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Donato, uno di noi

Sora intera piange il suo "gigante buono".

Dalle cinque di stamattina, quando ho letto il messaggio da Roma, ho cercato senza sosta quella bella fotografia di profilo che riuscii a scattargli una decina d’anni fa di sfuggita allo stadio: alla fine ho rinunciato, sarà finita chissà dove e probabilmente rispunterà in futuro all’improvviso.

In giornata, però, sul social è spuntata una marea di altre foto, tra cui quella di copertina: gliela scattai nel Settembre 2004, partita Sora-Martina, risultato 4-1, il luogo lo conoscete.
È stato già detto e scritto tutto fin dalle prime ore del giorno: Facebook, almeno per quel che riguarda Sora, oggi è tutto per Donato Alviani, testimonianza lampante di quanto la sua città gli abbia voluto bene. Ciò, in ogni caso, non basterà per restituirlo a Valentina, Alessandra, Mamma, Papà, ma soprattutto alla piccola Giulia, privata di un padre così bello e grande prima ancora di aver compiuto tre anni. Questa è la cosa che ci spacca il cuore in due.

Donato, lo dice il nome stesso, è stato un uomo buono, sicuramente passionale e coinvolgente ma sempre con calma e stile. Di lui ricorderemo l’espressione pacata, quasi sorniona, costantemente tra il serio e l’ironico. È stato un personaggio irripetibile: il trasporto, davvero unico, con cui lanciava i cori al Tomei, rappresenta il paradigma del legame intimo e puro che aveva stabilito con la sua città.

Donato è stato un cattedratico della Soranità e non solo nello sport: ha incarnato alla perfezione la semplicità e la schiettezza di questa gente, magnificamente diretta, a volte irriverente, ma comunque sincera. I ricordi sono tanti, ma non quanti quelli di coloro che adesso lo piangono in silenzio, ripensando agli innumerevoli bei momenti vissuti insieme. Non ho avuto il privilegio di essere suo amico, ma averlo conosciuto è stato già un grande onore.

Lorenzo

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