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Enzo Di Stefano: «Ospedale, sostegno all’iniziativa del Sindaco di Sora»

«L’ho sempre affermato e lo ribadisco anche oggi: quando si tratta di difendere un patrimonio di Sora e del comprensorio, come è l’ospedale, ogni divisione di natura ideologica e amministrativa deve cadere per lasciare il passo all’unità di intenti. Per questo motivo, pur essendo giunta in fortissimo ritardo rispetto alle sollecitazioni che arrivavano da tempo e da più parti, l’iniziativa del sindaco in difesa del ‘SS. Trinità’ va accolta con soddisfazione ed è meritevole di ogni sostegno possibile, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti.

Impossibile, in questo contesto, non stigmatizzare fortemente il comportamento dell’Asl di Frosinone, che si sta dimostrando incapace di fronteggiare un’emergenza che, invece, potrebbe essere risolta con pochi ed indolori spostamenti o rimpiazzi. Misure che consentirebbero al reparto di Ortopedia di proseguire le proprie attività anche durante il periodo estivo. Non va sottovalutata, poi, un’altra considerazione di natura puramente economica: costa di più sospendere le prestazioni in Ortopedia oppure sostenere e reggere l’impatto dei costi di un intero bacino d’utenza che si sposta verso altri ospedali? La risposta è molto semplice, ma qualcuno sembra ancora non averla capita! A volte si ha la spiacevole sensazione che esista una volontà di smembrare ad ogni costo l’ospedale di Sora ed un reparto che, come quello di Ortopedia, si è sempre distinto per il suo lavoro ed i suoi ottimi risultati, anche in ranghi ridotti come accade dagli ultimi tempi a questa parte.

Sora, insieme ad un bacino di oltre 100mila utenti potenziali, è stanca di doversi difendere da questi continui attacchi, che reparto dopo reparto stanno snaturando e svilendo un patrimonio di incredibile valore per tutta la provincia. Ai sindaci del comprensorio e a tutti coloro che si stanno attivamente impegnando nella protesta, ferma e civile, va un convinto plauso, nell’auspicio che, dopo tante chiacchiere, si possa finalmente mettere la parola fine a questa grottesca vicenda».

Enzo Di Stefano

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