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CRONACA

ELEZIONI SORA 2021 – Patto Democratico: «Un percorso di coerenza lungo 10 anni»

Gabriele Di Vito, Coordinatore di Patto Democratico dal 2011 al 2021 e Presidente del PD nel 2010, ripercorre la lunga storia che lo lega al Sindaco uscente, Roberto De Donatis.

«Roberto De Donatis lo posso considerare politicamente il mio fratello maggiore.

Adesso farò una breve cronistoria per spiegarne le ragioni.

Con lui, con Cesidio Casinelli, con Maria Gabriella Paolacci, con Bruno Caldaroni, con Valentino Cerrone, con Renato Tatangelo, con Antonella Sangermano, entrammo nel Pd nel 2009 per rinnovarlo e riuscimmo a farlo, anche se durò poco, con Salvatore Lombardi segretario e il sottoscritto presidente.
Il Pd si sfasciò prima delle elezioni del 2011 e da una sua costola, con tutti quelli che ho nominato prima (escluso naturalmente Salvatore Lombardi, che sostenne Antonio Lombardi sindaco), formammo Patto Democratico.

Poi Patto Democratico, insieme agli amici socialisti del PSI e agli amici di Sinistra Unita, sostenne Roberto De Donatis Sindaco alle elezioni del 2011, raggiungendo quasi 3000 voti.

Nei cinque anni di opposizione Roberto accrebbe la sua credibilità politica tanto da essere scelto ancora candidato Sindaco alle elezioni del 2016.

Con i fratelli si litiga, ci si allontana, ci si riavvicina, ma in ogni caso si dialoga sempre e si torna uniti se si riconoscono gli errori e si spiegano le scelte che erano sembrate sbagliate.

Della politica di Roberto De Donatis non ho condiviso praticamente quasi niente dal marzo 2016. Quindi da prima delle elezioni e della presentazione delle liste.

Confesso che nel 2016 mi è stata difficile la condivisione delle alleanze politiche e di alcune persone di cui si è circondato una volta eletto Sindaco. Della politica di De Donatis non ho condiviso, appena eletto, il perché non abbia dato seguito ai tavoli programmatici, non convocandoli. Quei tavoli erano credibili, composti da professionisti qualificati, ma furono disattesi dal Sindaco.

Del Sindaco non ho condiviso il non aver convocato le riunioni di maggioranza, di cui facevo parte come coordinatore di Patto Democratico, se non per i primi mesi, e poi averle dimenticate, su suggerimento di alcuni suoi consiglieri che preferivano non essere eventualmente criticati dalla stessa maggioranza che li aveva fatti sedere su quegli scranni comunali.

Con Roberto avrei dovuto rompere ma non l’ho fatto, da coordinatore di Patto Democratico e ancor prima di arrivare al voto, per il suo senso di “real politik” che spiegava che a Sora una coalizione di centro-sinistra da sola non aveva mai vinto (a parte il caso del mai dimenticato Cesidio Casinelli) essendo Sora rimasta fondamentalmente una città democristiana che negli ultimi anni stava però guardando più verso destra che al centro. E ho fatto buon viso a cattivo gioco verso le alleanze con Forza Italia e con Alleanza Nazionale (oggi Fratelli d’Italia…) e tollerando anche qualche elemento della destra radicale… fino alle elezioni. Ho benedetto l’appoggio al ballottaggio dell’amico Augusto Vinciguerra e del suo gruppo. Del gruppo di Vinciguerra con Roberto è rimasto fedele fino a oggi solo il maestro Sandro Gemmiti, di cui ho grande stima e che ritengo un amico.

Nelle elezioni del 2016 l’unica vera sorpresa fu il risultato elettorale di Lucrezia Papetti, brillante studentessa di Economia, proveniente dalla Rete degli Studenti, e ottima comunicatrice…

Di fatto da novembre 2016 Patto Democratico non ha avuto più un coordinamento, stante anche il fatto che sono stato impegnato per 2 anni per il concorso da Dirigente Scolastico e ciò nonostante le mie dimissioni non furono accettate, perché si disse che l’urgenza era amministrare e che comunque il coordinamento con l’Amministrazione non era impellente essendo Patto Democratico presente in Consiglio con un Assessore e un Consigliere.

Perché però Roberto lo devo considerare un buon Sindaco e amministratore? Perché ha portato il più importante finanziamento italiano sull’edilizia scolastica con la Scuola Sperimentale a firma dell’architetto e Senatore Renzo Piano; dopo 17 anni di degrado urbanistico è riuscito a riattivare il cantiere dell’area ex Tomasssi, il sito più degradato e con problemi urbanistici mai risolti della città con un Programma pubblico-privato di Rigenerazione Urbana; ha concluso l’iter di affidamento dell’adeguamento ed efficientamento della pubblica illuminazione su tutta la città attraverso la piattaforma ministeriale Consip che garantirà anche gli smart services con telecamere a controllo intelligente; ha concluso l’iter di valorizzazione della collina di San Casto con l’istituzione del Parco Monumentale e Naturalistico che potrà finalmente attrarre importanti finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza; ha riqualificato l’importante vuoto urbano del rione Napoli con l’area giochi attrezzata e con la riqualificazione della piazza; ha affidato i lavori per la Pista Ciclabile che collegherà il territorio pianeggiante della città da san Domenico a Pontrinio; ha reso la Farmacia Comunale con un asset totalmente pubblico a vantaggio del miglioramento dell’offerta socio-sanitaria per le classi più disagiate.

Questi almeno sono i principali motivi per cui lo devo considerare un buon Sindaco a prescindere dal contesto politico che non ho condiviso in questi anni, e la storia mi ha dato ragione.

Alla fine devo riconoscere che Roberto come Sindaco è stato l’unico degli ultimi anni ad avere una “vision” amministrativa non a breve termine ma più a lungo raggio, con progetti che potranno risultare strategici per il futuro della città.

A volte con i fratelli ci si allontana, ma si resta sempre fratelli, si dialoga sempre e infine si può tornare uniti, come stiamo facendo noi».