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Il 30 Marzo 1963 la sciagura aerea sui monti di Sora

A 55 anni da quel nefasto giorno, ricordiamo le vittime del disastro in cui persero la vita 8 persone, di cui 3 membri dell'equipaggio.

Cinquantaquattro anni orsono, Sora ebbe un doloroso momento di notorietà sui mezzi di comunicazione, l’evento riaccese i riflettori sulla sicurezza del volo in generale e sulle strutture preposte alla sicurezza in Italia.
I fatti sono facilmente riassumibili: dall’aeroporto di Pescara si leva in volo un piccolo aereo passeggeri con destinazione Roma-Ciampino, dopo poche decine di minuti di volo e alcune comunicazioni rispetto alla posizione dell’aereo stesso, cessa ogni segnale, l’aereo era caduto in località Serra Alta a quota 1700.

Il volo era un volo ITAVIA, la società privata, che alcuni manager coraggiosi tentavano di lanciare nel panorama dello sviluppo aeronautico sulle rotte meno appetibili per le compagnie nazionali. L’aereo era un DC-3, un velivolo che aveva mostrato grande affidabilità e versatilità durante il conflitto 39-45 e successivamente in Indocina e in Corea, il tipo a cui facciamo riferimento era un Douglas C-47/Bis del 1945, ma che aveva avuto una completa revisione in tempi recentissimi.

Il pilota era il comandante ERNESTO ROGGERO, esperto ed affidabile, con moltissime ore di volo in attivo, in quanto proveniente dai ranghi dell’Aeronautica Militare, in cui era ritenuto “un manico”. Le condizioni del volo non erano delle migliori, perturbazioni e fenomeni atmosferici previsti sulla rotta appenninica, per cui il pilota fu costretto a fare alcune variazioni al piano di volo. Comunque nel superare gli Appennini l’aereo incontrò neve, pioggia e vento in quota con difficoltà a mantenere la rotta e visibilità scarsa.

Certamente Serra Alta non figurava sul piano di volo e le indicazioni reciproche tra pilota e controllori di volo non riuscirono a definire la posizione del velivolo. Poi la tragedia.

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