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Emergenza Covid-19, Ottaviani: “La Regione ordini alle cliniche i nuovi posti di terapia intensiva, senza contrattarli”

«Solo con almeno 1.000 posti dedicati alla terapia intensiva o sub intensiva per i casi di Covid-19, avremo la possibilità di guardare alle prossime settimane con maggiore serenità»

“La Regione Lazio, con la nota adottata dalla Direzione regionale della Salute ed integrazione socio-sanitaria, datata 10 marzo – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani – ha chiesto un ulteriore sforzo, agli ospedali pubblici e alle strutture private accreditate, per incrementare, laddove possibile, il numero dei posti letto in terapia intensiva per il 50% e, nelle discipline pneumologia e malattie infettive col supporto ventilatorio, nella misura pari al 100%.

È sicuramente un primo passo importante, ma la formula ‘laddove possibile’ rischia di non raggiungere l’obiettivo fissato. Non può, infatti, essere rimessa alla mera facoltà delle cliniche convenzionate la possibilità di incrementare i posti per le terapie intensive e sub intensive, poiché difficilmente gli operatori privati porterebbero avanti, spontaneamente, investimenti e riconversioni che, passata l’emergenza del Covid-19, rischierebbero di non avere più la relativa sostenibilità economico-finanziaria, per carenza di interesse.

I sindaci dei Comuni più popolosi delle province del Lazio, specie quelli esterni all’area metropolitana, ribadiscono quotidianamente il principio della necessità di un provvedimento autoritativo ed immediato da parte della Regione Lazio, con cui si impone la riconversione di alcuni reparti delle cliniche private, in funzione della terapia intensiva, per mettere al riparo le nostre popolazioni da eventuali aumenti progressivi dei casi di positività al coronavirus, con quozienti del 25% al giorno, come sta avvenendo in Lombardia.

Molto si sta facendo da parte della Regione e delle Asl, ma non è questo il momento di portare avanti risparmi irragionevoli, poiché il tempo a disposizione per l’effettuazione dei lavori di edilizia sanitaria rischia di non essere sufficiente, se trascorrono, invano, ulteriori giornate di attesa. Solo con almeno 1.000 posti dedicati alla terapia intensiva o sub intensiva per i casi di Covid-19, avremo la possibilità di guardare alle prossime settimane con maggiore serenità, poiché non siamo disposti a rimetterci solo alla buona sorte o alla speranza di attenuazione della curva per cause mistiche”.

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