lunedì 31 ottobre 2016

Criticità irrisolte in città: la nota di Sinistra Unita Sora

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa a firma del gruppo politico Sinistra Unita Sora.

«Con sussiego, per non infastidire la sequenza ossessiva del fare che caratterizza l’amministrazione in carica, proviamo a fare qualche domanda in merito a questioni che ormai i responsabili del governo cittadino dovrebbero aver chiarito a se stessi. Si spera. Cose di piccolo cabotaggio, aspetti marginali del vivere quotidiano, lontane dai fantastici temi di rilancio territoriale e di rinascita collettiva che hanno caratterizzato i proclama dei politici che si sono insediati nel dorato Palazzo dei Gesuiti. 

Nulla a che fare con la soluzione definitiva dei drammi della sanità che ci veniva proposta da slogan retorici e pietistici (non pietosi) da qualche trasparente candidato, o con la edificazione di una città della cultura che presto sorgerà come un’araba fenice sulle rovine dei sogni di qualcuno… Noi che non siamo mischiati negli affari delle cooperative che gestiscono i migranti, ma che, a detta dei paladini della trasparenza, siamo spacciatori di buonismo e di accoglienza a buon mercato senza però fare mercato degli esseri umani, noi umilmente chiediamo ai tecnocrati dell’amministrazione De Donatis, se nel fulgore della loro consapevole gestione della cosa pubblica possano risolvere qualche nostro semplice dubbio.

Ad esempio, una cosa semplice, che abbiamo chiesto per ben quattro volte all’altro e per nulla dissimile paladino del fare, cioè il precedente sindaco Tersigni:  esiste una relazione tecnica per la chiusura del ponte pedonale dietro la chiesa di San rocco? È possibile avere un parere o una copia dell’ordinanza di chiusura?  Si sono spesi soldi pubblici per realizzare quel manufatto. Soldi dei cittadini. Osiamo dire, visto il momento, di poveri cittadini.  E chi ha progettato, chi lo ha realizzato, chi era preposto alla sua manutenzione ha invece guadagnato soldi. Chi è povero paga. Chi è ricco diventa più ricco e guadagna prendendo soldi da chi non ha competenza per protestare. 

I ricchi prendono i soldi dei poveri grazie alla trama asfissiante e invalidante del loro complice massimo, il servo feroce dei ricchi che soffoca i lavoratori, il mastino che azzanna alla gola chi non ha gli strumenti per difendersi e tutela i ricchi e i potenti in barba a ogni regola di giustizia. E chi è questo servo feroce? Chi, il nuovo potere della finta democrazia utilizza per esercitare lo strangolamento delle classi subalterne? La burocrazia tecnocratica, è evidente. Il muro di gomma delle regole astruse. Il mostro delle contorsioni legislative, degli anfratti delle norme applicate con efficacia soltanto contro chi non paga Acea, anche se l’acqua non è sufficiente per scaldarsi, come accade da settimane nel quartiere san Rocco. 

La burocrazia che permette alla giustizia di classe di mandarti in galera se rubi cinquanta euro di alimenti in un centro commerciale, le nuove miniere del capitalismo affamatore, ma che ti tutela se hai guadagnato centinaia di migliaia di euro progettando male o non eseguendo manutenzioni obbligatorie su un’opera pubblica.  Opera pagata con i soldi di quelli che vengono vessati nelle file interminabili per farsi dilazionare una bolletta dell’acqua.  L’acqua. Mica l’oro delle collane delle ricche signore, mogli di quelli che progettano i ponti.  L’acqua.  Per lavarsi. Per cuocere gli alimenti. L’acqua che scorre sotto ponti costruiti forse senza scopo di pubblica utilità, chiusi per paura che qualcosa potesse succedere soltanto per analogia con fatti accaduti altrove.  Paura di intervenire di chi è pagato con stipendi da favola e che non si sente obbligato a garantire la fruibilità di un’opera di pubblica utilità. 

Ma badate bene, non è attraversare quel ponte che diventa improcrastinabile, essenziale, urgente.  Quel ponte, come tanti manufatti abbandonati a se stessi, è il paradigma di uno scontro sottile e strisciante tra chi detiene un potere, non soltanto politico, ma anche tecnico e burocratico, e un popolo che ormai è reso impotente dalla opportunistica e ricercata complicazione del sopravvivere. Esiste un’area riqualificata all’inizio della via Spinelle. Un’area sulla quale sono stati spesi soldi pubblici. Come mai è ancora chiusa alla fruibilità degli abitanti del quartiere? Siamo consapevoli che questi sono temi simbolici, temi urbanistici che ci servono per sollecitare altro che un’azione diretta soltanto alla soluzione pratica dei problemi stessi. Questi e altri temi che solleveremo li proponiamo anche nella loro valenza politica. 

Come episodi all’interno di una costruita e funzionante macchina per produrre ricchezza facile con meccanismi occulti che le classi dominanti, che si susseguono con identità solo in apparenza diverse, hanno ormai collaudato e che mettono in pratica con un sadico cinismo. I governi territoriali sono appannaggio di una classe politica che dietro l’ambiguità della trasversalità nasconde, ma soltanto agli occhi degli sprovveduti, le vere finalità di amministrare, e cioè quello di perpetuare un potere di classe rivestito da finta e apparente democrazia. Supportato da tavoli tecnici che dovrebbero analizzare, ma sempre in chiave pratica le questioni del vivere civile che invece hanno fame e urgenza di una visione politica dell’agire. Per poter semplicemente sopravvivere».

Sergio Cippitelli

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