5 anni fa

Intervista ad Antonio Conte autore de “Il Fiume e le Pietre – La città nella ricerca storica” (di Gianni Fabrizio)

Si legge e si sfoglia volentieri il volume di Antonio Conte: “ Il Fiume e le Pietre – La città nella ricerca storica”. Chi meglio di lui ce lo può presentare ed illustrare?

Come è nato questo libro e perché?

“È un atto d’amore verso la città, la SORANITÀ dei grandi della storia  e le aspettative delle nuove generazioni del terzo millennio che ancora devono avere coscienza del passato per capire il presente. Lo studio del territorio per ridisegnare la topografia antica del Sorano conosciuta sotto taluni aspetti durante la mia lunga attività nel cuore propulsivo della città, per mettere in risalto quelle importanti risorse naturali dei tre sistemi vallivi che  guidarono, consigliarono, indirizzarono l’uomo  nel processo di localizzazione  dei primi agglomerati urbani.

Le cartografie idrogeologiche dell’Alta Valle del Liri insieme alle indagini geotecniche sono state il punto di riferimento di una mirata ricerca con il metodo della contemporaneità, vale a dire lo studio dei sistemi abitativi e costruttivi, della vita sociale e dei culti religiosi del popolo, del territorio,   dei mutamenti climatici, nelle azioni e nelle situazioni contemporanee dei dissesti causati dai fenomeni delle piene del F. Liri, dai terremoti,  nel corso delle trasformazioni urbanistiche avvenute in oltre XX  secoli della nostra storia.

Una storia vasta  e  complessa di avvenimenti analizzati in due distinti periodi storici. “La città nella ricerca storica” per percorre i tempi della prima  presenza dell’uomo nella Valle Sorana, delle urbanizzazioni successive  dei Volsci, dei Romani, dei Vescovi, del Medioevo,  dei Boncompagni,  del primo ottocento con l’industrializzazione della Valle iniziata dai Francesi di Napoleone e concretizzata dai Borboni e del periodo unitario e post-unitario dell’Unità d’Italia. “La città nella vita vissuta del secondo novecento”, per far conoscere  un progetto di sviluppo nei programmi della Storia Urbanistica degli ultimi 50 anni”.

Dove ci riconduce questo racconto del fiume?

“Il racconto del fiume ci riconduce alle Primavere Italiche, quando “ab origine”,   le prime tribù,   nel percorrere il suolo italico alla ricerca di stabile e sicura dimora, scelsero di costruire i loro villaggi   sulle cime di rocciose colline distribuite a margine di due fiumi storici, in un territorio dal toponimo Sor ( Sora)  da un idioma indoeuropeo  riferito all’aspetto fisico dei siti abitati estesi a Nord, ad Est, a Sud,  dal  greco “soreùo” (accumulo, ammucchio, ricolmo) o  sòros (monticello di terra).

Nella integrazione sociale  con i Volsci e  con i Romani il popolo si forgiò nella splendente armatura della soranità, riuscendo, nel corso della storia, a sopravvivere alla caduta dell’impero, alle  invasioni barbariche, ai flagelli del colera, della peste e, nelle sofferenze  dei  devastanti terremoti e dell’estrema povertà,   ha sempre saputo dare,   con la forza d’animo e l’ingegno,  prestigio ed onore alla propria città capoluogo di un grande distretto  primo polo industriale del Regno Borbonico”.

Quali sensazioni ti hanno guidato?

“Tante gradevoli sensazioni nel dare volto ad  aspetti sconosciuti della città antica:

  • la struttura sociale degli Aborigeni   con le tombe  ad inumazione  nel culto del Dio Sole scoperte a margine della  più importante pista che metteva in comunicazione i villaggi sparsi nel territorio (Cellaro);
  • il vero perimetro delle Mura in Opera Poligonale Volsca e Sannita  sul costone  Nord;
  • le motivazioni idrauliche che portarono i Romani alla  rimodulazione dell’alveo del fiume e della rete scolante secondaria per creare la città nella forma urbis di valle;
  • il ruolo del grande canale nella Centuriazione Romana;  
  • i momenti storici dell’architettura abitativa, dell’economia agricola, di produzione ed esportazione, dei culti religiosi praticati dal popolo   verso il  Sole, la  Flora e l’ Acqua, gli Dei ellenici ed  egizi, nel  linguaggio muto delle pietre;
  • la presenza di altri sacelli pagani sul colle dell’Episcopio,  zona retrostante il tempio della triade capitolina,  accertata  dai lavori promossi dal parroco della Cattedrale di S. Maria, Mons. Alfredo Di Stefano; 
  • la misteriosa  ubicazione dei  templi di Iside e di Separide ( Dei della dinastia dei Tolomei), proiettata dalla dottrina Esoterica nella scenografia del Liri;
  • le finalità ambientali applicate dall’imperatore Claudio  nel prosciugamento del lago Fucino e riprese dal Principe Torlonia;
  • il dimensionamento della città imperiale con la Piazza D’Oro ed il Serapero (Macellum),  affermatasi  fortemente per la sua posizione strategica a margine di un importante sistema stradale radiocentrico che metteva in comunicazione tutto il territorio vallivo  con le più importanti aree mercantili;
  • l’esatta epoca di edificazione del rione cittadella nell’area sud della Città dei Vescovi;
  • il rinnovato sistema stradale della Scuola di Acque e Strade  dei Francesi di Napoleone, concretizzato dai cattolici Borboni;
  • le motivazioni politiche  del ventennio fascista che sacrificarono il luogo più amabile e sacro della cristianità sorana, nelle Piazze S. Restituta e Orto dei Santi”.

