giovedì 17 maggio 2012

I Pirati all’arrembaggio della politica (di Mike Di Ruscio)

Parigi vuole gli eurobond, Obama chiama Monti, il Pil va giù e lo spread sale a 440 mentre Atene torna al voto. Questo è ciò che sta accadendo in Europa nelle ultime ore. E’ mentre nella penisola ellenica si ricorrerà per la seconda volta alle urne nel giro di pochi giorni, la vittoria del socialista Hollande in Francia fa da cassa di risonanza per l’affermazione dei socialdemocratici, al 39% nella regione del Nord Reno Vestfalia, con il conseguente tracollo del Cdu al 26%.

In tale marasma generale è da notare la singolare affermazione del Partito dei Pirati (Piraten Partei) che volano al 7,8%. Un movimento politico internazionale, costituito da una serie di raggruppamenti diffusi in numerosi paesi teutonic. Il suo programma prevede quanto segue: rafforzamento dei diritti civili; aumento di istituti di democrazia diretta e partecipativa; riforma del diritto d’autore e dei brevetti; libertà di circolazione della conoscenza; protezione dei dati personali; maggiore trasparenza e libertà d’espressione; educazione gratuita.

E’ chiaro oramai da tempo che in Europa è in atto una vera e propria rivolta contro i partiti della tradizione e dell’alternanza. Ad Atene la sinistra radicale anti-europea demolisce a colpi di voto l’egemonia socialista, mentre in Italia il Movimento 5 Stelle cavalca la protesta popolare: entrambe i fenomeni sono tuttavia diversi tra loro sebbene accomunati da quello stesso “astio” nei confronti dei partiti, oggi ribattezzato con il neologismo di “antipolitica”.

Pertanto, vista l’analogia che, in un articolo comparso ieri sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista propone affiancando i Pirati tedeschi al movimento di Beppe Grillo, rivolgo ai nostri lettori le stesse domande che l’autore si pone nel suo pezzo:

Stanno forse inventando qualcosa di meglio, di più leggero, di più aperto? Oppure dietro il volto dinamico e seducente dello spontaneismo si annidano le forme di una gestione manipolatoria dei movimenti <<nuovi>>?

E proprio cosi sicuro che i vecchi partiti, cosi ingombranti e prepotenti, non abbiano incarnato un’idea di democrazia superiore a quella dei nuovi movimenti dell’<<antipolitica>>?

A voi il giudizio, d’altronde come dice Battista a conclusione del suo articolo, <<che sia migliore di ciò che intende sostituire, questo non è affatto certo>>.

Mike Di Ruscio – Sora24

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