5 anni fa

Il caso Lerici e il femminicidio. Poche chiacchiere la strage continua

Grandi polemiche sta suscitando in tutta Italia il caso di Lerici. In questo paese dello spezzino è giunto a sorpresa il messaggio natalizio del parroco locale contro le donne: “Femminicidio? Facciano autocritica”. I media hanno dato ampio spazio al fatto e così il Tgcom24 ha riportato la notizia. “la donna si è allontanata dalla virtù e dalla famiglia: per questo faccia autocritica quando si parla di femminicidio”. E’ in sintesi il messaggio contenuto in un volantino comparso sulle porte della chiesa di San Terenzo a Lerici (Spezia). Il manifesto, affisso da Don Piero Corsi, già noto per le sue posizioni estreme, si apre con il titolo: “Donne e il femminicidio facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”. Andando alla messa di Natale, i parrocchiani tutto potevano aspettarsi fuorché questo. Ad accoglierli sul sagrato, a due passi dal presepio, il parroco ha affisso l’estratto dalla lettera apostolica “Mulieres dignitatem” commentata dall’editorialista del sito Pontifex.it. Sostanzialmente, il volantino “accusa” le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia. Un messaggio – sottolinea il Tgcom24 – che è stato subito bollato come inaccettabile, soprattutto il giorno di Natale, dai parrocchiani”.
C’è da dire che il parroco, travolto dalle critiche, ha fatto immediatamente marcia indietro chiedendo scusa. Mi sembra doveroso ora dar voce ad un’attivista per i diritti delle donne, la dottoressa Martina Sperduti. Quest’ultima di recente a Sora ha tenuto una conferenza sulla violenza contro le donne. E su fb ha scritto le seguenti considerazioni sul caso Lerici. “E così, ancora una volta, qualcuno si e’ permesso di attribuire alle donne la responsabilità della violenza che troppo spesso gli uomini commettono su di loro. Ciò che più mi rattrista, e lo dico da cattolica praticante e catechista della mia parrocchia San Domenico Abate, e’ che questa volta, si sia provato a far risalire questa assurda teoria alla dottrina della chiesa. Niente di più falso. Così, in questi giorni di festa religiosa, sono andata a rileggere ciò che pensa la mia “chiesa” delle donne. Cominciamo dalla Mulieris Dignitatem, lettera apostolica di Papa Giovanni Paolo II, del 1988. Se solo la si leggesse davvero si capirebbe quale delicatezza e quale rigore e rispetto per la donna provava il Beato Karol Woityla verso le donne. Nella lettera apostolica affermava: “la donna non può diventare “oggetto” di “dominio” e di “possesso” maschile. Anzi, la forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in modo speciale all’uomo, l’essere umano.”
La Chiesa, dunque, rende grazie a tutte le donne, le madri, le sorelle, le spose, le consacrate a Dio nella verginità, le donne dedite ai tanti e tanti essere umani che attendono l’amore gratuito di un’altra persona, le donne che vegliano sull’essere umano nella famiglia, le donne che lavorano professionalmente, le donne che a volta gravate da una grande responsabilità sociale, le donne “perfette”, le donne “deboli”, per tutte le donne.
Donne che sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità. Così, queste donne, sono state abbracciate dal suo eterno amore, cosi come, insieme all’uomo, sono pellegrine su questa terra, che e’ nel tempo, patria degli uomini e che a volte si trasforma in una “valle di pianto”.
Così come assumono, insieme con l’uomo, una comune responsabilità per le sorti dell’umanità, secondo le quotidiane necessita’ e secondo quei destini definitivi che l’una a famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell’ineffabile Trinità.
La Chiesa ringrazia, inoltre, tutte le manifestazioni del “genio” femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni, ringrazia, ancora, per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità. Ancora, ringrazia i frutti di santità femminile.
Eppoi ancora, Papa Giovanni Paolo II, nella sua lettere alle donne scritta nel 1995: “……… Non posso non manifestare la mia ammirazione per le donne di buona volontà che si sono dedicate a difendere la dignità della condizione femminile attraverso la conquista di fondamentali diritti sociali, economici e politici, e ne hanno preso coraggiosa iniziativa in tempi in ciò questo loro impegno veniva considerato un atto di trasgressione, un segno di mancata femminilità, una manifestazione di esibizionismo, e magari un peccato”. Ammirazione, dice proprio così Giovanni Paolo II. Nessun parroco può dunque attribuire alla chiesa ciò che non e’. Così facendo, si fa solo male alla Chiesa. Di nuovo tanti auguri a tutti”.
Cos’altro dire? Che mentre si discute sul caso di Lerici, sempre in Liguria, “due donne, vicino Imperia sono state uccise come bestie dai mariti. Tutti e tutte abbiamo il dovere morale di sentirci parte della tragedia sociale del femminicidio. Nessuno può chiamarsi fuori”, conclude con un messaggio sul suo profilo fb Martina Sperduti. Dunque le chiacchiere stanno a zero, la strage continua.
Sacha Sirolli

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