1 ottobre 2014 redazione@sora24.it
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Correva l’anno 1956: storie di sottogoverno cittadino

“A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Giulio Andreotti

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota a firma del Coordinatore Regionale della Federazione Giovani Socialisti, Mike Di Ruscio.

“A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Giulio Andreotti

Gli storici sono soliti attribuire convenzionalmente dei nomi a dei periodi storici ben precisi. Lo è stato per il cosiddetto “ventennio fascista” come – ad esempio – per il “trentennio democristiano”. I fatti che verranno riportati ricadono proprio in questo “trentennio” e non sono frutto dell’interpretazione del sottoscritto, bensì la cronaca scaturita dalla consultazione bibliografica di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona.

Ci troviamo negli anni ’50 ed esattamente nel biennio 1956-57. In quegli anni Sora fu alla ribalta delle cronache provinciali ma anche e soprattutto nazionali, “protagonista di quella che impropriamente, fu definita la prima apertura a sinistra nel nostro paese. Si trattò, in verità, di un’operazione che, pur comportando inevitabilmente ripercussioni politiche, fu in prima istanza un tentativo, coraggioso e fermo, di moralizzare la vita amministrativa cittadina. E poiché perseguì questo obbiettivo, l’operazione finì con l’urtare contro interessi e infiammare passioni di persone, di famiglie e di gruppi, arrivando a coinvolgere gli ambienti ecclesiali [1] […] ”

La vicenda è dettagliatamente riportata nell’intervento del parlamentare sorano Ludovico Camangi [2] – esponente del Partito Repubblicano Italiano – alla Camera dei Deputati nella seduta del 19 settembre 1957 alla presenza del ministro Fernando Tambroni mentre veniva discusso il bilancio dell’Interno. A questa vicenda, e all’intervento di Camangi è inoltre dedicato un opuscolo di 64 pagine con documentazione fotografica e vignette satiriche dal titolo: “Un Sindaco, due Ministri, un Vescovo” a cura del Pci, Cronograph, Roma, febbraio 1958.

La cosa che più sorprende dell’intera storia è come attuale sia la sua esposizione. “non è l’eco di un circoscritto fatto locale, – afferma l’On. Camangi – ma come una specie di <<campione>> di quanto avviene in certe nostre provincie[…]in provincia di Frosinone, in quella provincia di Frosinone, che è una di quelle nelle quali più grave si è sempre manifestata la piaga del sottogoverno e del malcostume. [3]

Per meglio comprendere quelli che sono i personaggi e la vicenda, bisogna fare cenno brevemente ai fatti e gli accadimenti che portarono al 1956, ripercorrendo il decennio precedente.

Alle elezioni amministrative del 1946 la Democrazia Cristiana conquista la maggioranza con 24 seggi, 6 di minoranza vanno al PRI. Socialisti e Comunisti che hanno partecipato alla competizione in un’unica lista restano esclusi dal consiglio comunale. Si avvia cosi l’amministrazione monocolore guidata dal Notaio Francesco Savona. “Ma i sei anni di attività si concludono qualche mese prima della scadenza naturale, con le dimissioni irrevocabili dell’amministrazione comunale, in segno di protesta per il mancato impegno di personalità politiche e di governo ad istituire il Tribunale di Sora [4], pare anche per una ferma opposizione di Cassino (ndr).

Il sindaco uscente Savona aveva fatto intendere di non ricandidarsi e la questione tribunale pendeva come una spada di Damocle sulla riaffermazione della DC sorana. Lo scudo crociato doveva trovare una figura capace di assicurare il successo dei risultati e nello stesso tempo frenare la crescita dei partiti di sinistra.

“[…]E grazie all’opera di un gruppo di dirigenti che faceva capo all’entourage dell’onorevole Andreotti, finì per trovare il suo uomo in tale Annibale Petricca. E’ sulla figura di questo individuo – afferma l’On. Camangi nella sua relazione – sotto il profilo morale e penale, cosi come su quella di un altro individuo ad esso legato, che occorre fermare la nostra attenzione”

Camangi nello stesso tempo sottolinea, sgombrando il campo da ogni tipo di strumentalizzazione dei fatti che: “[…]per quanto ovviamente superfluo, desidero chiarire subito e preliminarmente che queste due persone che, in certo senso, saranno protagoniste della vicenda che racconterò, non mi interessano minimamente dal punto di vista personale e che pertanto tutto quello che di esse dovrò dire avrà soltanto lo scopo di illustrare una particolare situazione politica.”