Perché hai scelto l’Aula Magna del Polo Didattico di Sora per la presentazione ufficiale?

“La presentazione  “La città nella ricerca storica” nell’Aula Magna Polo Didattico di Sora, Università di Cassino e del Lazio Meridionale, è strettamente dipendente alla storia di Sora e dello stesso palazzo   edificato su un impianto d’epoca imperiale, indicato  da un  grande FIGLIO di questa terra, il Venerabile Cardinale Cesare Baronio per costruire il nuovo ospedale di S. Spirito, Priorato di Sora, con i grandi massi che uscivano dal suolo, nell’intento di istituire nei vetusti locali del Priorato una Scuola dei Gesuiti.

L’iniziativa fu ripresa,  all’inizio del XVII secolo, dalla duchessa  Costanza Sforza Boncompagni dei Conti di Santa Flora che nell’edificare sugli immobili dell’ex  ospedale il Collegio dei Gesuiti, realizzò   qui sui ruderi a lato della Via  Porta di Corte ( decumano della centuriazione romana)  le  Carceri,  poi trasformate, dopo il rovinoso terremoto del 1915, nel Palazzo degli Uffici ovvero nel Regio Istituto Tecnico C. Baronio, oggi Polo Didattico Universitario.

La prova è nell’iniziativa promossa  dal grande giurista sorano Prof. On. Vincenzo Simoncelli, che, per esaudire il desiderio dell’onorabile Cardinale, s’impegnò instancabilmente, sul finire dell’ottocento, affinché il primo Civico Ospedale della SS. Trinità sorgesse appena a valle di Piazza Cerere, ora Garibaldi, sulla strada regia dei Borboni, il viale Napoli, proprio sul fronte opposto alle Carceri dei Boncompagni”. 

È vero che Sora è stata  la città più distrutta e ricostruita d’Italia?

“Si, Sora è stata la città più distrutta e ricostruita della Penisola Italica per le calamità naturali dei rovinosi terremoti a ricorrenza trecentennale,  succedutisi nei venti secoli della nostra storia, catalogati dal Baratta, dai momenti in cui gli imperatori romani, Augusto I sec. A. C., Traiano, I-II sec. D.C., imposero nuove disposizioni costruttive per dare sicurezza agli edifici delle insule sempre soggetti a collassi strutturali e dalle Passio riguardanti il  martirio di S. Giuliano (161 D. C) e di S. Restituta per le rovine della primitiva chiesa. Una città ricca di un patrimonio artistico ora  scomparso per le sconvolgenti calamità naturali del passato ed anche  per le strategie politiche dei primi 150 anni dell’Unità d’Italia.

Tra le diverse  ricostruzioni dell’abitato quelle più significative si identificano nel X e nel XX secolo. La prima avviene dopo l’edificazione della Cattedrale, sul  colle  del distrutto centro economico e religioso pagano. La città  abitata  da un popolo decimato dalle invasioni barbariche e falcidiato dalle epidemie dei duri e lunghi secoli dell’età del ghiaccio, viene ampliata e fortificata dall’amministrazione dei Vescovi, secondo i criteri urbanistici dell’epoca, basati sulla necessità, spontaneità ed irregolarità, per l’assenza di qualsiasi pianificazione. La popolazione  nella forza  della fede misericordiosa del Cristo e con una economia agricola molto povera, riuscì a  registrare segnali di crescita demografica con  la scomparsa  delle gravi epidemie.  La ricostruzione dell’abitato antico nel XX secolo ricorda per finalità quella operata da Boncompagni dopo il disastroso sisma del 1654. La ricostruzione ed ampliamento della città iniziata nel 1920, dopo  l’approvazione del piano regolatore, con l’amministrazione guidata dal sindaco socialista Annibale Vitti viene proseguita dai tre Podestà del ventennio fascista”.

E i fattori che favorirono l’aggregazione dell’abitato?

“L’ambiente e l’organizzazione monastica, favorì più che altrove l’aggregazione dell’abitato. 

Nella diocesi di Sora, tra l’XI e il XIII secolo, la presenza di numerose chiese e monasteri ebbe una influenza determinante non solo ai fini  del consolidamento e dell’incremento della vita cristiana,  dando  cura e  carità ai poveri ed ai malati, ma soprattutto allo scopo di  favorire lo sviluppo agricolo e sociale con la costruzione di magazzini, granai e cantine, di manufatti  per la lavorazione dei prodotti della terra (molini e montani) e di case. Nel 1200 d. C , con  l’abbassarsi nuovamente delle temperature, tornarono a propagarsi la peste, il colera ed i tanti morbi contagiosi per le carenti condizioni igieniche in cui viveva il popolo, minato nel fisico dalla cattiva alimentazione per la scarsità delle messi prodotte dalla terra tormentata dal clima rigido della piccola età del ghiaccio medioevale. In questo secondo periodo del grande freddo, che si protrasse fino al XVII secolo, l’attività caritativa della Chiesa fu molto incisiva e, per assistere i malati,   fece sorgere i primi “hospitali” o “senodochi”  a cura delle parrocchie,  delle confraternite, grazie anche  alla beneficenza delle famiglie più agiate”.

