Il culto di S. Restituta radicato nella tradizione sorana (di Giorgio Scacchi)

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“Il culto dei Santi non consiste nella molteplicità degli atti esteriori, ma quanto piuttosto nell’intensità del nostro amore attivo col quale cerchiamo la vita dei Santi, l’esempio e dalla loro intercessione l’aiuto”. Con queste parole tratte dal “Lumen Gentium” il preposto Mons. Bruno Antonellis e il comitato presieduto da Rampani Fernando annunciano il programma religioso e civile dei giorni 26 e 27 Maggio, festa patronale di S. Restituta V.M. patrona e protettrice della nostra Città e Diocesi omonima. Due giorni in cui la cittadina sorana muta in un clima festoso nel ricordo della gloriosa Martire romana, che giunta a Sora prodigiosamente, portò Cristo in questa terra. Eroina coraggiosa che sfidò il tempo e la sorte, rinnegando tutto e abbandonando le sue ricchezze per seguire il suo celeste Re. E in nome di quello stesso Re che dopo tante angustie e torture, il 27 Maggio dell’anno 275 D.C. sacrificò la sua vita “affinché quel sangue versato sarebbe stato il tramonto del paganesimo su quella terra, dove si stava eregendo, trionfante la croce di Cristo, irrorata dal sangue dei Martiri…”(1) Con lei furono martirizzati anche i suoi compagni martiri, uniti oltre che dal martirio anche dalla stessa fede, come S. Cirillo Sorano e S. Eufemia nostri compatroni dimenticati ormai dai sorani. Ma ricordati liturgicamente il giorno successivo a quello della “Dieis Natalis” (giorno del martirio) di S. Restituta.

Nella storia della Città la Santa oltre che essere stata esempio e modello di vita cristiana, è stata anche motivo di gioia e stupore per le affascinanti storie di miracoli accaduti. Tra i più rilevanti quello dell’anno 1683 durante il governo della Diocesi del vescovo Mons. Tommaso Guzoni, che con una dettagliata documentazione ci racconta degli scavi nella chiesa diroccata dal terremoto del 1654, scavi eseguiti al fine di ritrovare il corpo della Patrona. Era il 15 Settembre 1683, giorno in cui per ordine dello stesso vescovo che con delusione per l’insucesso sarebbero stati ricoperti, ma con stupore di tanti quella mattina, accorsero ad ammirare una rosa nata e fiorita nel corso di una notte, nell’avambraccio destro della Martire. Una Santa sempre presente nei momenti più duri, affrontati dalla nostra Sora, spesso infiammando di ardore il cuore dei sorani, con un legame speciale che con antiche tradizioni e precisi appuntamenti ricordavano e ringraziavano colei che benigna e propizia guarda e protegge tutt’ora la nostra Città, preservandola dai problemi, dalle angosce. Altra data importante scomparsa, il ricordo del ritrovamento del corpo, ogni 15 Settembre, celebrato con la processione del braccio argenteo fino al vecchio ospedale, e a conclusione il bacio degli ammalati alla reliquia. O l’omaggio nei giorni della festa con i drappi rossi che sventolavano da ogni finestra, tradizioni ormai abbandonate e dimenticate ma da riscoprire in quanto storia e bagaglio culturale e distintivo di un popolo.

In conclusione l’omaggio alla nostra patrona con le parole di Mons. Mario Morganti “il sacrificio di S. Restituta ha fecondato, nel corso dei secoli, una imperitura primavera di fede cristiana. Ha consegnato ai tempi le scintille di quel fuoco, che continua a divampare ancora oggi nel cuore dei sorani. Messaggera di certezze immortali, la giovane Martire ha posseduto una profonda capacità luminosa, tale da illuminare le menti, addolcire i cuori e rischiarare il destino del popolo sorano. Dal luogo del suo martirio… si è sprigionata una fiaccola ardente, che, spandendosi nel cielo di Sora, l’ha inondata di luce purpurea. E i sorani, riscaldati da quella fiamma, hanno scritto a caratteri d’oro la storia della loro fede e dei suoi trionfi.”(1)

Giorgio Scacchi

(1)- Vita di S. Restituta, Mons. Mario Morganti, 1975.

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