“[…] E’ l’autunno del 1949 quando ricomparve in città il personaggio intorno a cui s’impernia la nostra storia: Annibbale Petricca. E’ stato assente ventun anni; al momento del ritorno ne ha 63. Li porta bene, alto forte, sempre sorriente […] Molti cittadini di Sora ricordano il suo passato avventuro: dal 1906 al 1937 (quando aveva lasciato il paese) era stato denunciato 36 volte: violenze, minacce, ingiurie, percosse. [5]

Petricca dal 1926 al 1928 fu Podestà fascista, e come riportato dall’On. Camangi fu “esonerato da quella carica per motivi rimasti sempre sconosciuti, si era allontanato da Sora vivendo per gran parte del tempo all’estero. Sul suo conto correvano notizie più disparate, notizie che per altro, non essendo controllabili, restavano nel campo delle congetture o delle informazioni private. Ma oltre a queste voci […] esisteva ed era più o meno noto tutto un complesso di precedenti penali a suo carico.”

Camangi afferma che la rilevazione dei precedenti penali non è stata agevole, perché a seguito degli eventi bellici verificatisi a Cassino e nella stessa Sora molta documentazione è stata dispersa, ma nonostante tutto riesce ad elencare all’assemblea 15 capi di accusa fra i più disparati: lesioni volontarie, violenza privata, frode allo Stato e minacce a mano armata.

Non c’è che dire “un simpatico lazzarone [6] come lo definiva il prefetto di Frosinone in senso amichevole. Diciamo che questo complesso di precedenti penali rende bene la fotografia del personaggio in questione, che di certo non avrebbe deposto a suo favore per una eventuale candidatura come capolista nelle file della DC.”[…] Egli era, però come si suol dire, uno di quegli uomini che, ci sanno fare, poiché, spregiudicato e abile, aveva la capacità di usare […] tutte le arti della demagogia più smaccata [7]. Questi modi, gli permettevano di avere presa in certe classi sociali “particolarmente sensibili ai suoi modi e ai suoi metodi”.

Fu per questo motivo, quindi, che il gruppo dirigente locale dello scudo crociato – che fa faceva capo alla segreteria di Andreotti – decise di candidarlo, sicuri della vittoria alle elezioni del 1952. Va riscontrato che non tutta la Dc era favorevole alla sua candidatura, e non mancarono oppositori – preoccupati per lo stato morale e penale in cui si era incappati – anche fra il mondo dell’associazionismo cattolico, primi fra questi i fratelli Riccardo e Mario Gulia.

Proprio in questi mesi, al vescovo Michele Fontevecchia subentrò nella guida della diocesi di Aquino, Sora e Pontecorvo, mons. Biagio Musto. Ambedue posti davanti la questione della candidatura di Petricca, non mossero opposizioni di nessun tipo, al solo scopo di mantenere l’unità dei cattolici nella competizione elettorale. Anche il presidente della giunta interdiocesana di Azione cattolica, Serafino Gravaldi, […] impresario edile di origine romagnola al quale erano stati affidati i lavori di ricostruzione dell’Abbazzia di Montecassino [8] diete il suo parere favorevole.

“[…] E nella campagna elettorale, mentre le sinistre, forse spregiudicato calcolo tattico, non reagirono particolarmente a quella candidatura e le destre apertamente lo appoggiarono considerando il Petricca uno di loro dislocato in campo democristiano[…]Le elezioni si conclusero con una strettissima vittoria della DC e il Petricca venne eletto sindaco anche con i voti dei consiglieri del Movimento sociale italiano e del partito monarchico [9].”

Difatti la Dc ottenne 20 seggi e la maggioranza, il PSI 4, il PCI 3 e un seggio toccò al MSI ed al Partito Nazionale Monachico.

In questi anni Annibale Petricca consolida i suoi rapporti politici. […] Ad Andreotti, quell’uomo dalla parola facile e dall’aspetto spavaldo piacque subito moltissimo. Forse era attratto da un carattere che era esattamente l’opposto del suo; forse c’entrava soprattutto un calcolo politico: Sora fa parte infatti del suo collegio elettorale e avere in quella città una persona piena di risorse, poteva essere molto utile. Non passo molto tempo e quando il giovane sottosegretario capitò a Sora per i suoi convegni politici apparve chiaro che Petricca era diventato il suo uomo: si davano del tu, spesso camminavano tenendosi per il braccio. Un uomo spregiudicato come Petricca seppe subito sfruttare questa intimità. […] Attraverso Andreotti ha conosciuto il ministro dell’Industria Pietro Campilli, che lo ha preso a benvolere. […] Il Vescovo, monsignor Biagio Musto, quando gli ricordano il passato burrascoso, del candidato, sorride, come a dire che le vie del Signore sono infinite.[…] Quando è in comune i sindaco e meno trattabile. Del municipio ha fatto la sua seconda casa e considera ogni ingerenza, fosse anche quella dell’autorità tutoria, come una violazione di domicilio. Consigli non ne accetta, le critiche lo fanno imbestialire. [10]

Nei quattro anni di amministrazione, come si legge dalla relazione di Camangi, “la democrazia cristiana non doveva tardare però ad accorgersi di non aver fatto un buon affare. Il Petricca, infatti, ebbe soltanto cura di consolidare la sua personale posizione dispensando favori di ogni genere ed escogitando le più incredibili trovate demagogiche.” La cosa più grave, che va ad aggiungersi alla situazione è che “durante il quadriennio della sua amministrazione egli incappò in altri due gravissimi infortuni penali […]. Il 18 luglio 1954 egli fu clamorosamente tratto in arresto dalla Guardia di finanza sotto una grave accusa di concussione”.

