I ragazzi di Morino, la ferrovia e le superstrade: il progresso porta davvero sviluppo?

Nel 2009, in occasione dell’apertura della superstrada Sora-Ferentino, ero felice come una Pasqua: finalmente finiva l’era delle code infinite sulla Monti Lepini, in particolare per coloro che tornavano da Roma o Latina. Tuttavia un amico turbò la mia felicità sentenziando: “La superstrada servirà sia per arrivare che per scappare”.

Dicevo tra me e me: “Questo e matto”. Un paio d’anni dopo, precisamente nell’estate 2011, mi recai spesso in motorino nelle valli di Roveto e di Comino. Durante le mie “gite” sui castelli e negli altri stupendi luoghi intorno a Sora, osservai che la “Nazionale” per Avezzano e la statale della “Vandra” erano diventate più… silenziose. Incrociavo sì e no una decina di automobili in più di venti chilometri, una tristezza.

La cosa mi colpì particolarmente, perché nel lontano 1981 il mio papà lavorava ad Ancona e per arrivare nelle Marche eravamo soliti transitare proprio lungo la “Nazionale” Sora-Avezzano, temuta soprattutto dai deboli di stomaco perché piena di curve. Non solo: all’inizio dei miei studi universitari, essendo la Sora-Cassino ancora incompleta (la superstrada era percorribile a partire da Settignano), percorrevo spesso in automobile la statale della Vandra e vedevo una discreta vitalità nei tratti urbanizzati tipo quello di Vicalvi. Immagini normali, per carità. Ma certamente diverse da quelle attuali.

Proprio dalla Valle di Roveto, stamane è arrivato un comunicato stampa scritto da un gruppo di ragazzi di Morino che esprimono il loro dissenso in merito alla paventata chiusura della linea ferroviaria Avezzano-Sora-Roccasecca, ipotesi di cui si parla oramai da quarant’anni. Per spiegare il loro “NO” al taglio della tratta, i giovani abruzzesi concentrano l’attenzione su tre punti, uno dei quali mi ha fatto riflettere e, sinceramente, sentire un po’ in colpa: “evitare l’isolamento di molti centri abitati”.

Le superstrade, difatti, hanno indubbiamente favorito noi di Sora nei collegamenti con le autostrade per Roma, Napoli, L’Aquila e Pescara. Al tempo stesso, però, hanno penalizzato fortemente tanti piccoli comuni del comprensorio che vivevano anche grazie al traffico stradale (bar, alimentari, pompe di benzina, ecc). A distanza di anni, pertanto, sarebbe interessante porsi una domanda: le superstrade hanno portato sviluppo nel nostro territorio oppure se sono state utili solo per scappare?

Lorenzo Mascolo – Sora24

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