5 anni fa

“È la causa e non semplicemente la morte che crea un martire” (di Giorgio Scacchi)

È la causa e non semplicemente la morte che crea un martire. (Napoleone Bonaparte)

Anche quest’anno noi sorani ci accingiamo a celebrare il dies natalis della nostra Santa Patrona & Protettrice Restituta, nei giorni 26 – 27 Maggio, grande festa della Città e come dovrebbe essere della Diocesi omonima, due giorni in cui tutta la città entra in uno speciale clima festoso. Come tradizione vuole l’immagine della Martire, dopo il vespro presieduto da S. E. R. Mons. Gerardo Antonazzo, verrà portata processionalmente nella Chiesa Cattedrale a ricordo della carcerazione e della condanna inflitta alla giovane Santa da parte del proconsole Agazio. All’alba del giorno 27, dopo la Celebrazione Eucaristica nel Duomo, la statua tornerà nella sua Chiesa Collegiata, ove successivamente S. E. R. Mons. Vescovo presiederà il pontificale in memoria della Santa Patrona in presenza delle autorità civili, militari e di tutto il popolo sorano e non…

La Chiesa celebra quell’incontro tra lo Spirito di Dio e la vita degli uomini, attraverso Santa Restituta, che si esprime in un’esistenza conformata pienamente a Cristo, difatti si privilegia il dies natalis, ossia il giorno della morte del Santa come data per la memoria liturgica, in quanto è infatti la nascita alla vita eterna, il compimento di un preciso percorso, proposto ai fedeli per la sua esemplarità. Quindi la Chiesa ponendo Santa Restituta come modello di perfetta vita cristiana, ci invita a conformarci a lei, seguendone le orme e gli insegnamenti per raggiungere, anche noi, la santità in un’esistenza ricolma di valori e virtù. E infatti precisa (aggiungerei al dilla della reale o meno esistenza di un santo) che “il culto autentico dei Santi non consiste tanto nella molteplicità atti esteriori, quanto piuttosto nell’intensità del nostro amore attivo, col quale, cerchiamo dalla vita dei santi l’esempio … e dalla loro intercessione l’aiuto..” (Sacrosanctum Concilium). Inoltre mette in rilievo ai credenti il sacrificio compiuto dai martiri, con la“suprema testimonianza della fede e della carità”.

Il termine “martire” è un termine molto antico che inizialmente aveva un diverso significato da quello a noi noto. Per gli evangelisti, i martiri erano i contemporanei di Cristo in grado di dare testimonianza della sua vita e delle sue opere; solo successivamente verso la fine del I secolo il terzo Pontefice della Chiesa, Papa Clemente I , precisa il termine come noi oggi lo intendiamo cioè testimone della fede nel sangue, infatti egli parla di “dare testimonianza di Cristo subendo la pena di morte”. L’invito che ci viene posto è quello di essere anche noi “martiri” non nel sangue, ma nell’essere testimoni di una fede e specialmente nell’assumersi il delicato compito di saper tramandare e insegnare i valori e le virtù, e in modo particolare quelle nostre tradizioni che il mondo moderno tende a cancellare ponendo all’uomo uno standard di vita e pensiero su cui uniformarsi. Non bisogna essere per forza complici di quel disimpegno morale, di mancanza di un senso civico, l’estraniamento dalla vita della propria Città, dei sui abitanti con le su tradizioni e in particolar modo la sua storia passata e quella futura, rimanendo indifferenti o lasciando correre.

Vi invito a rivalutare e riscoprire la figura della nostra Santa Patrona e Protettrice Restituta, ma ancor più vivamente a rinsaldare quel legame di devozione e filiale riconoscimento che la nostra Città ha sempre celebrato a questa nostra Martire, con tutte le affascinanti storie e vicende a lei legate nel corso di tutta la storia della nostra Sora, e i fastosi omaggi a lei conseguiti dai nostri avi in profonda venerazione e esemplare riconoscenza a colei che abbandonò tutto per portare la verità e l’annunzio di Cristo a Sora.

Giorgio Scacchi

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