Accusato di una lunga serie di reati. Come presidente de sodalizio sportivo, ha frodato imposte per due milioni di lire[…] fra l’altro, ha avuto alcune trovate brillanti, ma non previste dalla legge, ha imposto un’oblazione volontaria di 200 lire per ogni manzo o vitello; ha raddoppiato l’imposta per l’occupazione di suolo pubblico. Il suo capolavoro sono però le marche da 10 lire “Viribus unitis civitatis Sorae”, da applicarsi alle bollette del dazio e ai certificati di stato civile. Hanno reso finora più d’un milione: un terzo è andato alla squadra, il resto ha coperto le spese personali del sindaco: viaggi a Roma, pranzi, ricevimenti. [11]

Grazie alle interferenze dei suoi protettori politici, riuscì a salvarsi con il ritiro dell’ordine di carcerazione da parte di un alto ufficiale che ritirò dal giudice il rapporto preliminare avocando a se tutti gli atti “e redigere – egli solo – la denunci senza alcuna partecipazione del maresciallo e degli altri militari che avevano eseguito l’operazione.” e con provvedimenti successivi, il maresciallo della Guardia di finanza, Vincenzo Stasolla, fu trasferito d’ufficio nella sede di Camerino.

La storia sembra essere finita qui, con l’avvicinarsi delle nuove elezioni amministrative del 1956 la posizione di Petricca sembrava liquidata, “poiché anche in seno alla sezione democristiana e agli ambienti cattolici era finalmente prevalsa l’esigenza di moralizzare la vita politica e amministrativa cittadina, sbarazzandola da un tale individuo [12]. Esigenza ribadita anche nel rapporto che redigerà l’allora segretario della sezione DC, Augusto Frascone e che indirizzerà alla direzione del partito e ai parlamentari democristiani della circoscrizione. “Un dettagliato rapporto per dimostrare l’inopportunità di ricandidare il sindaco in carica, il quale, contemporaneamente, anche presidente dell’Ente comunale assistenza, presidente dell’associazione calcio e presidente della Conca di Sora, l’ente di bonifica amministrato dalla Cassa del Mezzogiorno [13]”. Difatti in una riunione tenutasi sul finire del 1955, la necessita di mettere da parte Petricca fu riconosciuta da tutti, compreso il Presidente della giunta interdiocesana di Azione Cattolica, Gravaldi Pontone.

“Petricca aveva però nelle sue mani due importanti carte da giocare: la sua popolarità in certi strati sociali, ottenuta come già detto, e la protezione, di cui egli pubblicamente si vantava, dei ministri Andreotti e Campilli […] La sua popolarità a far si che i due ministri lo ritenessero un insostituibile e prezioso <<grande elettore>> e la conseguente loro protezione serviva a lui per apparire alla povera gente, come il solo capace di ottenere tutto quello che si voleva [14]”.

Ebbe inizio cosi, quella che a Sora venne scherzosamente chiamata <<l’operazione Campilli>>

“Era da molto tempo viva a Sora la speranza che i benefici della Cassa del Mezzogiorno provocassero il sorgere di industrie che fra l’altro risolvessero il problema della locale disoccupazione, ma , per varie ragioni essa non aveva mai potuto realizzarsi”. Quindi successivamente alla decisione del comitato direttivo DC “il Petricca annunciò con grande clamore che, mercé l’appoggio dell’onorevole Campilli, la società Barbera di Firenze avrebbe impiantato a Sora uno stabilimento.”

