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Istituto Comprensivo Sora II: soranità, amor patrio e tanta energia [FOTOGALLERY]

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Per concludere Inno di Mameli e tutti a cantare con la mano destra sul cuore. Quella che abbiamo scelto come copertina è l’immagine a nostro avviso più dolce della giornata di ieri, dedicata allo spettacolo di fine anno dell’Istituto Comprensivo Sora II, che si è svolto nel cortile della Scuola Primaria “Riccardo Gulia” situata nel popolare rione di San Rocco.

Gli allievi, sapientemente guidati dal Dirigente Prof. Sandro Rapini e da uno splendido gruppo di docenti, hanno dato vita sotto un sole finalmente caldo, a varie performance di canto e danza, intervallate anche da rappresentazioni teatrali in dialetto sorano e dalle tradizionali premiazioni.

Non poteva mancare ovviamente l’esibizione delle Ciocie Ballerine, accompagnate da musicisti del coro abruzzese “Rio Folk” di Roccavivi, paese della vicina Valle Roveto. Entrambe le formazioni hanno indossato il proprio costume tipico, rappresentando insieme la testimonianza del naturale incontro di culture che da secoli si ripete qui a Sora, la “Porta ‘e tre Reggiune”, come la definì orgogliosamente il poeta sorano Riccardo Gulia.

Appartenuta alla Campania fino al 1927, caratterizzata da una Diocesi che si estende da secoli fino a Capistrello ossia per tutta la Valle di Roveto, attualmente in Provincia di Frosinone nel Lazio, Sora è da sempre territorio di confine e pertanto influenzata nel dialetto, negli usi, nei costumi, nella cucina, in ogni campo, da più culture.

Tale “mix” è stato anche stavolta, a nostro parere, egregiamente preparato dal Comprensivo Sora II, che mostra costantemente la sua infaticabile propensione alla difesa delle tradizioni locali e nazionali. Contestualmente, l’esecuzione dell’inno nazionale italiano con mano sul cuore da parte degli allievi, ha inghirlandato tutta la manifestazione con un tocco di sentimento d’altri tempi e di cui avevamo davvero bisogno.

I volti dei bambini che scandivano le parole di Mameli musicate da Novaro sono ancora ben presenti nella nostra mente, messa a dura prova da una crisi che non vuole proprio smettere di tormentarci. I loro sguardi mentre cantano l’amor patrio sono l’unica speranza che abbiamo per rivedere, prima di chiudere definitivamente gli occhi, un’Italia nuovamente piena di vigore e prosperità. Proteggiamo i loro sentimenti puri ed innocenti, non uccidiamoli con la nostra disillusione.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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