I migliori bed and breakfast a Roma centro

Posizione baricentrica rispetto ai luoghi di maggiore interesse e contesto architettonico elegante.

Scegliere il luogo del proprio pernottamento romano è facile o complicato, dipende dai punti di vista, perché l’assortimento è così vasto che si rischia di andare in confusione, ma nel contempo permette di avere un’ampissima rosa di soluzioni. Per non mancare il tiro, ad ogni modo, bisogna valutare due fattori importantissimi: quello geografico e quello urbanistico. Il primo è legato alla posizione della struttura ricettiva, che deve essere davvero e non solo a parole un cosiddetto bed and breakfast Roma centro. Ancora meglio se la sua posizione è baricentrica rispetto ai luoghi di maggiore interesse! Il secondo fattore, ugualmente importante, riguarda l’estetica, ovvero il contesto architettonico nel quale sorge il “beb”. Poche zone nell’Urbe sono in grado di garantire entrambe le esigenze e una di queste è quella di Prati, zona elegante, tranquilla e moderna, costruita dopo l’Unità d’Italia.


La strada principale del rione Prati è Via Cola di Rienzo, arteria che collega Piazza Risorgimento a Piazza della Libertà e che, in pratica, si sviluppa dai confini del Vaticano fino al Tevere. La strada è lunga poco più di un chilometro e taglia in due il signorile quartiere capitolino, a sua volta popolato da circa 20 mila abitanti.

La zona è sostanzialmente tranquilla e nel contempo turisticamente strategica: al turista che la sceglie come sede per il proprio pernottamento in albergo o bed and breakfast, difatti, permette l’accesso veloce a importantissimi luoghi come Castel Sant’Angelo, la Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani, percorrendo poche centinaia di metri a piedi. Non solo: attraversando il Tevere dal lato di Piazza della Libertà verso Ponte Regina Margherita si raggiunge velocemente Piazza del Popolo, e quindi via del Corso con tutte le straordinarie bellezze che la circondano.

Via Cola di Rienzo, inoltre, si presta perfettamente anche per lo shopping: l’architettura del rione Prati e la linearità del percorso, con varie intersezioni ortogonali alla strada che si sviluppano tra le due piazze che la delimitano, rendono il passeggio decisamente gradevole. La via, infine, è ottimamente collegata alla Metropolitana grazie alle due fermate della Linea A situate lungo Viale Giulio Cesare e comodamente raggiungibili sempre a piedi: Lepanto e Ottaviano. I treni, ad ogni modo, servono solo se bisogna raggiungere Termini e i monumenti più lontani come il Colosseo, le Terme di Caracalla, ecc.

A piedi nella Storia di Roma

Le strade che incrociano via Cola di Rienzo sono intitolate a famosi poeti e consoli della Roma antica. Da Piazza del Risorgimento a Piazza della Libertà, difatti, troviamo: via Catone, via Varrone, via Silla, via Properzio, via Tibullo, via Terenzio, via Fabio Massimo, via Paolo Emilio, via Ovidio, Via Attilio Regolo, via Virgilio, via Orazio, via Tacito, via Marcantonio Colonna, via Cicerone, via Lucrezio Caro. L’unica strada per così dire storicamente decontestualizzata è l’ultima che incrocia ortogonalmente via Cola di Rienzo prima di Piazza della Libertà, quella dedicata al cardinale Alessandro Farnese.

In ogni caso si tratta di una zona dove ogni via racconta un grande personaggio dell’antichità capitolina, ma che nel contempo è nata poco più di un secolo fa. Il motivo alla base di tale fitta presenza di personaggi legati all’antica Roma è tanto curioso quanto interessante: sembrerebbe che, a causa dei rapporti non proprio idilliaci tra il nuovo Regno d’Italia ed il Vaticano, nel momento in cui fu stabilito di edificare il nuovo rione, si decise anche di realizzare una struttura urbanistica che impedisse alle nuove abitazioni di avere una vista verso la cupola di San Pietro.

Per rendere l’idea sul contesto storico, basta limitarsi a ricordare che gli anni della nascita di Prati erano quelli compresi tra il 1870 ed il 1880: in pratica a Porta Pia si sentiva ancora l’odore della polvere da sparo. Non solo: le strade vennero intitolate ai personaggi più importanti dell’antica Roma, mentre le piazze vennero dedicate agli eroi del Risorgimento (Cavour, Mazzini). Quello che potrebbe essere definito attrito tra Stato e Chiesa, se proprio si volesse delimitarlo all’interno di confini temporali, si prolungò per oltre mezzo secolo, concludendosi nel 1929, all’indomani della sottoscrizione dei Patti Lateranensi. In tale contesto, l’intitolazione della strada principale del rione a Nicola Gabrini, figlio di Lorenzo, detto Cola di Rienzo, assume un sapore ancor più rivoluzionario.

Cola di Rienzo

Nato nel 1313, Cola di Rienzo, al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini, è considerato una figura simbolo del Risorgimento Italiano, nonostante la sua storia, breve ma intensa, non sia complessivamente eroica. Morì infatti nel 1354, assassinato durante una rivolta popolare. Vissuto e formatosi ad Anagni tra i sette e i vent’anni di età, periodo che intercorre tra la perdita della madre e del padre, una volta tornato nell’Urbe fu aiutato a completare gli studi giuridici ed a intraprendere la professione notarile.