E finalmente agli amici che lo aspettavano ogni sera al Caffè del Tribunale rivela il suo grande progetto: Sora industriale. Di fronte a una platea di volti attenti, il dito del sindaco scorre su una carta geografica: risale verso l’Abruzzo per la Valle di Roveto e la Valle di Comino, scende per la Valle del Liri verso la Campania. <<Siamo al centro d’una zona, che ora è solamente agricola: ma è una regione piena di possibilità. Il commercio n on ci basta più, dobbiamo riempirla di fabbriche, di ciminiere fumanti. E dopo le fabbriche verrà la provincia…>> […] Campilli aveva promesso finanziamenti per cinque fabbriche: di cuscinetti a sfera, di tessile, di calce idrata, cartiere [15]

Intanto l’operazione Campilli proseguiva, e a seguito delle notizie menzionate sopra, che circolavano in città, “egli inscenò una spettacolare occupazione di una vecchia cartiera inattiva in località Carnello, avvalendosi di un provvedimento prefettizi.[…]Il colpo ebbe qualche effetto, fra cui vale la pena di ricordarne uno sintomatico e significativo, quello dell’immediato <<ravvedimento>> di quel commendator Geavaldi […] al quale il Petricca per intercessione dei suoi alti patroni, pare avesse fatto, affidare i lavori preparativi dello stabilimento con la promessa, a quanto si disse, anche di quelli definitivi [16]”. Ci fu una cerimonia imponente: il vescovo benedisse gli attrezzi da lavoro, vecchie maestranze licenziate trent’anni prima ascoltarono con gli occhi umidi Annibale Petricca che salutava in loro i pionieri della nuova età industriale. Solo Andreotti e Campilli non erano presenti. Forse perché sapevano che quella cartiera non avrebbe mai funzionato. Infatti la concessione per lo sfruttamento delle acque del Liri, appartenevano ancora alla vecchia società. [17]

Nonostante tutto, la sezione della Democrazia Cristiana tenne fede alla decisione presa, e deliberò la presentazione di una lista di unità cattolica, con l’esclusione di Annibale Petricca.“A questa deliberazione si ribellò un tale Senese Ignazio, iscritto alla sezione democristiana e conosciuto universalmente a Sora e nella zona come uomo di fiducia dell’onorevole Andreotti. Anche su costui è necessario, onorevoli colleghi, fermare un momento la nostra attenzione, poiché come ho già detto è sulla figura di questi due individui, considerati nella loro azione e funzione di strumento di una politica, di uomini di fiducia di ministri in causa, di protagonisti di tutta un serie di incredibili vicende, che risiede la gravità dei fatti che io ho ritenuto di dover denunciare. Questo tal Senese, dunque, che nel 1944-45, disoccupato, privo di titolo di studio, senza un mestiere e senza risorse, aveva trovato qualche mezzo di sussistenza disimpegnando praticamente mansioni d’ordine nella sezione della Democrazia cristiana, era successivamente riuscito a diventare nella zona una specie di factotum della segreteria dell’onorevole Andreotti, il che aveva certamente facilitato la sua sistemazione personale, poiché in poco tempo era pervenuto a diventare produttore cinematografico e a realizzare vari affari. Ma anche per costui più che al curriculum generale, che pur sarebbe interessante, specialmente nei riguardi della sua attività di fiduciario politico. […]”

Dunque Ignazio Senese, contrario alla non ricandidatura del sindaco uscente, ruppe con la sezione democristiana e diede vita ad una nuova organizzazione autonoma, la USAS (Unione Sindacale Autonoma Sorana) utilizzando allo scopo la sede del Msi e dichiarando la sua adesione alla lista civica di Petricca dal nome “LAVORO” con contrassegno una ciminiera fumante, “e coinvolgono l’attore e regista sorano Vittorio De Sica il quale, avuta cognizione più precisa della circostanza, fa appena in tempo a tirarsi indietro. [18]

“Si inizia cosi, ad opera del detto Senese quella che a Sora, per analogia con l’altra cui abbiamo parlato, fu ancora scherzosamente definita <<operazione Andreotti>> [19]”.

La sezione democristiana, nonostante tutto, tenendo fede alla decisione presa, con il pieno sostegno degli organi provinciali del partito, l’adesione delle organizzazioni cattoliche e delle stesse gerarchie ecclesiastiche, primi fra tutti il vescovo, presento la sua lista.

In questa fase hanno un ruolo di primo piano, i fratelli Riccardo e Mario Gulia, l’uno presidente interdiocesano degli Uomini di Azione cattolica e poeta dialettale […] l’altro presidente delle Acli, dirigente di Azione cattolica […] fondatore, con altri, della DC sorana nel ’44 e membro dell’amministrazione Savona dal ’46. [20] Nella lista presentata dalla scudo crociato è inserito anche Mario Gulia, che aderisce all’invito a lui rivolto dallo stesso vescovo ad un impegno attivo, motivato da ragioni morali.

