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Inaugurato l’Hospice di Isola del Liri: riflessioni di Augusto Viciguerra e Rodolfo Damiani

Oggi apriamo, in un ospedale totalmente rinnovato, una U.O., l’Hospice, che da tempo abbiamo voluto, aspettato e desiderato per questo territorio. Un luogo dove grande attenzione sarà posta all’uomo morente che vive una esperienza onirica fatta di sensazioni (anche musica, sapori, odori), di umori, di bisogni che andranno di pari passo ad esigenze di alta specializzazione assistenziale.

Ma tanti e forse troppi sacrifici ha richiesto tale realizzazione. La chiusura degli ospedali limitrofi nella speranza di un miglioramento dell’unico nosocomio che doveva restare aperto, quello di Sora, ha visto troppe aspettative infrante contro un sistema politico che ha guadato a due cose sole: la quadratura di bilancio e il protagonismo di persone, anche presenti in prima fila in questa inaugurazione, che pur di emergere ancora una volta hanno guardato al loro piccolo e misero orto.

Certo l’Hospice è segno di civiltà e di attenzione verso un malato che ha bisogni estremi, specialistici, e di alte competenze. È luogo dove l’uomo potrà avere, speriamo, le risposte che anche le famiglie di tali malati richiederanno. Bisogna però anche guardarsi indietro perché in tale posto ci si arriva solo dopo ed alla fine di un percorso lungo, complesso, impegnativo.

Lungo: perché le malattie che abbiamo trattato e tratteremo sono molteplici e diverse, dalle oncologiche alle neurologiche a quelle cardiologiche invalidanti.

Complesso: perché il malato non è stato seguito solo da un reparto, ma vista la complessità del caso molti specialisti lo hanno accompagnato nel suo travagliato percorso clinico ed ora necessita, ancora di più, di una visione collaborativa fra operatori sanitari di diverse branche specialistiche.

Impegnativo: perché è arrivato ad uno stadio dove la natura stessa della patologia, che ha già richiesto più di un trattamento in vari reparti, ora ha non bisogno ma la necessità di medici veramente impegnati, anche moralmente, e qualificati in tecniche di alta specialità.

Ora signori, immaginate un ospedale che ogni giorno che passa perde prestazioni sanitarie, non rinnova le apparecchiature, non vede sostituiti i numerosi sanitari che vanno in pensione e che in conclusione non da fiducia e risposte adeguate alle decina di migliaia di persone che salgono, speranzosi, quella salita di S.Marciano…

Non abbiamo mai taciuto.
Non abbiamo mai abbassato la guardia.
Non abbiamo mai voluto essere complici di questa annunciata disfatta sanitaria del nostro territorio per opera di meschini personaggi aggiogati alla politica dei numeri economici!

Ci permettiamo con molta umiltà di concludere richiamando la parole di Papa Francesco sul tema della Salute:
«La crisi di oggi non è tanto economica quanto morale. Il taglio lineare delle risorse alla sanità e’ offensivo per la vita umana e rischia di far considerare la vita come semplice “oggetto di scambio”». Tutti noi dovremmo dare ascolto a questo UOMO!!!

Augusto Vinciguerra
Rodolfo Damiani

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