Le sue aspirazioni erano in ogni caso di ambito politico: Cola desiderava liberare Roma dalla vessazione delle potenti famiglie che la dominavano, per riequilibrare la scala sociale e restituire alla città il prestigio di un tempo. Bisogna ricordare, infatti, che in quegli anni la stima della popolazione residente a Roma era compresa tra le 20 mila e le 35 mila unità. L’Urbe, in sintesi, era in preda a un declino socio-economico inarrestabile: se si pensa che le mura aureliane erano state costruite per proteggere una popolazione di circa un milione di persone, s’intende quanto sia stata vicina alla fine. In pochi anni, comunque, Cola riuscì a sollevare il popolo ed a imporre la Repubblica. I nobili fuggirono e lui venne proclamato Tribuno della nuova Repubblica Romana, con il solenne titolo di “Nicolaus severus et Clemens, libertatis, pacis iustitiaquae tribunus et Sacrae Romanae Reipublicae liberator”.

Il sogno però durò circa sei mesi, durante i quali Cola s’impegnò per divulgare messaggi di unità nazionale, commettendo nel contempo alcuni errori strategici che lo portarono inevitabilmente a sconfinare nell’abuso di potere. Morì ucciso a 41 anni, il suo corpo venne esposto per due giorni e alla fine fu bruciato con dispersione delle ceneri. Una fine ingloriosa che non ne ha comunque impedito la rivalutazione storica nei secoli successivi, quando i fautori del Risorgimento Italiano lo hanno in un certo senso indicato come un loro mentore, un precursore dell’Italia unita che durante la breve parentesi repubblicana romana aveva iniziato a tracciare idealmente il percorso che sarebbe diventato realtà cinque secoli dopo.

Basti pensare al sinodo romano del 1° Agosto 1347, con ambasciatori provenienti da tutta la penisola, evento caratterizzato dalla lettura di un proclama nel quale, tra l’altro, si affermava che: “Roma e tutte le città d’Italia sono dichiarate libere; tutti i popoli d’Italia sono dichiarati cittadini di Roma”. Da qui l’identificazione di Cola di Rienzo come una specie di “eroe prerisorgimentale”, un simbolo del passaggio politico dal medioevo all’età moderna, cioè dall’Impero (prima) e la Chiesa (poi), verso un’idea di nazione incentrata sul popolo di tutta la penisola italiana, con Roma sua capitale e con la stessa Chiesa concentrata sulla divulgazione dei valori prettamente spirituali anziché sul potere. Nelle mura di quella che viene considerata la sua casa natale nei pressi del Ponte Rotto (Isola Tiberina), gli esponenti politici di allora (anno 1872) fecero collocare una targa. “Qui presso nacque l’ultimo de’ tribuni, Cola di Rienzo”.

Il Rione Prati

Popolato da circa 20 mila abitanti, il suo nome deriverebbe da quello con cui era chiamata la medesima zona in epoca romana (”Prata Neronis”) e medievale (“Prata Sancti Petri”). Fino alla fine dell’800, Prati fu una porzione di territorio sostanzialmente agricola, con campi coltivati, prati e pascoli.

Nel 1873, tre anni dopo la Breccia di Porta Pia e con la Città Eterna che aveva già ottenuto il titolo di Capitale del neonato Regno d’Italia, il Comune di Roma siglò la convenzione per l’edificazione del nuovo quartiere. Vaste aree della zona, erano all’epoca di proprietà dell’arcivescovo belga Francesco Saverio de Mérode, deceduto l’anno dopo (1874).

Dieci anni dopo la sottoscrizione del primo documento iniziarono i primi interventi urbanistici e nel giro di pochi decenni Prati assunse le sembianze che ha ancora oggi. Prima dell’urbanizzazione, ossia quando era essenzialmente campagna, la zona era utilizzata anche come sfogo per il Tevere durante le ondate di piena. Difatti, nel momento in cui si optò per l’urbanizzazione di Prati, fu necessario collocare enormi quantità di materiale di riporto per proteggere la zona dalle alluvioni.

Prati: edifici, chiese, caserme e un… Palazzaccio

Nel rione Prati sono presenti importanti edifici di architettura civile, religiosa e militare, nonché tre musei. Le caserme, servite dalla Metro A, sono ubicate al confine tra Prati e Vittoria, più precisamente tra viale delle Milizie e viale Giulio Cesare. Nell’altra estremità del rione, invece, troviamo il cosiddetto “Palazzaccio”. Nel mezzo, tantissimi edifici signorili che costituivano le residenze dei funzionari dello stato.

Tra tutte le costruzioni, il mastodontico Palazzo di Giustizia neobarocco, è sicuramente quello che cattura maggiormente l’attenzione. Costruito tra il 1889 e il 1911, tra Ponte Umberto I e Piazza Cavour, l’imponente costruzione realizzata dopo la proclamazione di Roma Capitale d’Italia è la sede della Corte suprema di cassazione e del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma. Da un  Bed and Breakfast in via Cola di Rienzo, ad esempio, è raggiungibile comodamente a piedi in dieci minuti (la distanza è di circa 90 metri), il che fa capire quanto sia importante anche per i professionisti una struttura ricettiva in tale zona.

Il Palazzaccio fu progettato dall’architetto perugino Guglielmo Calderini: dalla vittoria del concorso per la realizzazione dell’opera, conseguita nel 1884, alla realizzazione della stessa, trascorsero ben 27 anni. A seguire, sorsero polemiche e anche un’inchiesta sulla tenuta delle sue fondazioni, oggetto di continue operazioni di consolidamento per evitare che franasse verso il Tevere: la natura alluvionale dei terreni di Prati, difatti, richiese imponenti lavori per la costruzione di una grande platea di calcestruzzo capace di sostenere adeguatamente le fondazioni del palazzo. Che si tratti di turisti o professionisti, in ogni caso, a coloro che pernotteranno in via Cola di Rienzo e si recheranno al cospetto del palazzo, magari con le spalle al Tevere, basterà volgere lo sguardo verso sinistra per ammirare due imperdibili capolavori architettonici, Castel Sant’Angelo e San Pietro.

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