La campagna elettorale si svolse in un clima arroventato. La DC la impostò sulla <<questione morale e la dignità cittadina>> mentre i Petricchiani sull’avvenire industriale di Sora, e con l’apparizione dell’avvocato romano Aminta Ciarrapico garante di future ciminiere,“si scatenò una campagna martellante con una significativa dovizia di mezzi di cui il Petricca non avrebbe notoriamente potuto personalmente disporre (furono usati persino gli aerei) e con tutte le armi, della intimidazione e della corruzione. [21]Non passò “inosservata la sintomatica ed eloquente assenza degli onorevoli Andreotti e Campilli, i quali per la prima volta non comparivano a Sora in occasione di una campagna elettorale; il che confermò quanto già per altro era ormai universalmente noto, e cioè che essi riservavano la loro preferenza e il loro appoggio alla coppia Senese-Petricca. [22]. Questa situazione creò grande disorientamento politico, e modificò l’atteggiamento del clero e di esponenti della Curia “e dello stesso Vescovo che aveva invece in precedenza manifestato apertamente la loro solidarietà con i sostenitori della necessità di moralizzare la situazione cittadina”.

Si vota il 27 maggio, il giorno di Santa Resttuta, la patrona della città. Data la coincidenza i festeggiamenti e la tradizionale processione vengono rinviati. Ad urne chiuse questi i risultati: PSI voti 2.700 – 7 seggi, DC voti 2.602 – 6 seggi, PLI voti 221 – nessun seggio, PCI voti 1.281 – 3 seggi, PRI e PSDI (Lista LIRI) voti 382 – 1 seggio, LISTA LAVORO voti 4.869 – 13 seggi.

Eletti – PSI: De Ciantis Antonio, Tomassi Giulio, Benedice Alberto, Lucarelli Antonio, Stanziali Umberto, Recchia Bernardo, Tomei Catellino. DC: Tomassi Giuseppe, Della Monica Vincenzo, Gulia Mario, Di Poce Domenico, Tersigni Nicola, Cristini Vincenzo (Vittorio). PCI: Notari Cludio, Giammarco Domenico, Lilla Alfredo. PRI: Loffredo Antonio. LISTA LAVORO: Petricca Annibale, Senese Ignazio, Quadrini Vittorio, Tersigni Giuseppe, Lauri Guido, Di Pucchio Vincenzo, Biancale Remigio, Natalizio Franco, La Rocca Gaetano, Conte Vincenzo, Macioce Dino, De Gregoris francesco, Dell’Unto Ugo.

In tutto ciò la lista LAVORO non riuscì ad ottenere la sperata maggioranza assoluta, poiché prese 13 consiglieri su 30 e tutte le altre liste 17 consiglieri. Si apre cosi il periodo post-elettorale più complicato del precedente.

Sembra una situazione senza via d’uscita, la maggioranza relativa conquistata da Petricca non gli assicurava il controllo del Comune. Vengono intraprese una serie di iniziative tese a trovare un accordo con i sei consiglieri democristiani, iniziative che, come riferito dallo stesso Camangi “fatte di intimidazioni e di minacce”. I sei consiglieri DC non raccolgono le intimidazioni e restano fermi sulle proprie posizioni.

Da una parte Petricca appoggiato da Campilli ed Andreotti, dall’altra la sezione DC di Sora, sostenuta dal sottosegretario agli Esteri Alberto Folchi, anche lui deputato democristiano del Lazio. [23] L’azione della Curia e del Vescovo si fa ora più diretta, nella fase convulsa che precede la convocazione del Consiglio comunale, dal quale dovrebbero uscire sindaco e giunta. La prospettiva auspicata è quella di vedere riunite le due liste che il Vescovo definisce “di cattolici” per costruire una maggioranza di 19 voti su 30. Mentre dai consiglieri delle liste di sinistra si profila la volontà di appoggiare, incondizionatamente, i sei eletti della DC nel compimento della loro azione moralizzatrice, disposti a rinunciare alle proprie appartenenze partitiche. [24]

In una lettera del 7 giugno indirizzata alla Giunta interdiocesana di Azione Cattolica, il Vescovo esprime tutto il suo rammarico per il mancato raggiungimento dell’accordo di riunire le due liste, prefigurando disastrose conseguenze nel caso di una apertura a sinistra: “non mancherà pertanto di ricorrere a provvedimenti di natura ecclesiastica contro queste persone che fanno uso ed abuso della qualifica di cattolici.” Manifestando inoltre: “col più vivo e sentito dolore del Nostro animo, vogliamo manifestare a codesta Giunta interdiocesana il Nostro proposito di non partecipare personalmente alla processione della eventuale festa in onore della Patrona della Città e Diocesi di Sora, S. Restituta; né al Pontificale Solenne; alle quali cerimonie suole intervenire, per antica tradizione, anche la Rappresentanza della civica Amministrazione [25]”.

“Andato in fumo anche quest’altro tentativo, questo vescovo veramente fuori classe il 13 giugno per nulla scoraggiato, arrivò addirittura a convocare presso di sé il Prefetto della provincia, il segretario provinciale della democrazia cristiana, i consiglieri eletti nella lista del Petricca e quelli eletti nella lista dello scuso crociato, i quali ultimi, ribadendo la loro preclusione di ordine morale nei confronti del Petricca, si dichiarano disposti soltanto ad un accordo che avesse avuto come presupposto l’eliminazione di costui: naturalmente non se ne fece nulla [26]”.

