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L’ApertaMente: «Grande successo per il convegno “Il Trasloco – Da donazione a dono”»

Grande successo per il convegno tenutosi a Roma il giorno 6 Aprile presso la Sala Alessandrina dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, dal titolo “Il Trasloco – Da donazione a dono”, trasmesso in diretta streaming da PEGASO TV.

Un incontro a metà tra teatro e scienza: un crescendo di emozioni, grazie agli illustri ospiti che si sono susseguiti. L’evento è stato organizzato dal Coordinamento Europeo delle Nazioni Unite Academic Impact per il Giubileo dell’Educazione e dall’Istituto Europeo Pegaso Onlus, con l’ausilio organizzativo di Nonsolochiara Onlus e di L’ApertaMente, in collaborazione con Radio Vaticana e con il supporto del Centro Nazionale Trapianti. I lavori sono stati introdotti da Domenico Di Conza, portavoce delle Nazioni Unite Academic Impact e Responsabile Unico del Giubileo dell’Educazione.

Nella prima parte, un singolare monologo-dialogo , scritto e magistralmente interpretato da Laura De Luca, con il sostegno musicale del Maestro Mauro Restivo e l’apporto scientifico di Elio Sena, ha rappresentato la storia immaginaria di una dializzata in procinto di sottoporsi a trapianto di rene.

Nella seconda parte della serata, le provocazioni e i temi lanciati dal testo sono state raccolte da:
Alessandro Nanni Costa, Direttore Generale del Centro Nazionale Trapianti – Vincenzo Passarelli, Presidente Nazionale AIDO – Associazione Italiana Donatori d’Organi – Laura Mazzeri, autrice di “Tra due vite” (Giunti editore) – Padre Augusto Chendi, M.I. Sottosegretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari – Francesco Niglio, della Caritas Diocesana di Foggia e dell’ANED, Associazione Nazionale Dializzati e Trapiantati. Ha moderato Daniela Bruzzone CPO RAI.

La giornata è stata dedicata ad Helena nel primo anniversario della sua morte, avvenuta il 6 Aprile 2015, deceduta dopo un trapianto.

Le donazioni ricevute andranno a favore dell’Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, in una cerimonia pubblica.

La molteplicità degli enti organizzatori (enti sanitari, associazioni di volontariato, organi di informazione, federazioni di categoria) è indizio che solo in rete si può giungere ad una efficace diffusione della cultura della donazione: del resto, proprio grazie a un armonico coordinamento fra tecnici, operatori sanitari e parasanitari, pubbliche amministrazioni, trasportatori specializzati e perfino forze di polizia, funziona efficacemente ogni giorno in Italia il sistema dei trapianti.

Una delle associazioni organizzatrici, l’ApertaMente, con sede a Sora intende promuovere sul territorio la “cultura del dono” mediante il supporto di Enti e Istituzioni preposte.

La Presidente, Tiziana Di Vito, confessa quanto sia difficile in Italia parlare di trapianti d’organo . A fronte di una struttura tecnico-sanitaria molto efficiente e già da tempo collaudata, la pubblica opinione tende a rifiutare o a rinviare sine die riferimenti a un argomento molto delicato sotto vari profili.

“Il nostro compito è quello di informare perché solo la conoscenza vince la paura permettendo un vero e proprio trasloco di mentalità, che potrebbe salvare la vita di tante persone. Ogni anno, si eseguono in Italia quasi 3.000 trapianti, ma le persone in attesa sono più di 10.000, mentre circa trenta ammalati ogni giorno, muoiono prima ancora di essere in lista.

È importante confrontarsi, parlare con chi soffre e con chi ce l’ha fatta, capire quanto sia importante il nostro “dono”. Per molte persone il trapianto è l’unica via possibile per sopravvivere, per altre è la speranza di guarire da gravi malattie o l’occasione per migliorare la qualità della propria vita.

“Donare” qualcosa di noi stessi o dei nostri cari, in un momento di grande dolore , rappresenta un vero atto d’amore e solidarietà.

In una società in cui regna sempre più spesso l’egoismo e l’individualismo , bisogna far capire soprattutto alle nuove generazioni l’importanza della donazione degli organi.

Per fare ciò bisognerà inventarsi nuove forme di comunicazione che possano raggiungere piú facilmente i giovani. Anche questo servirebbe a rilanciare una cultura sociale e di solidarietà.

“Donare” a chi non potrà mai darci nulla in cambio, è l’atto più generoso che possiamo compiere nella vita , anche se può sembrare riluttante il solo pensiero della propria morte.

Questa vita, che tutti noi abbiamo ricevuto in dono, ha un profondo valore e quando il nostro cammino viene interrotto è bello sapere che aiutiamo qualcun altro a proseguire il proprio.

È bello, inoltre, pensare che si continua in qualche modo a vivere attraverso gli altri.”

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