prof. Francesco Bearzi, Responsabile provinciale Ambiente CODICI e Coordinatore provinciale Re.Tu.Va.Sa e l’Avv. Carmine Laurenzano, Responsabile Nazionale Ufficio Legale CODICI, hanno presentato un dossier sul progetto di scalo regionale a Frosinone e sulla relativa Variante Aeroportuale Intermodale al PTR promossa dal Consorzio per lo sviluppo industriale. E’ intervenuto anche il Dott. Luigi Gabriele, Segretario Provinciale CODICI.

Quello che è emerso dall’analisi approfondita del progetto è tutta una serie di criticità che vanno dalla sicurezza, alle rotte di volo, ai vincoli di operatività, alla tutela ambientale, all’inquinamento acustico. Non da ultimo, si segnala come i costi per la realizzazione dell’aeroporto siano stati sottostimati, fattore che, insieme agli altri, suggerisce che lo scalo potrebbe non diventare mai operativo.

Più volte in passato, in particolare in occasione della conferenza dei servizi del 28 ottobre 2010, l’ENAC e l’ENAV hanno sottolineato come uno scalo regionale collocato tra Frosinone e Ferentino, tra i monti Lepini ed Ernici-Simbruini, renderebbe estremamente difficoltose le manovre di volo: l’operatività sarebbe ridotta, come le garanzie di sicurezza. Fatto forse ancor più importante, tale localizzazione interferirebbe pesantemente con il traffico aeroportuale del bacino laziale-campano, intasando le rotte di volo verso Napoli-Caserta (Grazzanise) e Roma (Fiumicino). Inoltre le condizioni meteo-climatiche risultano assolutamente non ideali. “A tali ragioni ostative – sottolinea Bearzi – gli elaborati prodotti da Aeroporto di Frosinone spa dopo il 28 ottobre 2009 non hanno offerto risposte, né avrebbero potuto farlo, dato che l’orografia e le rotte di volo sono questioni che ben più di altre sfuggono alle argomentazioni di parte”. Per giunta, come sottolineato ripetutamente dal Ministero della Difesa, non risulta compatibilità con le attività della scuola elicotteristica dell’A.M. del 72° Stormo, vanto a livello internazionale, che impiega centinaia di persone.

Infine, l’ENAC ha sempre sottolineato come la sostenibilità economica e quella ambientale non si riscontrino per il progetto in questione. Su questi due punti i nuovi elaborati proposti o commissionati da ADF cercano di riaprire la discussione. Ma le risposte sul primo restano aleatorie, sul secondo appaiono del tutto insoddisfacenti. Come già emerso in sede di iter preliminare di Valutazione Ambientale Strategica regionale, si riscontrano forti criticità su molteplici aspetti, in particolare quelli dell’inquinamento acustico e della rilevanza archeologica del sito.
Re.tu.va.sa e CODICI, così come altre associazioni, le faranno ben valere in sede di osservazioni alla Variante, considerando anche l’ipotesi di altre azioni sul piano procedurale.

Ma se dunque l’aeroporto non risulta fattibile, qual è il senso della Variante Aeroportuale Intermodale? Alcune possibili risposte:
1. L’acquisizione di quasi 300 ettari di territorio da parte dell’ASI nell’agglomerato di Frosinone, che peraltro è oggi per il 60% privo di insediamenti produttivi, nonostante ripetute Varianti in allargamento.
2. La realizzazione di una Sottozona a servizi con un alto Indice di Edificabilità Territoriale, per complessivi 223.000 mc, a ridosso del nuovo terminal ferroviario progettato a servizio dell’area intermodale.
3. Le opportunità economiche offerte dalla riqualificazione urbanistica dell’area ferroviaria del quartiere Scalo a Frosinone.

“Quello che temiamo – prosegue Laurenzano – è che facendo dichiarare l’opera di utilità sociale, gli espropri potrebbero avvenire per un pezzo di pane. Di fatto l’aeroporto non solo non è conveniente, ma potrebbe essere un’opera incompiuta, perché i costi sono stati sottostimati, e destinata ad non essere mai realizzata definitivamente, il che vorrà dire o abbandonare l’opera in corso di costruzione, o grossissime iniezioni di fondi pubblici. Di fatto – conclude Laurenzano – il vero affare sono i 223 mila mc di cemento da rivendere a peso d’oro, l’immobile che sorgerà sopra verrà presumibilmente ultra qualificato e questo per via sia del nodo intermodale dei trasporti sia per i servizi che verranno creati”.

In sintesi: l’aeroporto andrà a gravare pesantemente e nuovamente sulle tasche dei cittadini, o verrà completamente abbandonato, in compenso sarà un vero affare per chi ha potuto acquisire i terreni e cederli per le costruzioni in appalto.

L’operazione insomma sembra sostanzialmente urbanistica e funzionale a una limitata cerchia di potenziali interessi. A farne le spese sarebbero con certezza centinaia di residenti dell’area, espropriati a norma di legge a prezzi di fatto inferiori a quelli di mercato. In seguito, se l’improbabile aeroporto riuscisse contro ogni logica a decollare, decine di migliaia di residenti della Valle del Sacco, su cui graverebbe un carico ambientale insopportabile per un territorio notoriamente già provato.

Da sottolineare infine che il progetto “urbanistico”-aeroportuale affossa evidentemente lo spirito di altri processi in grado di rilanciare la Valle in termini di green economy e di sviluppo sostenibile, come ad esempio il Master Plan Land promosso dalla Fondazione Kambo.

Comunicato stampa CODICI

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