Perciò Sora ha assunto un’anima”Guelfa”?

“Da queste lontane ed antiche radici si possono far risalire i valori profondamente Guelfi della città di Sora. Un territorio che, nel corso della sua lunghissima storia, è stato continuamente condizionato dalle influenze delle dinastie straniere che si sono avvicendate al suo governo.

Dopo il periodo delle guerre tra guelfi e ghibellini,  delle distruttive calamità naturali e delle congiure de baroni  che procurarono  nuove distruzioni e povertà, ritroviamo una città  ricostruita  con le potenti famiglie dei D’Angiò, dei Cantelmi, dei Della Rovere, dei Boncompagni  e  nel primo ottocento, con l’industrializzazione dei cattolici Borboni,  nacque  la nuova tipologia della fabbrica-villa che qualificò la Valle Sorana ” La Manchester ” del Regno delle due Sicilie.

Nel primo novecento, la città giardino  con il Corso, merito della numerosa famiglia dei “ Cenci”, la scenografia dei bellissimi Palazzi   allineati lungo  la Riviera di Levante specchiati nelle verdi acque del Liri, il parco fluviale del Transliri con le romantiche passeggiate in barca, decoro e orgoglio dei   nostri antenati, è distrutta in pochi secondi   dal disastroso sisma della Marsica del 13 gennaio del 1915.

Ricchi,  poveri, letterati, artisti, artigiani  cominciarono  a vivere in un nuovo rione di baracche, affratellati nel dolore con l’ardente desiderio di ricostruire  subito la loro Sora.

Le numerose famiglie,  nello scenario miserabile della precarietà e  della lunga attesa  in ricoveri malsani, vissero soffocando nell’animo l’urlo di dolore, vivo, forte della imprevedibile scomparsa, in quel disastroso giorno, della casa, dei famigliari, degli amici, dei conoscenti, le sofferenze della povertà, i 312 morti della grande guerra, la febbre perniciosa e la “spagnola”- 1918-, che fece strage della popolazione denutrita. La popolazione  si affida alla Santissima Madre di Dio ed amplia, sul ponte dell’antico canale della centuriazione  romana, la  cappellina di Maria SS di Costantinopoli.

Uno spazio sacro limitato, figlio della miseria di quei tristi lontani giorni, che la comunità ed il parroco don Paolo Galante cercano oggi di rendere sempre più confortevole.

Il popolo, erede di tanti sacrifici, è ancora  in attesa come i loro nonni   e genitori di vedere una  chiesa più spaziosa capace di ricevere in modo agevole i componenti della famiglia di S. Giuseppe Artigiano per glorificare il dono del Battesimo, del Perdono, della Verità e della Vita ed anche per poter allontanare con la preghiera  i segni malefici che continuano a frenare la migliore qualità della vita nel Rione, nella Città ovvero  lo sviluppo sostenibile  di tutta la Valle Sorana”.

Quale importanza, allora, ha avuto l’urbanistica nel novecento?

“Alla fine dell’ottocento, le nuove correnti  di pensiero sulla riqualificazione ambientale di Parigi, caratterizzata dagli sventramenti dell’ architetto Hausmann,  fecero subito capire che l’urbanistica sarebbe entrata nelle linee generali della Politica.  In quel movimentato periodo in Italia le leggi del 1865  impegnavano le amministrazioni comunali a  garantire nelle città l’ordine pubblico e l’igiene cittadina.

Il regolamento edilizio comunale di fine secolo XIX curava il decoro urbano e la salubrità del centro abitato, mentre nelle campagne l’edificazione era libera. Nel novecento, l’urbanistica, diventata il motore aggiuntivo delle  soluzioni politiche, prima con il  razionalismo del regime fascista e poi con le strategie del riassetto territoriale nazionale della prima repubblica, ha portato  la Valle Sorana ad un lento e graduale isolamento dai circuiti virtuosi dello sviluppo”.

È stata una piacevole ed istruttiva conversazione, molto intensa e coinvolgente. Parlando di Sora, il tempo è volato. Anche perché ho scoperto ed imparato molto. Ecco, questo è un libro che non può e non deve mancare in nessuna casa e famiglia sorana. Per chi, da sorano, vuole conoscere di più le proprie radici e continuare ad amare Sora, il volume: “ Il fiume e le pietre – La città nella ricerca storia”, lavoro, ricerca, fatica, sentimento ed anima di Antonio Conte, deve avere un posto privilegiato in ogni biblioteca che si affaccia lungo il sinuoso percorso del fiume Liri.

Gianni Fabrizio

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