Fallito ogni tentativo di compromesso politico, si misero in movimento, più apertamente di quanto non avessero fatto fino ad allora, i due ministri Andreotti e Campilli. ”i sei consiglieri dello scudo crociato furono convocati a Roma presso la sede del comitato romano della Democrazia cristiana ove trovarono due rappresentanti della segreteria dell’onorevole Andreotti e uno della segreteria dell’onorevole Campilli, oltre al segretario provinciale di Frosinone. Ai sei consiglieri fu proposto di accettare la immissione del gruppo Petricca nella sezione democristiana e la fusione, quindi, dei due gruppi consiliari, con la elezione a sindaco del Petricca stesso. A questa proposta, accompagnata da allettanti promesse di vantaggi personali e, come è facile immaginare, anche da più o meno esplicite pressioni e minacce, fu respinta con la riaffermazione della pregiudiziale morale. [27]

Fallita l’ennesima forzatura da parte delle segreterie dei due ministri, si passa alle maniere forti. Il 17 luglio la sezione DC di Sora viene commissariata dal segretario provinciale, nello stesso tempo, i 13 eletti nella lista LAVORO aderiscono alla Democrazia Cristiana costituendo il gruppo consigliare democristiano. A questo eclatante evento, va ad aggiungersi un decreto prefettizio, che sospende da ufficiale sanitario il medico Giuseppe Della Monica, fratello di uno dei sei consiglieri eletti nella DC, divenuti nel frattempo 5 e quindi costretti a creare il gruppo democristiano indipendente a seguito dell’adesione di Giuseppe Tomassi al gruppo di Petricca che sale a 14 membri. E’ un passo avanti, ma per Petricca non basta, per essere riconfermato alla carica di sindaco ha bisogno di altri due voti.

“Intanto erano passati quasi due mesi dalle elezioni ed il Petricca, sindaco uscente, non aveva ancora provveduto a convocare il nuovo consiglio comunale, né il Prefetto aveva ritenuto di intervenire per correggere tale grave mancanza. E ciò malgrado che fin dal 9 luglio la maggioranza dei consiglieri eletti avesse chiesto formalmente detta convocazione”.

Inizia cosi una serie d’affannosi colloqui, le finestre del vescovato e della prefettura rimangono accese fino a tardi, automobili vanno e vengono da Piazza del Gesù alle abitazioni dei consiglieri ribelli. [28]

Si arriva alla convocazione del consiglio comunale, previsto per il 29, e senza aver ottenuto i risultati sperati dalle gerarchie ecclesiastiche e politiche, il Prefetto convoca a Frosinone , poche ore prima della riunione di consiglio Mario Gulia e Vincenzo Della Monica per un ultimo ed estremo tentativo. In prefettura, il Prefetto fece trovare anche Annibale Petricca ed Iganzio Senese, ma i rispettivi consiglieri si rifiutarono di incontrarsi. Al Prefetto non rimase che constatare ancora una volta l’impossibilità di realizzare lo scopo prefissato.

“questo incredibile prefetto non si dette tuttavia per vinto e, mostrandosi conciliante, ottenne – e vedremo subito perché – la promessa che la elezione del sindaco e della giunta non sarebbe stata effettuata nella riunione fissata per la sera, ma sarebbe stata rinviata alla sera seguente. [29]

Difatti nella seduta del 29 si procedette solo alla convalida degli eletti. “ma la sera del 30, all’ora fissata per la riunione, il portone del comune era ermeticamente chiuso. I consiglieri della maggioranza riuscirono tuttavia a raggiungere la sala del consiglio attraverso un passaggio secondario ancora accessibile e ivi furono raggiunti dal Petricca, il quale li informo che la riunione non avrebbe più avuto luogo poiché così era disposto da un decreto emesso nella notte dal Prefetto [30]”.

Nel frattempo, sotto il palazzo comunale una folla di facinoroso, aizzata a bella posta, provoca una sorta di sommossa cittadina essendosi diffusa la voce della designazione a sindaco di Mario Gulia, sul quale sono intenzionati a far convergere i voti i consiglieri Dc, Psi, Pri, Pci. [31]

“Il piano era quindi ormai chiaro: inscenare tumulti e disordini per arrivare ad impedire al nuovo consiglio comunale di potersi riunire e si voleva cosi preparare il terreno per la nomina di un commissario prefettizio [32]”.

Scortato, da un brigadiere della polizia, il sindaco designato passa in mezzo alla folla scalmanata e riesce a stento a raggiungere la propria abitazione, sfuggendo perfino ad un attentato. Un tale che lo segue gli scaglia contro una bottiglia di vetro piena d’acqua, la cui traiettoria e deviata dalla prontezza dal giovane calciatore Carlo Orlandi [33].

