2 aprile 2014 redazione@sora24.it
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L’artista sorano Antonio Notari espone a Cassino

La mostra è si il trionfo dell’arte ma è anche una ribellione alla crisi , è anche l’atto di volontà di chi vuole andare oltre.

«Cassino è una città che a settanta anni dall’Apocalisse ha sfruttato tutte le opportunità a cui ha avuto accesso, non ultima quella culturale, memore e depositaria dell’eredità di San Benedetto. La città ha assunto negli anni un assetto moderno, con le opzioni finanziarie, commerciali ed industriali senza dimenticare l’Arte, fruibile attraverso spazi multifunzione ove fare teatro, musica e ammirare opere grafiche e  scolpite.

In questa accezione Antonio Notari, il sorano con Napoli nel cuore e non solamente, è la scelta fatta per la Mostra di Primavera, aperta dal 28 c. m. presso la biblioteca Malatesta , dove circa 40 opere del Maestro saranno fruibili dai Cassinati. In una sala gremita , ben oltre i cento spettatori, concorrevano all’Evento l’Amministrazione Comunale presente con il Consigliere, Manager degli eventi, dott. Saccucci, l’Assessore alla Cultura Dott. Grossi, un benemerito della crescita culturale e il   poliedrico  Consigliere Tortolano, il Prof. Calabresi , un critico di alta scuola , di grande cultura classica, l’Omero dell’Ulisse Notari e infine la preziosa Annamaria Giordano responsabile organizzativa. In questo contesto Notari , che come tutti i grandi rompeva il suo silenzio artistico con una serie di opere che rendono assordante l’epilogo del suo silenzio e dona alla intuizione artistica una serie di opere che sono un saggio della sua ricerca   “Panta  Rei”  senza strappi , perché come la Natura “ non facit saltus”.

Un particolare ringraziamento al sensibile Dott. Alberto La Rocca, nella veste di Mecenate attento e disponibile. L’INCIPIT  è una sorpresa , potremmo dire dei quadri musicali, demiurghi il Maestro Filippo Capoccia, un clarinetto alla New Orleans e Roberta Venditti, pianoforte di buona scuola, che anticipano le sinfonie delle immagini e la melodia dei colori in un trionfo di luce. Ottima l’esecuzione, ottima la scelta dei brani, una introduzione che suggerisce il giusto atteggiamento psicologico per l’ascolto della approfondita e argomentata prolusione del Prof. Calabresi.

La mostra è si il trionfo dell’arte ma è anche una ribellione alla crisi , è anche l’atto di volontà di chi vuole andare oltre. La scelta di Notari è particolarmente felice, perché è incline all’ottimismo , al lieto fine  e  a nostro avviso  il Maestro è vicino  alla psicologia , ai sentimenti e ai sogni di questo lembo di meridione che pur lanciato verso il terzo millennio  mantiene le sue radici ben salde nella tradizione, illuminante della Regola di San Benedetto: Ora, Lege et Labora.

Notari legge la realtà, lavora con il pennello, che a volte sembra di piombo, ogni opera è un inno Dio e alle bellezze che ci dispensa. Da par suo il Prof. Calabresi, ci rivela Notari “ chi è costui”, è un romantico che ha ben assimilato la lezione dei classici, è un elegiaco che esprime i sentimenti che agitano i suoi personaggi ieratici e trasognati  pensando  con un simbolismo medievale di sconvolgente contemporaneità. Da tutto questo scaturisce una pittura con cui si entra subito in sintonia, ricca e rigogliosa come la Campania Felix, carnosa come la tradizione rinascimentale , allo stesso tempo pensosa del destino immanente , in un viaggio difficile dell’Ulisse della pittura, che ha lasciato i porti tranquilli  delle correnti ufficiali o gli approdi protetti dei manierismi ripetitivi, anch’egli  “a ricercar virtute e conoscenza”.

Notari riservato e poco incline alla concessione populista ha voluto riaffermare il suo omaggio alla donna, all’eterno femminino , alla donna dell’ideale , allo stesso tempo dea e umanissima, all’alfa e all’omega della vita. Notari è nemico del clamore, è schivo delle lodi di circostanza, non ama sgomitare per il successo, continua in umiltà, Ulisse che indaga il mare dello spirito, nel suo studio, come le sue Ninfe  pensose , solitarie , sognanti, con le  loro storie che solo il sortilegio di un pennello fatato può materializzare».

Rodolfo Damiani

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