La lettera di un’immigrata sorana residente all’estero

Riceviamo e pubblichiamo il testo scritto da una signora sorana residente all'estero.

«Io vi auguro di non dover lasciare mai la vostra terra, vi auguro di non sentire quel magone nel cuore ogni volta che prepari la valigia per andare via di nuovo, vi auguro di non dover mai abbandonare i vostri amici, la vostra famiglia, per cercare la felicità altrove. Felicità poi, si è vero quando si va via si pensa sempre ad un futuro migliore, finalmente stai scappando da una realtà che non ti da futuro, per andare in un altra nazione dove il futuro invece te lo da eccome!

Eppure chi rimane vede la tua vita come bellissima: ristoranti, macchina nuova, viaggi ecc… ma non sa cosa c’è dietro, non sa cosa significa vedere gli occhi dei tuoi cari pieni di lacrime, sperando che un domani tutto questo via vai finisca, non sa cosa significa non trascorrere le feste a casa con chi ami, non sa che in realtà ti senti tanto solo sopratutto quando dopo una giornata NO torni a casa e non c’è nessuno con cui poterti sfogare o che ti abbracci e dica che va tutto bene, non sa cosa significa la mancanza della tua terra,il disagio di non potersi far capire perché loro parlano un’altra lingua, non sa cosa significa sentirsi dire “sei venuto qui a rubare il lavoro”.

No, tutto questo non lo sa! Certo che poi tutto questo ci porta ad essere anche un po’ rompicoglioni eh! Non solo un’altra nazione ci sta dando un’altra possibilità e noi che facciamo? Ci lamentiamo del tempo che non sarà mai bello come in Italia, che il cibo non è buono come quello italiano, che non hanno la stessa cultura nostra e quindi vogliamo educarli a modo nostro, potrei scrivere un libro di tutte le lamentele che ho sentito in tutti questi anni dagli italiani all’estero (Io in primis eh!), però io ogni giorno ringrazio il Signore di aver trovato una nazione che mi ospita con i miei pregi ed i miei difetti (lamentele incluse), che per fortuna nonostante i razzisti io, un’immigrata, ho i loro stessi diritti e doveri!. Un’immigrata Italiana, Sorana come voi!»

Nota: La signora ha chiesto di restare nell’anonimato.

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