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«Grazie Manuel, andrò a vedere Sora-Terracina». La bellissima lettera di “un altro solito illuso”

Bellissima lettera di un tifoso bianconero che prende spunto da un altrettanto post pieno d'amore per il Sora pubblicato su Facebook

Un amico mi ha inviato via whatsapp la schermata con alcune parole scritte da Manuel, appassionato tifoso bianconero. Ho riflettuto un paio di giorni prima di scrivervi, ma alla fine non ho resistito ed eccomi qui. Alcuni passaggi del post mi hanno fatto sussultare il cuore: «Guardatevi! Io ne sono più che sicuro di non esser l’unico a stare male, per non avere più quello che ci appartiene», si legge nel testo. «Torniamo allo stadio, torniamoci insieme! Noi meritiamo di più, meritiamo una società degna, meritiamo più considerazione! Ma Sora non puó non avere più una tifoseria! Un Solito SORANO, un solito illuso!».

Parole che mi hanno colpito molto quelle di Manuel, e siccome non lo conosco voglio dirgli attraverso voi che sono stupende! Esse rappresentano la traduzione di tutti i nostri stati d’animo, uguali nei contenuti ma diversi nel modo di manifestarsi. C’è chi ha non ha più messo piede al Tomei dopo Sora-Isola del 2015, chi va a vedere la Serie A nei grandi stadi, chi la guarda in poltrona, chi ha proprio abbandonato il calcio, chi prova rancore, chi rabbia, chi si è rinchiuso nelle sale scommesse, chi sogna comunque di tornare in alto. Nessuno di noi, però, prova indifferenza. Ci informiamo, chiediamo, perché in cuor nostro speriamo ancora che qualche facoltoso imprenditore, “si ciechi” come si suol dire a Sora, e riporti in alto questi colori.

Sì è vero, meritiamo di più, come scrive giustamente Manuel. Ma al tempo stesso è altrettanto vero che la Promozione Laziale è il nostro presente e che ogni nuovo passo in avanti dipende anche da noi, da quel 12° in campo che in passato ha fatto tante volte la differenza. E allora guardiamoci, come scrive questo tifoso, ma facciamolo sinceramente e domandiamoci se è vero ciò che abbiamo sempre cantato: “non ti lasceremo mai”, “non ti lasceremo sola”, “insieme a te camminerem”, “ovunque andrai” e tutte le dichiarazioni d’amore che “le” abbiamo dedicato.

Stiamo tutti male, è vero, non perché siamo malati bensì perché siamo “guariti”. Come ne usciamo? Solo “ammalandoci” ancora, ovvero tornando allo stadio esattamente come dice Manuel. Il Tomei è l’unica casa che custodisce le nostre emozioni più grandi e autentiche. Quelle undici maglie bianconere sono il nostro sollievo più grande, la nostra speranza, la nostra linfa vitale.

L’odore delle torce, le bandiere umide che ci sfiorano i capelli nelle grigie domeniche di novembre e ci tormentano fino al novantesimo, tutto questo ci manca dannatamente! La voce rauca di chi lancia i cori, l’eco del ruggito della Nord per tutto il quartiere di Sferracavallo, il goal all’ultimo minuto, la corsa a scalare la ringhiera, tutti insieme, ragazzini, padri, nonni, urlando come dei forsennati. È lì che sogniamo di incontrarci tutti ancora una volta, è lì che il tempo si ferma, è lì che siamo noi stessi, è lì che si respira quell’aria che tanto ci manca, è lì il nostro posto. Penso che andrò a vedere Sora-Terracina, perché non ce la faccio più. Grazie Manuel!

Un altro solito illuso

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