venerdì 11 maggio 2012

FONTECHIARI – Sabato 12 maggio presentazione del libro “Gli emigranti siamo noi”

Pomeriggio all’insegna della storia sabato 12 maggio a Fontechiari.  Alle ore 17 nei locali del palazzo Viscogliosi verrà presentato il libro “Gli emigranti siamo noi”:Storia molto comune di un paese del sud…. del dott. Fabi Giuliano, medico di medicina generale operante sul territorio.  La manifestazione prevede il saluto del sindaco di Fontechiari Pietro Muscedere, l’intervento della Professoressa Rosssana Tempesta presidente dell’Archeoclub Val di Comino e dell’avvocato Luciano Santoro cultore di Storia locale e le conclusioni a cura dell’autore.  Trattasi di un escursus attraverso mille anni e più di storia del nostro territorio visto dalla parte del mondo contadino e di come questa classe sociale si rapportava con le autorità nei vari secoli, a partire dalla ricostruzione del tessuto sociale operata nell’alto Medio Evo dai Benedettini ,alla Feudalità all’epoca Napoleonica con l’abolizione delle leggi Feudali e la nascita del Latifonidismo,all’Unità’Italia al brigantaggio, all’emigrazione e alla emigrazione dei nostri tempi.  Nell’Alto Medio Evo la ripartizione feudale, aveva creato nel nostro territorio due classi sociali: i proprietari terrieri e la grande massa dei contadini.

Il contadino ha sempre lavorato la terra in totale subalternità, trattato più da bestia che da uomo. Il proprietario sfruttava il lavoro del contadino, favorendone l’isolamento e l’arretratezza culturale, vedendo in ogni forma di progresso una minaccia alle proprie posizioni di potere e tale situazione ha resistito per circa mille anni a tutti gli sconvolgimenti della Storia.  L’emigrazione fu l’unica via d’uscita da secolari problemi di miseria e sfruttamento e in realtà segnò una svolta per la nostra classe contadina perchè, nel tempo, conobbe forme di benessere economico e con le loro rimesse le famiglie ebbero la possibilità di ricomprare i terreni su cui avevano gettato sudore per secoli. Ma il proprietario terriero, seppe gestire a suo favore anche questa contingenza. Comprese in anticipo che, con la diffusione dei mezzi meccanici e la fine della manodopera a basso costo, queste terre avrebbero perso valore, cominciò a vendere e per il massimo profitto, lo fece spezzettando le proprietà.

La politica guardò in tutt’altra direzione. Mancò una riforma agraria che consentisse il mantenimento della integrità dei poderi colonici, la loro trasformazione in aziende e la nascita di una imprenditoria agricola di cui, il nostro territorio, avverte fortemente la mancanza.  Nella seconda metà del secolo scorso, alla nostra gente fu imposta l’industrializzazione come speranza di affrancamento dalla miseria e superamento della necessità di emigrare e fu così; il posto fisso e lo stipendio sicuro determinarono un notevole miglioramento delle condizioni di vita.  Ma l’industrializzazione, in un territorio a vocazione agricola come il nostro, è stata una illusione durata poco più di vent’anni, Dopo essere ingrassati con gli aiuti di stato molti industriali decisero di trasferire le loro industrie nei paesi dove, la mancanza di garanzie sociali, consentiva di avere a disposizione larghe fasce di manodopera a costi irrisori.

Nello stesso tempo la globalizzazione del commercio senza globalizzazione delle regole ha determinato, nei nostri mercati, una invasione di merci a basso costo provenienti dall’oriente, creando una spietata concorrenza alla nostra manifattura e mandando definitivamente in crisi le industrie. Fu la fine di una illusione. In eredità ci è rimasto un territorio distrutto e un cimitero di capannoni e fabbriche dismesse. L’economia di una intera provincia è stata snaturata, le migliori terre rese inutilizzabili, smembrati gli antichi poderi colonici, i pascoli e l’agricoltura delle zone montane e collinari lasciate in totale stato di abbandono, mentre il territorio che va da Colleferro a Cassino risulta essere uno dei più inquinati in Italia.  L’industrializzazione senza un attento studio della realtà storica, economica e sociale di questo territorio è stata un totale fallimento e ha finito col produrre disoccupazione.  Sarebbe stata necessaria una riforma agraria che saltando sui privilegi di pochi, avesse consentito alle famiglie coloniche, di riscattare i vecchi poderi, salvandone l’integrità.  Ma la millenaria maledizione del sud continua; il potere e il profitto di pochi, ha sempre determinato in negativo i destini delle nostre collettività e purtroppo continua a farlo.

E’ la grande delusione che questa terra ha riservato alla sua gente. Per questo non l’amiamo e siamo maestri nel cancellare la storia e i ricordi del passato e continuiamo a fuggire da essa.  Oggi siamo diventati paese di immigrazione e importiamo masse di mano d’opera per i lavori più umili ma c’e una pesante realtà che ci riguarda. Negli ultimi dieci anni 700. 000 persone hanno lasciato il sud per ogni dove. Trattasi sempre di giovani, spesso laureati, ma soprattutto, segnale inquietante, provenienti da famiglie benestanti e che impoveriscono ulteriormente la nostra terra. Chi se ne va è la migliore gioventù: non un sussulto, non uno scatto d’orgoglio, ma solo rassegnazione e fuga.  E’una storia comune a molti paesi del sud.  Nel libro si farà riferimento a Fontechiari, un paese di poco più di 1200 abitanti che ha pagato il più alto tributo di emigrazione tra i comuni della provincia di Frosinone (poco più di 5000 persone hanno lasciato il paese nel secolo scorso), perchè qui tante situazioni hanno assunto un aspetto a tinte forti.

Si farà poi riferimento e alla classe contadina, perché ad essa appartenne, nei secoli, il 95% della popolazione, approfondendo le ragioni storiche e non solo per cui questa terra è stata e continua ad essere una terra di emigrazione.  La manifestazione sarà coronata dalla apertura di una mostra dal titolo “mille a più anni di storia del mondo contadino di Fontechiari e del territorio “, percorso storico museale che attraverso foto, oggetti e documenti d’epoca ricostruisce la storia di questa comunità piccola, ma emblematica a del nostro territorio e dell’intero sud.  La mostra potrà essere visitata anche nella mattinata di domenica 13 dalle ore 10 alle 12,30 e nei giorni a seguire contattando gli uffici comunali.

Sergio Cippitelli

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