Mario Gulia perdona il suo attentatore che confessa di essere stato incaricato per ammazzarlo. Infatti come viene riportato in una nota dal Prof. Preside Luigi Gulia nel saggio “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956” viene trascritta una lettera anonima recapitata all’indirizzo di Mario Gulia con bollo postale del 13.6.1956, il cui contenuto testualmente recita: “Mario Gulia ricordati che il giorno che sarai sindaco, sarà il giorno che suoneranno le campane morte per te, perché tu sarai il primo a morire, dopo di te morirà Mimmino Di Poce e dopo Di Poce Tomassi Giuseppe. Ricordati prima di Domenica dovete dare le dimissioni, ho pure (sic) dovete fare sindaco Petricca perché il giorno sarai sindaco noi faremo la rivoluzione e voi 3 siete i responsabili attenti a quel che fate non sbagliate perché pagherete ve lo giuro su Dio”. [34]

A questo punto entra in scena lo stesso Camangi, che in questo clima di divisione ed astio interpella il ministro Tambroni chiedendogli di disporre che il consiglio comunale potesse tornare a riunirsi in tranquillità. Difatti a seguito di una disposizione del Prefetto la sera del 4 agosto il consiglio comunale poté riunirsi, eleggendo Mario Gulia come sindaco.

Mario Gulia ottenne 16 voti, Annibale Petricca 14 voti. Sono eletti assessori effettivi: Antonio De Ciantis, Psi, Lavori Pubblici; Alberto Beneduce, Psi, Finanze; Domenico Di Poce, Dc, Pubblica Istruzione; Nicola Tersigni, Dc, Igiene, Sanità, Annona, e assessori supplenti: Giulio Tomassi, Psi; Vincenzo Vittorio Cristini, Dc, Ufficiale di Stato Civile [35].

Sembrava ormai tutto assopito, e che l’azione moralizzatrice avesse prevalso sulle forzatura dei ‘patroni del Petricca’. “Ma non fu così. Anzi, fu a questo punto che più violento esplose il loro furore e più gravi furono i loro interventi. E in questa furiosa azione di rappresaglia si distinse, come al solito, il Vescovo della Diocesi, il quale, dopo aver diramato e fatto leggere in tutte le chiese una sual lettera circolare per deplorare la deprecata soluzione amministrativa, giunse all’enormità di infliggere ai consiglieri dello scudo crociato e al nuovo sindaco addirittura l’interdizione dai sacramenti ed altre sanzioni ecclesiastiche e ad allontanare da Sora alcuni sacerdoti che avevano manifestato la loro adesione all’opera di moralizzazione”. [36]

A tutto ciò vanno aggiunti i provvedimenti del Prefetto, che per l’occasione “non si concede riposo nemmeno nei giorni festivi”. La domenica del 12 agosto subito dopo il giuramento del sindaco, provvede a sciogliere il consiglio di amministrazione dell’Ospedale Civico, il cui presidente era Vincenzo Della Monica, consigliere comunale ribelle dello scudo crociato, sostituendolo più tardi con Ignazio Senese, successivamente nomina un commissario all’E.C.A. e infine “l’attivissimo Prefetto Chiaromonte” trasferisce telegraficamente il brigadiere di pubblica sicurezza Aniello De Luca, colpevole di aver fatto il suo dovere durante la sommossa cittadina. Ma l’atto, forse fra i più gravi fu, a soli tre giorni di distanza dalla elezione del nuovo sindaco, la nomina da parte del Ministero dell’Agricoltura, di Petricca a commissario del Consorzio di Bonifica della conca di Sora.

Insomma la storia sembrava chiusa, ma Petricca non si dava per vinto, Intravede ancora una possibilità; attirare nel suo gruppo uno dei consiglieri della maggioranza. Si avrebbe cosi quindici consiglieri per parte e le sedute sarebbero presiedute dal consigliere più anziano: Petricca [37].

L’attenzione di Petricca si ferma sul comunista più intransigente di Sora, l’ebanista Domenico Giammarco, segretario della sezione del PCI. Giammarco ha 40 anni, è un omo brusco, severo, di poche parole. Sembra inattaccabile, ma Petricca sa come trattarlo. Venne licenziato dal suo datore di lavoro, e successivamente venne convocato dalla segreteria dell’onorevole Campilli, il quale offri vantaggi lavorativi per lui e sua moglie, ma Giammarco rifiutò. Per sua stessa confessione gli furono corrisposte sessanta mila lire pur di passare dall’altra parte della barricata. Due furono i tentativi di corruzione, al secondo, il consigliere comunista accettò.

