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L’Assessore Maria Paola D’Orazio in risposta a Maurizio D’Andria

Premettendo che il rapporto di monitoraggio della qualità dell’aria diffuso da ARPA Lazio è stato elaborato da personale tecnico specializzato, per poter eseguire una lettura critica dei dati risultanti è necessaria un’altrettanta preparazione tecnica che prevede oltre alla conoscenza dei disposti normativi, anche quella dei complessi meccanismi che regolano la fisica e la chimica dell’atmosfera. Premesso ciò ci si vuole soffermare su alcune questioni sollevate circa la bontà del dato acquisito e la successiva interpretazione dei risultati eseguita da ARPA Lazio.

Si ritiene che la descrizione sull’ubicazione del laboratorio mobile si è resa necessaria per dare un quadro sullo stato di fatto, e non certo per insinuare che gli inquinanti siano quelli prodotti in loco, visto che notoriamente i fenomeni di diffusione degli inquinanti atmosferici, possono riguardare zone con raggio che coprono decine di chilometri, interessando anche inquinanti prodotti da comuni limitrofi.

Non è ben chiara l’affermazione che il PM2,5 sia di esplicita produzione della turbogas; infatti tale inquinante viene prodotto dalla gran parte degli impianti di combustione (es. caldaie a combustibile liquido o gassoso e camini alimentati legna che molti di noi hanno in casa) e dal traffico veicolare, inoltre forse non tutti sanno che sono presenti altri impianti di turbogas sul territorio circostante il comune di Sora. Quindi è difficile stabilire da quali sorgenti provengono gli inquinanti senza aver predisposto uno studio accurato approntato tramite modelli diffusionali validati e considerando tutte le sorgenti presenti nel raggio di almeno di 20-30 Km.

Ci si domanda su quale base scientifica si afferma che l’effetto di “pulizia dell’aria” causato dalla nevicata (n.d.r. per gli addetti ai lavori “deposizione umida”) abbia abbattuto di metà o di un terzo i valori che si sarebbero registrati in condizioni atmosferiche diverse.

Dalle affermazioni suddette per di più si denota una mancanza di conoscenze su altri fenomeni micrometeorologici che possono dare origine a deposizione degli inquinanti anche in condizioni di tempo sereno (“deposizione secca”).

Osservando i dati di monitoraggio infatti in prima analisi non si evidenzia una correlazione diretta tra le precipitazioni atmosferiche e la concentrazione degli inquinanti.

Infine non è chiaro l’approccio utilizzato per l’analisi statistica in cui si afferma che “[…]In considerazione dei limiti prima detti si contano per le PM10 ben 7 giorni su 14 sopra la soglia dei 50 microgrammi. Su base anno questo dato comporterebbe che a Sora la soglia delle PM10 verrebbe superato 180 giorni su 365 […]”, considerazione che, per chi possieda una elementare conoscenza delle basi della statistica, non ha alcun fondamento.

In conclusione quindi si ritiene che ad oggi, sulla base dei dati ottenuti dal monitoraggio ARPA Lazio, si possono fare esclusivamente le seguenti considerazioni di carattere tecnico:

  • I valori di concentrazione del CO (monossido di carbonio), del NO2 (ossidi di azoto) e dell’O3 (ozono) non hanno superato i limiti previsti dalla normativa. Insignificanti anche le concentrazioni di SO2 (biossido di zolfo).
  • I dati relativi alle concentrazioni di PM10 e PM2,5 per il monitoraggio in oggetto non danno informazioni sufficienti per poter dare un giudizio sulla conformità normativa visto che i valori andrebbero valutati sull’arco di un intero anno.
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