10 maggio 2014 redazione@sora24.it
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La Rivoluzione è sempre a portata di mano!

Come ha scritto un nostro lettore in un suo post pubblicato sulle nostre pagine, per cambiare o quantomeno migliorare il Sistema Italia è necessario cominciare un'opera di pulizia dalla sua base, alias il Popolo, cioè noi; che, è bene sottolinearlo, siamo i principali colpevoli di tutto quel che sta accadendo in questi mesi. Dunque, siamo cornuti e mazziati? Sicuramente si.

Come ha scritto un nostro lettore in un suo post pubblicato sulle nostre pagine, per cambiare o quantomeno migliorare il Sistema Italia è necessario cominciare un’opera di pulizia dalla sua base, alias il Popolo, cioè noi; che, è bene sottolinearlo, siamo i principali colpevoli di tutto quel che sta accadendo in questi anni. Dunque, siamo cornuti e mazziati? Sicuramente si.

La compravendita dei voti non è una scoperta: si pratica più o meno dal giorno successivo alla proclamazione della Repubblica Italiana. Anche a chi scrive, in occasione delle provinciali 2009, arrivarono inviti (ovviamente declinati) per l’acquisto di pacchetti di preferenze. Il funzionamento del meccanismo è semplice:  un “capoclan” avvicina un candidato, anche per la strada, e gli propone un numero di voti appartenenti a suoi amici, parenti, abitanti del suo rione o della sua contrada, chiedendo in cambio “qualcosa”; nella totalità dei casi quel qualcosa equivale a una somma di denaro.

Immaginando di rivedere lo stesso “film” in ogni angolo d’Italia, si capisce chiaramente il motivo per cui nella politica nazionale esista una percentuale di stupidi maggiore rispetto a tutti gli altri contesti sociali, economici e professionali dello Stivale. La colpa del degrado amministrativo in cui viviamo, non è di chi compra il voto, ma di chi lo vende.

Una soluzione al problema? Sapere, informarsi, leggere, interessarsi. Scegliere non per sentito dire, ma direttamente; conoscere la storia del candidato che viene sottoposto alla nostra attenzione, non attraverso le parole del promoter, bensì indagando. In una parola: partecipazione, alias libertà.

A tutto questo va associata una buona dose di coraggio: non si può e non si deve restare sottomessi per tutta la vita a chi ci ha trovato un lavoro, una casa e quant’altro grazie al suo ruolo politico. Colui che ci ha beneficato ha potuto farlo perché eletto grazie ai nostri voti: dunque, siamo in perfetta parità. Certo, la gratitudine è cosa buona e giusta, ma non deve trasformarsi in schiavitù, perché in tal caso si abitua il “benefattore” a fare e disfare a proprio piacimento.

La rivoluzione, in un sistema democratico, è sempre a portata di mano: non servono armi, bastano una matita e una scheda elettorale.

Lorenzo Mascolo

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