domenica 11 agosto 2013

Il sacrificio dei “Carabinieri Martiri di Fiesole” (di Rodolfo Damiani)

Il 12 agosto 1944, pochi giorni prima della liberazione di Firenze, a Fiesole tre carabinieri, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola, cadevano sotto i colpi di un plotone d’esecuzione nazista. Il sacrificio dei “Carabinieri Martiri di Fiesole”, immolatisi per salvare la vita di dieci persone trattenute in ostaggio, deve essere collocato nel giusto contesto storico proprio per evidenziare il contributo importante che l’Istituzione seppe offrire in terra toscana nel periodo tra il 1943 e il 1944.L’episodio di Fiesole presenta molteplici analogie con quello del vice brigadiere Salvo d’Acquisto. In entrambe le circostanze i militari scelsero di scambiare la loro giovane vita con quella di inermi cittadini destinati alla morte. Ed il valore di questa scelta – che assurge i militari a “martiri cristiani” caduti a difesa dei valori della solidarietà e dell’amore come sottolineò in una sua omelia l’Ordinario Militare, monsignor Angelo Bagnasco.

La rievocazione di quel tragico 12 agosto 1944 è particolarmente commovente davanti al Monumento sulla collina di Fiesole che ricorda l’episodio,  la tragicità degli eventi seguiti all’armistizio su tutto il territorio nazionale, ha evidenziato «quella ferma volontà di difendere la popolazione da ogni pericolo, da sempre patrimonio consolidato di tutti i Carabinieri». E se i nostri militari sono divenuti un punto di riferimento insostituibile per la cittadinanza, lo debbono proprio a questi uomini il cui «cosciente incontro con la morte ha elevato ad Eroi».  Ricordiamo che l’adempimento del dovere «deve essere uno stile di vita per i Carabinieri ed il ricordo di quanti ci hanno preceduti costituire un ideale punto di riferimento per perpetuare e confermare la dedizione dell’Arma. L’importanza e la sublimità del sacrificio di Sbarretti, Marandola e La Rocca viene giustamente ribadito da tutti coloro   che, dopo aver inquadrato storicamente l’episodio, evidenziano come la libertà per i tre martiri fosse solo a qualche chilometro di distanza. «I tre militari deliberatamente scelsero di essere interpreti della volontà di riscatto di un’Italia che anelava a liberarsi dalla tirannide, per risorgere dalla tragedia e riprendere il cammino di civiltà. Essi così non si sottrassero alla lotta e non esitarono a seguire la strada dell’onore». Infine, dopo aver posto in risalto i principi morali che da 199 anni hanno animato ed animano la storia dell’Arma, dobbiamo sottolineare come il monumento di Fiesole ci rammenti, in forma solenne, che «nessuna tenaglia può spezzare la Fiamma dei Carabinieri».«Giovani e meno giovani», insisto «dovrebbero avere ben presenti le figure di Sbarretti, Marandola e La Rocca, il loro sacrificio giunto al culmine di sofferenze e privazioni vissute dalle nostre popolazioni nelle tragiche giornate che si conclusero con la liberazione di Firenze». Quel periodo è stato uno dei più difficili ed al tempo stesso più esaltanti della storia dell’Arma. I militari, rimanendo al loro posto, sia nelle città che nelle Stazioni distaccate, si rivelarono un valido punto di riferimento per le popolazioni e per il movimento di liberazione. Tanti gli episodi che si succedettero tra l’8 settembre 1943 e l’agosto del 1944. Numerosi furono i comandanti di stazione che a rischio della propria incolumità dettero asilo e protezione a quanti temevano le rappresaglie dei nazifascisti. «Ma le pagine più significative»,ricordo per quanti per posizione di parte fingono di ignorarlo, «furono scritte da quei carabinieri che a centinaia militarono nelle formazioni partigiane operanti in Toscana ed in particolare nel Raggruppamento “Monte Amiata”, nella Divisione “Arezzo”, nella Brigata “V”, nella Banda “Simar” e nelle Formazioni Apuane. Episodi oscuri ma di grande valenza, che mettono in risalto cosa voglia significare combattere e morire per difendere non solo valori e ideali ma anche la vita altrui». Alle nostre voci  si è aggiunta quella messianica nel novembre del 1986 di Giovanni Paolo II, che raccoltosi in preghiera ai piedi del Monumento, espresse la sua ammirazione per loro. Il Santo Padre in quell’occasione disse: «Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che, come questi giovani, sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace e per la giustizia».

Anche a Sora abbiamo il Monumento ricordo dei tre martiri, di cui uno il più giovane  ALBERTO LA ROCCA  è sorano e il cui esempio dovrebbe essere insegnato e sottolineato nelle scuole e dovrebbe indicare i VALORI veri alla nostra gioventù, a cui presentiamo i vergognosi modelli di una classe politica la cui patria è il proprio tornaconto, il valore dell’uomo misurato con la consistenza del proprio patrimonio, la meritocrazia dominio dei furbetti e di chi  compiace i potenti. In occasione del 69 anniversario del martirio di ALBERTO LA ROCCA e dei suoi Commilitoni proponiamo un programma di incontri sui Diritti, sui Doveri , sui valori, sulla legge e sulla libertà, perché serva a noi come riparazione dalle aberrazioni a cui abbiamo portato la vita civile e ai giovani per affrontare il futuro con la certezza che i Padri, i Martiri e tutti coloro che hanno lottato contro la tirannide volevano un’ITALIA diversa,UNA   LIBERA INDIVISIBILE negli ideali Risorgimentali  DIO PATRIA FAMIGLIA.

Rodolfo Damiani

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