domenica 14 aprile 2013 114 VISUALIZZAZIONI

Dreaming a Work: riflessioni sulla tragedia di Isola del Liri (di Valentino Cerrone)

Non esiste né peccato, né virtù. Esiste solo quello che si fa e che è parte della realtà, e tutto ciò che si può dire con sicurezza è che la gente fa delle cose che sono simpatiche, altre che non sono simpatiche.

FURORE – John Steinbeck

La crisi dapprima solo finanziaria, degenerata poi in crisi di sistema ed economica, sta  letteralmente scardinando le fondamenta della nostra società e i valori fondanti che per  una buona parte di secolo hanno garantito il vivere civile e un discreto progressobenessere materiale; altresì essa sta inesorabilmente e progressivamente erodendo ogni  fondamenta del nostro sistema democratico. Non è un caso isolato la tragedia di Isola del liri, ma una vera e propria emergenza  generazionale, spia di una situazione sociale a tratti insostenibile e sciagurata, che  registra un incremento esponenziale dei suicidi legati al lavoro-nonlavoro; spesso a tale  piaga si legano non solo bisogni materiali, assenza di lavoro, ma anche disperazione,  scomparsa di ogni speranza del futuro, che nessuno a livello statale e sociale e capace di  intercettare e indirizzare.

Speravamo, con un pizzico di egoismo, proprio di quel comune  pensare “non mi riguarda, o non ci posso fare nulla”, che una delega in bianco, la  gestione tecnocratica dell’eccezionale-ordinaria tragedia, come un manna avrebbe  incrementato la crescita, arginato il debito pubblico, e che virtuosamente ogni problema  sociale si sarebbe risolto per inerzia.  Ma la realtà è stata cruda, tranciante: licenziamenti , assenza di una politica industriale e  soprattutto di riconversione, quindi chiusura di stabilimenti e una pletora di disoccupati. Gli ammortizzatori sociali, dopo anni di pseudo politiche riformiste sul nulla sono  svuotati o in fase di esaurimento.

La tragedia che una generazione sta vivendo assomiglia  al libro di Steinbeck “furore”, dove il sogno si infrange contro la realtà! In più c’è un  perverso dualismo nella nostra nazione sintomo di una duplice tragedia! Da un lato c’è chi ancora possiede si un lavoro, ma con forte rischio di  perderlo,esclusione e scivolamento sociale, cioè le passate generazioni o i nuovi precari;  dall’altro c’è chi non lo ha, moltissimi giovani o esodati, CHE NONOSTANTE LE  QUALITA’, vedono stringersi ogni orizzonte e scomparire ogni via d’uscita. Ci eravamo convinti, ed in parte ci avevano persuaso che il famigerato spread fosse  l’unico parametro da correggere per poi agganciare su di esso le linee di politica  economica! Ma se ancora si muore per suicidi, per una deliberata scelta che certifica  l’assenza di ogni speranza, forse qualcosa di terribile c’è oltre il mero calcolo contabile.

Giova ricordarlo, senza nascondersi, senza infingimenti ideologici, che il lavoro non è  solo uno strumento di sostentamento, ma un diritto “sociale; esso richiede un intervento  positivo dello stato non invasivo e/o programmatore, ma per ripristinare le condizioni  favorevoli, correggere le distorsione dell’economia di mercato: si sta perdendo la partita  più grande, quella di civiltà. Una società che lo dimentica, o peggio fa finta di non poterci  fare nulla non è solo egoista, ma è destinata o al dissolvimento o a far finta di abiurare  sempre i suoi mali..senza mai risolverli.

Valentino Cerrone

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