1 luglio 2013 redazione@sora24.it
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Dove sta scritto che la ciambella sorana non piace agli eschimesi?

Non c’è lavoro e siamo in un periodo di crisi economica, la peggiore dal dopoguerra ad oggi. Questa frase mi tormenta l’esistenza fin da quando ero in fasce. Non credo di aver mai vissuto, da quando vivo su questo pianeta, in questa nazione e, in particolare, in questa città, un periodo di prosperità occupazionale e, di conseguenza, benessere comune.

Da piccolo mi raccontarono dei favolosi anni ’50 e ’60. In seguito scoprii che in quel periodo ci fu una cospicua emigrazione di tanti giovani sorani affamati e disoccupati verso le americhe, alcuni dei quali fecero anche fortuna. Mi parlarono poi dei mitici anni ’70, ma ascoltando “Svalutation” di Celentano e soprattutto leggendo qualche descrizione del contesto socio-economico cittadino dell’epoca, capii che anche mentre io nascevo non è che se la passassero così bene a Sora e nel resto d’Italia. Gli anni ’80, invece, li ho vissuti eccome. Ero piccolo, ma ricordo nitidamente due parole: cassa integrazione. In ogni angolo dello “Stivale”, compresa la nostra città, c’erano tantissimi lavoratori sostenuti dagli ammortizzatori sociali.

Complessivamente dunque, nonostante la Cartiera del Sole, la caserma, le scuole superiori, le superstrade, l’università, l’ospedale nuovo, solo per citare le opere più rilevanti, non mi pare che l’offerta lavorativa di Sora nel corso dei decenni abbia fatto registrare un’impennata. Al contrario, sembra quasi che il problema lavoro non sia stato mai affrontato con convinzione, bensì con la sola volontà di sopravvivere. E con buona pace di tutti quei giovani sorani che sono andati via ed oggi fanno la fortuna di tante aziende ed enti in Italia ed all’estero.

Mi domando: non sarebbe il caso di cambiare registro? Perché la maggior parte dei genitori sorani deve continuare a ripetere ai propri figli la stessa tiritera, ossia “appena prendi il diploma vattene via da qui, perché qui non c’è futuro”? E’ ovvio che non ci sarà mai lavoro per tutti i sorani a Sora, ma almeno proviamo a crearne un po’! Spendiamo una barca di soldi in aiuti che, pur essendo rilevanti dal punto di vista dell’emergenza sociale, di fatto non risolvono i nostri problemi occupazionali.

I cinesi lo dicono da tempo immemore: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. Insegnare a pescare nel nostro caso vuol dire incentivare e sostenere i progetti dei giovani sorani cui piacerebbe fare impresa nella loro città. E’ sciocco pensare che da noi non vi siano talenti da valorizzare nell’ambito del tessile o dell’arredamento, nelle arti oppure in campo alimentare. Chissà, magari sarebbero capaci di farsi valere anche nell’export. Del resto, dove sta scritto che la ciambella sorana non piace agli eschimesi?

Lorenzo Mascolo – Sora24

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