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ECOREPORT (di Laura Urbano) – Verde pubblico: bene… comune!

“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (Giorgio Gaber)

Il concetto di partecipazione attiva nelle vicende che coinvolgono la comunità ed i luoghi in cui essa si esprime, deve prendere posto nella coscienza dei cittadini al fine di non rimanere intrappolati in sterili e autodistruttive critiche, ma trovare l’entusiasmo di accompagnare o far seguire alle stesse la volontà del proporre, del fare e della partecipazione. Ogni soggetto sociale deve contribuire, attraverso il suo apporto morale e lavorativo, alla  risoluzione dei problemi che purtroppo oggi più che mai vengono acutizzati dallo spettro di una crisi economica che tenta di stroncare e vanificare ogni iniziativa.

Il degrado dei parchi e giardini pubblici è un problema sentito da tutti, ma che ormai necessita di una soluzione efficiente e duratura. La cittadinanza tenta continuamente di far presente la situazione che tutti conoscono, tutti non condividono, ma nessuno prova a risolvere con le proprie forze ed idee. Attraverso l’osservazione, l’analisi e la conoscenza della realtà in cui sostano le aree verdi del nostro comprensorio, possono e devono essere realizzati progetti socio – ludico – ambientali che abbiano come presupposto l’agire partecipato.

Da tempo è data la possibilità ai comuni, forse i più virtuosi, di affiancare funzionalmente al Piano Urbanistico Comunale (PUC) il Piano del Verde Urbano, un documento progettuale, purtroppo poco utilizzato, la cui assenza produce un rilevante spreco di denaro pubblico e rende meno fruibile il verde per i cittadini. Il Piano del Verde Urbano costituisce un insieme complesso di informazioni analitiche e progettuali relative agli spazi aperti e alla struttura del verde. In mancanza di tali provvedimenti da parte dell’amministrazione, tocca ai cittadini prendere in mano la situazione per ridonare decoro e prestigio a quei parchi e giardini pubblici che potrebbero benissimo diventare luoghi di incontro, confronto, cultura, gioco e didattica. In alternativa si potrebbe ricorrere ai  cosiddetti parchi o giardini condivisi.

Il concetto di parchi e giardini condivisi sta ottenendo sempre più seguito in Italia quando in Europa e soprattutto in America è ormai prassi consolidata e fruttifera. I parchi condivisi sono considerati la nuova frontiera per la gestione degli spazi pubblici. Tale pratica vede coinvolti i cittadini nella progettazione e/o gestione  degli stessi con lo scopo comune di rendere migliore e più vivibile il proprio quartiere. Lo scopo è quello di impedire il degrado e dare l’opportunità di creare ed intrecciare nuovi legami sociali e di avere a disposizione un luogo aperto ed accessibile a tutti. Si parte anche in questo caso dalla segnalazione da parte dei singoli cittadini di spazi da far rinascere, si effettua una sopralluogo dell’area da valorizzare cercando di individuare i bisogni e i lavori più urgenti, quindi viene contattata l’Amministrazione che ne è la proprietaria e attraverso la presentazione di progetti ed idee si affronta una sorta di “autogestione”.

L’”autogestione” viene attuata da “comitati di quartiere per il decoro dei parchi e giardini” che organizzano il lavoro di manutenzione, gestione e valorizzazione degli spazi pubblici, ognuno apportando le proprie esperienze lavorative e professionali. Si intendono coinvolgere mamme, giovani ed anziani che, nella condivisione di un progetto comune, riescano a coinvolgere l’intera cittadinanza con attività, giochi ed eventi che creino opportunità di svago e divertimento.

Dalle forme già esistenti di parco condiviso si può prendere spunto per creare degli spazi verdi di facile fattibilità e buona resa. Tra le varie possibilità c’è quella di creare un giardino composto da aiuole (ad esempio fiordaliso, buddleie, lillà, viola mammola, biancospino…) che attraggono le farfalle (ad esempio macaone, vanessa, pieride del biancospino…) ed altre specie di insetti, completato da laboratori e mostre che diano informazioni sulle diverse specie e la loro funzione in natura. Possono essere creati dei percorsi tattili e/o sensoriali, per la cui realizzazione è possibile utilizzate materiale di recupero, al fine di ridurre i costi quasi a zero, fruibili anche da persone diversamente abili, al fine di riscoprire e maturare nuove sensazioni ed emozioni spesso dimenticate o sottovalutate. È inoltre auspicabile la creazione, sempre all’interno dell’area parco, di piccoli centri per l’accoglienza dei bambini e ragazzi, con laboratori, giochi, didattica, attività multimediale e piccola area book shop, la cui gestione potrebbe essere affidata, con turnazioni prestabilite, a diverse ludoteche o cooperative del comprensorio.

Il parco condiviso risulta infine essere anche una opportunità per attuare buone pratiche rispettose dell’ambiente, nonché di partecipazione alla salvaguardia della biodiversità in ambito urbano e alla diffusione della conoscenza dell’ecosistema presente in esso. Tali formazioni sociali volontarie a base territoriale sono caratterizzate dalla completa spontaneità ed autonomia, nonché dal riconoscimento della reciprocità, solidarietà e partecipazione attiva e consapevole.

Approfondimenti: legge 14 gennaio 2013 n. 10 – Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. (G.U. n. 27 del 01-02-2013)

Laura Urbano

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