giovedì 11 aprile 2013 871 VISUALIZZAZIONI

L’INTERVISTA – Vincenzo Montes De Ocă: come cucirsi addosso la vita (di Raffaele Sciarretta)

Tra “cappuccio” e brioche questa mattina ho avuto il piacere enorme di raccogliere scampoli di vita da un grande artigiano della nostra sartoria. Vincenzo Montes De Ocă si racconta in questa intervista estemporanea e ci fa riassaporare l’entusiasmo di un tempo verso le passioni che i più fortunati trasformano in lavoro.

Caro Vincenzo, quale era il tuo lavoro da giovane?
Io ho fatto il sarto da quando avevo sette anni. La mattina a scuola ed il pomeriggio nella sartoria di Fulvio Tomei, poi a dodici anni ho confezionato il mio primo pantalone da uomo ed intorno ai diciassette anni ero già in grado di tagliare e cucire stoffa, tanto da creare un vestito su misura.

Ma la tua formazione professionale da sarto come è avvenuta?
Sotto la guida di tre nomi per me importantissimi, quali Giuseppe Masi di Frosinone, che è stato uno tra i più bravi sarti d’Italia, Fernando Alonzi, che ha dato un tocco di personalità alla mia sartoria, ed in fine Giuseppe Di Domenico, che io chiamavo “Maestro”.

Quando hai avuto la sicurezza di poter aprire da solo una sartoria?
Ho aperto la mia sartoria a vent’anni, subito dopo misi due ragazzi e lavoravamo tutti i giorni, incessantemente, tanto da dover delegare a collaboratori esterni al mio laboratorio alcuni lavori di sartoria.

Mi hai detto che usavi la macchina da cucire molto poco, perché?
Perché il mio lavoro è, quasi del tutto, fatto ad “ago”. Ad esempio, in un vestito da uomo il filo che impuntura la manica davanti deve avere una lunghezza che non coincide con la lunghezza interna alla manica stessa, in modo tale che non “razza”. Cosa che non accade con la macchina da cucire.

Il tuo primo capo cucito interamente da te a mano è stato un pantalone. Parlaci di questo ricordo.
Sono passati anni! In dialetto sorano si dice “sopr’ a man’”, cioè puntellare la stoffa, ad esempio di un pantalone, in ogni suo punto a mano con i “punti lenti”. Io ricordo che prima si prendeva un pezzo di stoffa e si iniziava a disegnare, con precisione, le diverse “asole lucide”, cosa che oggi si fa esclusivamente con la macchina.

Ti ho sentito spesso parlare di cucitura con filo di seta.
Perché non è la stessa cosa! Un taglio della stoffa per creare un’asola va sempre cucito con della seta ed inoltre il senso dell’ago appare diverso a seconda che il taglio della stoffa sia fatto in senso orizzontale, od obliquo.
Mi diceva il mio “Maestro”, ricorda che sarti si è perché hai studiato, “sàrtori” sono coloro che, oltre ad essere bravi, hanno quel tocco in più che li rende unici.

Raffaele Sciarretta – Sora24

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