martedì 23 ottobre 2012

Famiglia sterminata da funghi velenosi, Daniela Di Ruscio (cugina di Simonetta): “Hanno chiesto aiuto, ma nessuno interviene per un mal di pancia”

Sulla vicenda dei funghi velenosi che hanno causato la morte di tre persone originarie di Sora e Castelliri a Cascina, nel pisano, emergono particolari inquietanti. Daniela Di Ruscio, cugina di Simonetta, la donna quarantenne deceduta prima dei genitori Lino Di Ruscio e Luisa Trombetta, ha dichiarato al quotidiano La Nazione di Firenze che, il giorno successivo alla cena rivelatasi poi fatale, i suoi familiari “hanno chiesto aiuto, ma nessuno interviene per un mal di pancia”.

La notte successiva al pasto (consumato Mercoledì scorso ndr), difatti, è trascorsa senza problemi. Al mattino seguente, però, i primi problemi: Simonetta, come si apprende dal quotidiano toscano, si è recata al lavoro ma poi è stata costretta a tornare a casa per dolori insopportabili. “Nel primo pomeriggio – continua Daniela – mi hanno telefonato chiedendo aiuto. Sono uscita anche io dal lavoro e li ho raggiunti a casa. Mi hanno riferito di aver chiamato il 118 e di aver ricevuto come risposta che per casi di questo genere non è previsto un intervento diretto, ma che è possibile rivolgersi di persona al Pronto Soccorso. A quel punto abbiamo chiamato il medico di famiglia, che ha detto di precipitarsi in ospedale”.

Daniela ha quindi accompagnato i familiari al Pronto Soccorso di Cinisello, vedendoli entrare “piegati dal dolore”. Nei giorni successivi (Giovedì e Venerdì ndr), la donna ha sentito telefonicamente e rivisto la cugina Simonetta: «Mi ha riferito che subito sono iniziate analisi e terapie, e la notte di giovedì è trascorsa in osservazione al Pronto Soccorso. Il venerdì mattina mio zio Lino, anche per la concomitanza di altre complicazioni, è stato trasferito alla terapia intensiva del Centro trapianti, mentre Simonetta e la madre sono rimaste al Pronto Soccorso». Nel frattempo, sempre secondo La Nazione, è scattata la mobilitazione per la ricerca degli organi necessari a un eventuale trapianto di fegato, carta estrema che i medici si riservano per cercare di salvare gli intossicati.

Sabato mattina, però, la situazione è precipitata. “Alle 10.30 – racconta Daniela Di Ruscio al quotidiano fiorentino – Simonetta mi ha telefonato: con un filo di voce mi ha avvertito che l’avrebbero trasferita con la madre in Rianimazione perché i valori delle analisi erano tutti sballati. Mi sono precipitata in ospedale e sono riuscita a vederla intorno alle 13. Era distrutta: le avevano appena prospettato la possibilità di un trapianto di fegato, soprattutto se i ‘lavaggi del sangue’ e le trasfusioni non avessero prodotto effetti positivi. Era agitata e preoccupatissima per i figli (di 12 e 7 anni, il più grande dei quali ha ingerito i funghi ma si è salvato ndr)».

Il fegato per Simonetta è stato trovato domenica pomeriggio, ma la donna era già spirata da un’ora. Verso l’alba di Lunedì è deceduto il papà Lino; poche ore dopo, infine, se ne è andata la mamma Luisa, mentre i chirughi tentavano di trapiantarle un fegato sano da sostiituire con quello “bruciato” dal veleno. Anche lo zio di Simonetta e fratello di Lino, Alfredo Di Ruscio ha esternato tutto il suo dolore a La Nazione: «Non è venuta nessuna ambulanza, non si è visto nessuno. E’ una vergogna. Si doveva soccorrerli immediatamente». La magistratura ha aperto un fascicolo sulla vicenda e disposto l’autopsia sulle salme della sfortunata famiglia.

Lorenzo Mascolo – Sora24
Foto: La Nazione

Sergio Cippitelli

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