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SEGNALAZIONI DEI LETTORI

«Finalmente abbiamo la pista ciclabile anche a Sora! Ah no, è il marciapiedi…»

«Il solito pasticcio all'italiana maniera».

Ci scrive Roberto: «Finalmente abbiamo la pista ciclabile anche a Sora! Ah no, è il marciapiedi…

Scherzi a parte, facciamo subito una premessa: questa non è una critica alla nuova amministrazione comunale, bensì alla superficialità con cui la politica avalla determinate scelte, il solito pasticcio all’italiana maniera insomma.

Veniamo ora al dunque.

Da anni, a Sora, si parla della realizzazione di una pista ciclabile da Pontrinio a Tofaro. Tutti i cittadini dotati di un interesse quantomeno “minimal” nei riguardi della vita cittadina, si sono chiesti più volte quale potesse essere il tracciato dettagliato della pista.

Ebbene, da qualche giorno l’arcano è stato svelato (per la verità i più attenti lo avevano già capito): in pratica, parte della pista è rappresentata dai marciapiedi di Lungoliri “Matteucci”, “Moro” e “Simoncelli”. Il segnale parla chiaro: transito consentito ai pedoni e ai ciclisti. Per la verità c’è anche su Lungoliri Della Monica, ma lì è diverso: la pista c’è davvero da vent’anni e arriva fino al ponte del Divino Amore.

Tutto chiaro? Bene.

Immaginiamo ora una bella domenica di sole sui nostri marciapiedi del centro: bambini a passeggio mano nella mano con i genitori, mamme o papà con il passeggino, persone che accompagnano diversamente abili per la passeggiata festiva, gli habitué del circuito pedonale dei 7 ponti.

In più, le biciclette con i loro “drin drin” che avvisano il pedone del loro arrivo. Perché naturalmente su quei marciapiedi è consentito loro il transito, lo dice la segnaletica. E allora: gente che si sposta, qualcuno che si arrabbia, qualcun altro che magari non suona, la nonnina con la spesa, il bambino che sfugge ai genitori proprio mentre arriva la bici che inchioda improvvisamente.

Bello no?

Come è possibile avallare una cosa del genere? La cantilena la conosciamo: i politici diranno che non dipende da loro, i tecnici affermeranno che non ci sono alternative per la realizzazione del tracciato. In tutto ciò noi cittadini ci ritroviamo un’opera che opera non è, perché a parte qualche lingua d’asfalto qua e là parlare di pista ciclabile è assai audace.

Voglio sottolineare che questo testo non è discriminante nei confronti dei ciclisti: loro per primi capiranno che è impensabile concepire piste in questo modo, perché il marciapiedi di Lungoliri Aldo Moro, ad esempio, non è abbastanza ampio da garantire la sicurezza alla circolazione di persone e bici.

Tornando alla nuova amministrazione, spero si renda conto subito di quanto è discutibile questo “tracciato” e si preoccupi di rimettere al più presto in ordine le cose.