Una sera infatti, durante una seduta del consiglio comunale, Giammarco passa clamorosamente all’avversario. […] La reazione è violenta anche fuori dall’aula, la madre, i fratelli, gli amici e i parenti lo affrontano per strada dandogli del traditore. Resisterà? Petricca decide che è meglio sottrarlo alla tentazione di pentimento. Il giorno dopo Giammarco è a Roma, ospite del figlio di Petricca. Ma Giammarco è un ostaggio inutile se non torna a Sora a votare. Petricca, al prossimo consiglio, ha bisogno di lui e se lo porta al Municipio. Per venti volte nella stessa sera Giammarco, ad occhi bassi, gli darà il suo voto. Ormai Petricca ha dato al Prefetto l’occasione per intervenire. [38]

Il 2 marzo 1957 il Prefetto di Frosinone emette il decreto di sospensione immediata, il 10 marzo il ministro dell’Interno filma il decreto di scioglimento del Consiglio con la motivazione di <<uno stato di vivissima e permanente tensione, che ha già dato luogo a seri disordini, finora contenuti dalle forze di Polizia, e che minaccia di continuo di sfociare in più gravi turbative dell’ordine pubblico [39]>>.

Nonostante le proteste dei rappresentati delle sezioni sorane di Pli, Pri, Psdi, Psi, Pci e Gruppo democristiano indipendente che ritengono i motivi di ordine pubblico non sussistere, ma pensano che al contrario <<si è voluto arbitrariamente ricorrere ad un travisamento dei dati di fatto>>, dal 1957 al 1959 la città sarà amministrata dal commissario prefettizio dott. Giuseppe Giordano, cui seguirà una giunta guidata dal socialista Antonio Lucarelli.

Mentre Petricca resta commissario governativo del Consorzio di bonifica della Conca di Sora, Mario Gulia preferirà ritirarsi definitivamente dalla scena politica.

A Giammarco è stato trovato un posto in banca[…]Il vescovo Musto ha nuovi collaboratori: il suo coadiutore Mons. Cardarelli e tre sacerdoti, colpevoli di non averlo sostenuto nella campagna a favore di Petricca, sono stati trasferiti. Gravaldi ha avuto l’appalto di una fabbrica di tessile: è l’unica ciminiera che i sorani vedranno fumare. [40]

Si chiude cosi una triste storia che vide protagonista la nostra città. Una vicenda che per effetto di Anaciclosi (quella teoria dell’evoluzione ciclica dei regimi politici che man a mano deteriorandosi, si susseguirebbero secondo un andamento circolare nel tempo e, giunti all’ultimo stadio, ritornerebbero alla forma iniziale di partenza riprendendone lo sviluppo.) potremmo quasi fare qualche parallelismo con la politica odierna, a dimostrazione che il nostro malessere ha radici profonde e che quello che accade oggi, spesso trova risposta nel passato, anche recente.

  • [1] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956” in Il Lazio meridionale dal 1944 agli anni Settanta. Politica, economia e società nelle fonti storiche e nelle testimonianze dei protagonisti, a cura di S. Casmirri, Milano 2006, pp. 198-217.
  • [2] Ludovico Camangi (Sora, 14 febbraio 1903 – Velletri, 2 settembre 1976) è stato un ingegnere e politico italiano. Già membro della Costituente è stato Sottosegretario di Stato ai Lavori pubblici nel V, VI e VII Governo De Gasperi. È stato inoltre Sottosegretario di Stato all’Agricoltura e foreste nel IV Governo Fanfani, e nei Governi Moro I, II e III.
  • [3] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Seduta pomeridiana del 19 settembre 1957, pp. 35203-35213. Vedasi anche E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, pp. 47-77
  • [4] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956” Cit. pp. 201.
  • [5] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009 – L’Espresso – 29 settembre 1957 “L’amico dei potenti”, pp. 81-89
  • [6] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [7] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni, Cit.
  • [8] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.202.
  • [9] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [10] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [11] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [12] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [13] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp. 202-203.
  • [14] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [15] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [16] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [17] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [18] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp. 204-205.
  • [19] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [20] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp. 203-204.
  • [21] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [22] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [23] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [24] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.205.
  • [25] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.206.
  • [26] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [27] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [28] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [29] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [30] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [31] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.209.
  • [32] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [33] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.210.
  • [34] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.210. Nota 19
  • [35] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.211. Nota 23.
  • [36] Atti parlamentari. Camera dei Deputati – II legislatura – Discussioni. Cit.
  • [37] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [38] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
  • [39] L. GULIA, “Istituzione ecclesiastica e realtà politica: il caso di Sora del 1956”, Cit. pp.214.
  • [40] E. PAOLUCCI, “Il secondo novecento a Sora”, Sora 2009, Cit.
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