Coronavirus: la lettera aperta del giovane Michele Scaccia

«Oggi è il giorno dell’equinozio di primavera, uno dei due giorni durante l’anno in cui ci sono le stesse ore di luce e di buio. Paragono le ore di buio alle persone che non hanno preso coscienza della pericolosità di questo virus».

Oggi è il giorno dell’equinozio di primavera, uno dei due giorni durante l’anno in cui ci sono le stesse ore di luce e di buio. Questo mi fa venire in mente l’associazione con il brutto periodo che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando.

Paragono le ore di buio alle persone che non hanno preso coscienza della pericolosità di questo virus, che non sanno guardare oltre l’orticello in cui stanno ben radicati i loro egoismi, interessi e scuse, quelle che si fanno correre dietro dalle forze dell’ordine per essere obbligate ad avere rispetto del dono della vita, sì, perché la vita è un dono, non ce lo dimentichiamo. E ancora alle persone che fanno rimbalzare video e messaggi carichi di polemiche, recriminazioni, offese verso chi cerca di mettere in guardia, come se fosse il momento…
Paragono le ore di buio alle persone che escono da casa appena possibile fornendo gambe a questo maledetto virus, a quelle che non guardano negli occhi chi lancia accorati messaggi, sempre e comunque in modo rispettoso ed educato, dalle zone da dove vengono portate via camionette piene di bare. Questa gente obbliga chi ha scelto di osservare seriamente le regole a rimanere a casa almeno per il triplo del tempo necessario, si arroga la responsabilità di rallentare la ripresa dell’economia italiana senza rendersi conto delle difficoltà che incontreremo per rialzarci.

Paragono invece le ore di luce a tutto il personale della sanità, agli autotrasportatori, alle forze dell’ordine, volontari, commessi, ai rispettosi di divieti e regole, a tutti quelli che non ho nominato ma che comunque ogni giorno, non avendo scelta, devono recarsi sul posto di lavoro rischiando di ammalarsi insieme ai loro familiari.
Non andrà tutto bene, non passerà presto e non “festeggeremo”, non vedo come e cosa si potrebbe festeggiare con il lutto al braccio. Possiamo però impegnarci per non fare peggio. Dobbiamo essere tutti a rimboccarci le maniche per curare il nostro paese, da tutti deve venire l’aiuto più grande.

Non si può sentirsi orgogliosi di essere italiani solo guardando il Tricolore riflesso sulla facciata di un monumento famoso in giro per il mondo o tra l’acqua di una cascata, solo portando la mano al petto mentre ascoltiamo l’inno di Mameli sul balcone di casa. Verde bianco e rosso devono essere i colori del nostro cuore e delle nostre coscienze, non tre colori senza significato tra i tanti in una scatola di pastelli. Tutto quello che vorrei ancora scrivere ve lo risparmio, mi sono già troppo dilungato. Solo un’ultima cosa, tra qualche mese ci sarà il solstizio d’estate: più ore di luce e meno di buio.

Il presidente del forum dei giovani
Scaccia Michele

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