sabato 20 ottobre 2012

La disoccupazione record, Brecht e il voto in primavera. SOS Italia (Sacha Sirolli)

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Così recita l’articolo 3 della nostra Costituzione, uno dei libri più interessanti che abbia mai letto.

Senza lavoro però non si può avere dignità sociale. In Italia viceversa i numeri sulla disoccupazione parlano chiaro e sono drammatici. Sempre più ragazzi non hanno un lavoro ed è una condizione in crescita. Almeno uno su tre non ha un impiego. Di contro, tra fabbriche che chiudono ed il taglia taglia della spending review, anche chi un lavoro ce l’ha rischia di perderlo. Addirittura mi dicono che tanti pensionati italiani, per arrivare a fine anno con la minima, emigrerebbero almeno sei mesi in Africa, magari a Malindi in Kenya, o lì dove possono vivere dignitosamente con 400, 500 0 600 euro di pensione al mese.

Perciò trovo condivisibile il pensiero di Giampiero Catone, componente della Commissione Bilancio della Camera e direttore politico del quotidiano “la Discussione”, quando dice: “I dati relativi alla disoccupazione giovanile in Europa sono drammatici; se la Grecia (55%) e la Spagna (53%) hanno più disoccupati che giovani lavoratori, l’Italia segue con un 35% e la media europea è salita al 25% il che dimostra quanto poco si stia facendo per garantire un futuro all’Unione Europea. Mentre stiamo compromettendo il futuro dei nostri figli, i leader di Francia e Germania tornano a litigare su spread, bilanci, commissioni di controllo, con l’Italia che torna mestamente a fare da spettatrice continuando a preferire la tutela degli interessi dell’alta finanza piuttosto che quella delle famiglie e delle fasce socialmente più deboli”.

Io a 38 anni il lavoro ce l’ho, e forse me lo sono meritato. L’ho cercato, l’ho trovato, me lo tengo. Così la mattina, quando prendo il Cotral a Sora S.Domenico, con l’esercito di pendolari diretti a Roma, lo faccio con orgoglio. Però ogni tanto perdo qualche compagno di viaggio che magari, da precario, retrocede a inoccupato suo malgrado. Perciò, quando alle 6 di mattina, vicino la fermata al bar di S. Domenico, vedo l’infermiera ventenne di Broccostella che va a lavorare al Policlinico di Tor Vergata non sono contento, nè sollevato. Perché so che è part time, a tempo determinato, più precaria di me. Lei ha la mia solidarietà in quanto ho ben presente i versi di Brecht.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Ecco, se sto zitto, temo che un giorno verranno a prendere anche me. Come successo agli operai della Videocon, a tanti ex professionisti, imprenditori e commercianti italiani. Se non si cambia questo stato neoliberista anch’io perderò il mio lavoro. Quando succederà me ne andrò dal bel paese che non è per giovani e donne, perché non sentirò più la democrazia sulla mia pelle.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Articolo 3. Ma senza lavoro nessuno può avere pari dignità sociale o vivere democraticamente.

Questo è il momento di protestare e di votare per cambiare l’Italia, altrimenti, forse, non rimarrà più nessuno.

Il direttore responsabile di Sora24 – SACHA SIROLLI

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