4’ di lettura

AVVENTURA

Giorgio Lucarelli: prosegue la sua ciclo-avventura in Kyrgyzstan. Il racconto e altre splendide foto

I particolari descritti da Giorgio sono come sempre verosimili e coinvolgenti. Tutti i suoi incontri, con i poliziotti, i bambini di un villaggio, i ciclo turisti francesi, sono dettagliatamente riportati nel post e ci catapultano insieme a lui nel paese asiatico.

Prosegue, avviandosi verso la fine, l’avventura di Giorgio Lucarelli in Kyrgyzstan. Il cicloviaggiatore sorano è arrivato a due settimane di viaggio. Di seguito il resoconto del suo quarto aggiornamento dall’affascinante paese asiatico.

«Quarto aggiornamento, quattordicesimo giorno. Percorsi 1.305 km; Disl + 16.799 m; l’ultima volta che ci siamo sentiti ero a Osh, la seconda città più grande del Kirghizistan (250.000 abitanti) ubicata a Sud. Ho dovuto ripercorrere la stessa strada dell’andata, altrimenti avrei dovuto deviare per la Cina (impossibile!!). Mentre pedalavo sotto un sole cocente, c’era una pattuglia della polizia con l’autovelox operativo, ce ne sono molti e fioccano le multe senza essere avvisati dal cartello.

Sono transitato e il comandante mi ha intimato di fermarmi. Parlava parlava ma non capivo nulla, ha notato la mia Go Pro sul manubrio e ha esclamato souvenir, souvenir italiansky. Ho temuto davvero che volesse la telecamerina, a quel punto ho distolto la sua attenzione dalla Go Pro e avevo a portata il classico cappello che indossano gli uomini kirghisi; il kalpak, appena acquistato. Gli ho sorriso e l’ho messo in testa e gli ho dato la mano. Esclamando all’omone, che finalmente si era sciolto: Kirghizistan souvenir. Ha iniziato a ridere ed io molto lentamente sono andato via.

Sono ritornato a Žalalabad a dormire nello stesso ostello, il personale e la manager, contentissimi. Alla fine 300 somi kirghisi di sconto. Il mattino successivo, riparto per transitare di nuovo sul vallico a 3010 metri di altitudine. Non ho scritto negli altri aggiornamenti, che i primi giorni di viaggio, arrivato a Susamyr, avrei dovuto prendere una strada che mi avrebbe condotto a Torkent, ad Ovest sulla pericolosa strada M41 e poi scendere a Osh. Invece sorpresa!!! La strada non esiste, però è ben segnalata sulla carta stradale in mio possesso. Non avevo altra scelta per tornare a Kazarman!!!

L’umore non era dei migliori, però dovevo ripartire. Arrivato al villaggio, sulla pista che si inerpica per quasi 35 km, fino a sopra, ho fatto sosta nell’unico piccolissimo market, dove avevo acquistato acqua per me e caramelle per i bambini. Mentre ero fermo c’era un bambino, sui 10/11 anni, che faceva in po’ lo spiritoso, con in mano una fionda e vicino ad una ragazzina. Quando sono andato via, ha provato ad attaccarsi alla bici carica; l’ho sgridato violentemente e si è defilato. All’improvviso mi è arrivato un sasso scagliato dalla fionda del ragazzino. L’ira mi è salita alle stelle, perché poteva essere uno di quei bambini a cui avevo regalato le caramelle. Sono tornato indietro velocemente, mentre lui si era rifugiato dentro il market.

Non gli avrei fatto nulla, però la reazione ci voleva. Avevo altre caramelle e le ho date agli altri bambini presenti. Sicuramente una pecora nera tra tanti bambini educatissimi. Per la cronaca, gli ultimi 4 chilometri di salita, mi sono lasciato tentare dai camioncini che salivano. Mi hanno dato in passaggio fino al valico. Da Kazarman, dopo aver fatto i rifornimenti,altra pista sterrata, in direzione Naryn, ad Ovest. Due pernotti, vicino ai fiumi per togliermi la polvere di dosso e tanta tanta acqua bevuta. Ho fatto una scorta di circa 8 litri di acqua che scendeva dalle montagne. L’ho chiesta anche ad un gruppo di israeliani a bordo di Suv, accompagnati dalla guida.

Non appena mi hanno visto con il braccio alto, e la bottiglia in mano vuota, si sono fermati immediatamente, rifornendomi con altri 2 litri. La vera costante, oltre all’impegnativo percorso è il caldo; in pianura, per modo di dire, perché l’altitudine minima raggiunta è di 800 metri, che in alta montagna. Ieri invece altro importante valico superato che collega Kazarman a Naryn. 13 km in completa “solitudine” con un dislivello di ben 1.070 metri!!! 3 ore e venti per terminare la salita. Decine e decine di tornanti, su alcuni sono dovuto scendere dalla bici e spingere a mano il “carrettino”. Nella discesa arrivato ad un villaggio, ho incontrato due ciclo turisti francesi. Mi sono fermato e il viso della ragazza era molto provato. Ho dato qualche info ai due e ho notato il ginocchio della ragazza molto gonfio. A quel punto ho fatto notare che c’erano da fare 1.200 metri di dislivello. Il ragazzo molto supponente l’ha invitata a rimettersi in sella, esclamando allez allez. A quel punto prima di andare via le ho lasciato più della metà dei miei antiffiammatori e un protettore per lo stomaco. In serata ho trovato un posto per dormire nelle immediate vicinanze di un campo coltivato.

Nel frattempo avevo acquistato 3 pomodori, per dire basta al solito mais in scatola!!! Una scelta sbagliata, anche se i pomodori erano dentro un frigo, li ho lavati e tolta la leggera patina. Appena finiti di mangiare, immediatamente ho avvertito fitte all’intestino con relatisce scariche di diarrea, fino a questa mattina. Avevo programmato una tappa breve fino a Naryn. Comunque la situazione è molto migliorata, ho anche con me tante medicine a riguardo. Non vi ho detto nulla dei kirghisi ma continuano a comportarsi davvero in modo speciale. Ieri mentre ero in tenda si è fermata un’auto; ho pensato: adesso mi dice di andare via. Invece si è avvicinato con un sorriso, anche io sono uscito fuori dalla tendina e ci siamo stretti la mano. Poi, porgendo le mani sulla guancia come per dormire, mi ha fatto capire di andare a casa sua. Avevo già tutto sistemato. Domani inizia l’ultima settimana, tornerò a pedalare verso Nord. Ci sono ancora un paio di valichi sopra i 3.000 metri da superare».