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Comune Presenza di Gabriele De Ritis: “In ascolto”

Protesi a interpretare i bisogni e le attese.

Nell’età dell’incertezza noi non possiamo fare a meno di chiederci se come cittadini stiamo facendo tutto ciò che dobbiamo fare o se ci limitiamo a godere dei frutti della civiltà, senza nulla dare in cambio.

Se prevale la considerazione egoistica dell’interesse privato, tutt’al più familiare, riusciremo mai a rischiare qualcosa di personale – tempo, energie, risorse spirituali – per andare incontro agli altri, soprattutto a chi è irrimediabilmente diverso da noi?

E se non siamo disposti a pensare che è proprio dall’incontro con chi non è assimilabile a noi che dipende la possibilità di un futuro diverso, in che cosa potremo sperare? Non è stato forse detto che Dio è lo Straniero?

Se maschi e femmine appaiono sempre più diversi, se i ragazzi che crescono ci stupiscono per il fatto che non è mai prevedibile quello che faranno della loro vita, se le nostre città si popolano di stranieri che provengono dai luoghi più diversi tra loro, se vecchi e giovani sembrano non avere più molto da dirsi, non dobbiamo incominciare a pensare – se non lo abbiamo mai fatto – che dobbiamo aprirci a nuove evidenze, riconoscere le presenze altre che si affacciano nella nostra vita, concedere il necessario spazio ad espressioni di sé che non sono le nostre, accettare che nel territorio da noi occupato c’è posto per altre presenze, dire sì al ‘comune’ che chiede di mostrarsi e parlare e finalmente affermare le diverse ragioni che ognuno si porta nel cuore, magari il sogno di una convivenza in pace, la cooperazione a uno stesso progetto, la coesistenza tra potenze democratiche tutte dotate di dignità e identità?

E cosa faremo infine per i nostri bambini, perché il lavoro eroico della Scuola non sia smentito e contraddetto dai nostri comportamenti pubblici; cosa faremo per i ragazzi che sciamano nel sole della giovinezza, in cerca di identità nelle notti insonni, acquattati nelle loro isole cittadine, immemori e attoniti per la spudoratezza imperante; cosa racconteremo a chi si aspetta una narrazione, che si imbastisca finalmente un dialogo, che emerga dall’indistinto qualcuno che sia disposto ad ascoltare il grido che prorompe inascoltato?

Il Centro di ascolto Libera Mente, sito in Via Agnone Maggiore 1, a Sora, come sede legale e operativa, è aperto dalle 17.00 alle 20.00 dei giorni di lunedì, martedì, giovedì e venerdì.

Il mercoledì è riservato al gruppo di auto-aiuto delle famiglie, che si incontra dalle 18.00 alle 20.00, per cinquanta settimane all’anno.

Recapiti: liberamente@exodus.fr.it 0776.833817 – 338.8445910 – 348.6023177

Gabriele De Ritis

Certe cose ci puntano contro il dito e ridono.

Certe cose si nascondono agli occhi della gente
e si odono piangere sommessamente.

Certe cose cadono dal cielo:
cose nere informi, mostri
della notte e terrore
dei giorni.

Certe cose sembrano essere state predisposte
da Dio e dal Diavolo.

Certe cose sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.

Certe cose portano l’immagine della bontà
come se il fuoco
ve l’avesse scolpita in bassorilievo.

Certe cose ridono fino a divenire teschi
e poi continuano a ridere.

Certe cose sono come alberi di pesco,
portano a lungo frutti verdi.

Certe cose sono come il vino che uno beve
soltanto per ubriacarsi.

Certe cose colpiscono
il cuore come un colpo di gong,
così che poi risuona a lungo.

Certe cose schiacciano il cuore come se fosse
uno scarafaggio.
Ed è orribile, come spiaccicare
uno scarafaggio.

Certe cose sono come il fulmine:
possono essere guidate
anche se pericolose.

Certe cose sono come pensieri dal piede pesante,
hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.

Certe cose sono come le aquile.
Vivono in alto –
possono benissimo dimenticare la valle.

Certe cose sono come il terremoto:
utilizzano tutte le nostre paure.

Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:
solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.

EMANUEL CARNEVALI

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