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L’acqua che beviamo può danneggiare la salute, ecco perché

Pochi ne sono a conoscenza, ma qualche rischio per la salute bevendo acqua imbottigliata si corre.

Avete mai sentito parlare di “antimonio”? Si tratta dell’elemento chimico della Tavola Periodica con numero atomico 51 ed è indicato con “Sb”, che deriva dal Latino e vuol dire stibium, cioè bastoncino. Ok, ma cosa c’entra con l’acqua potabile? C’entra eccome, perché è contenuto nel PET, vale a dire in quel materiale che si utilizza per l’imbottigliamento delle acque naturali ed effervescenti.

A temperature maggiori di 50°C, l’antimonio a tante altre sostanze contenute nella bottiglia, possono entrare in circolo nell’acqua, diventando potenzialmente dannose per l’organismo umano.

Potrebbe succedere durante le attività di carico e scarico svolte in piena estate, con grandi quantità di bottiglie collocate anche temporaneamente outdoor e sotto il sole. Potrebbe succedere anche nella fase di stoccaggio dell’acqua a causa delle temperature dei macchinari che si occupano di tale fase della produzione.

Come evitare il problema? Difficile dirlo, visto che in media ogni italiano consuma circa 250 litri d’acqua imbottigliata l’anno. Una soluzione c’è ed è quella che ci riporta all’antico, cioè il vetro: in buona sostanza bisognerebbe tornare alla classica brocca riempita dal rubinetto.

Peccato che dai numeri si evinca che sempre meno nostri connazionali apprezzano il “sapore” dell’acqua di casa, basti pensare che la quota di consumo sopra menzionata è una delle più alte al mondo e quindi, purtroppo, ci rende anche “campioni” nell’inquinamento dei mari con microplastiche derivanti dal PET.

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