Gilberta Palleschi, Storia di un dolore

L'omaggio del Prof. Antonio Mantova nel 5° anniversario dell'atroce scomparsa della docente sorana.

Nel quinto anniversario della tragedia di un’amica, mi permetto sommessamente di ricordarla solo con l’affetto e la tristezza che provo per la sua sorte. Oltre Gilberta, ci sono state altre donne trucidate, violentate, offese nella loro essenza di donna di creatura umana, ma c’era un motivo, un movente, anche se insano: passione, droga, vendetta…

Per il suo terribile sacrificio non c’è stato nemmeno un movente, un motivo, ma solo l’uragano della follia!… Nel suo caso c’è stato solo l’assurdo, l’inconcepibile, l’inaccettabile gesto di una follia omicida, che non ha risposto a nessun richiamo della mente umana, a nessun sentimento, a nessuna emozione: solo follia. E non a caso della vicenda di Gilberta se n’è parlato tanto e tanto ha emozionato e coinvolto le coscienze della gente; proprio perché il suo sacrificio è stato un sacrificio dell’assurdo; non a caso Gilberta è diventato “il simbolo” della violenza, un portabandiera da esibire nel dolore di altri eventi analoghi, un monito: quasi nessuno ricorda il suo cognome, lei è Gilberta, il simbolo stesso della barbarie umana!…

Il giorno di Ognissanti, una salutare passeggiata per rinfrancare il corpo e lo spirito, un sentiero luminoso e salubre, hanno fatto da scenario ad un atto di bestialità raccapricciante, seguito da vicende dell’assassino perfino inconcepibili per una mente normale ed inenarrabili: la follia ha insultato l’anima e la vita di una persona buona e solare, gentile e altruista! Delle vicende giudiziarie preferisco non parlare, perché la giustizia dei tribunali ovvero delle applicazioni delle leggi, sono atti degli uomini che esulano dalle emozioni e dal pietoso cordoglio che si prova pensando al destino inaccettabile e crudele capitato alla nostra amica tanto sfortunata.

Sono stato collega e amico di Gilberta, abbiamo riso e scherzato insieme, sempre un rapporto fatto di sorrisi e battute; il suo amore per la vita e la sincera dedizione al suo lavoro, ricambiato con l’affetto degli allievi; le nostre lunghe chiacchierate e rapporto scherzoso, la sua disponibilità e altruismo sincero; non ho mai conosciuto un collega che abbia avuto uno scontro con lei: il sorriso era il suo biglietto da visita. Voglio ricordarla a me e agli altri così, col suo viso luminoso… ma con l’augurio che il suo sacrificio sia almeno di monito per il futuro delle donne e dell’umanità stessa… Ciao, Gilberta!

Antonio Mantova

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