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Lattoferrina e Covid: serve o non serve per prevenire il Coronavirus? Facciamo chiarezza

Lattoferrina Covid: chissà quante persone nelle ultime settimane hanno digitato queste due parole su Google per capire qualcosa in più su questa proteina che secondo alcune fonti sarebbe portentosa e secondo altre no.

La lattoferrina è utile per prevenire il Coronavirus? Andiamo per gradi e cerchiamo venirne a capo:

Cos’è la Lattoferrina?

Anzitutto bisogna rispondere a questa prima domanda per avere un’idea sommaria dell’argomento. Ebbene, la lattoferrina è una proteina. Più precisamente, prendendo come riferimento l’esimio dizionario Treccani, ecco la definizione: “proteina in grado di legare il ferro presente nel latte, nella saliva, nel succo pancreatico, nel secreto naso-bronchiale e nei leucociti”. In altre parole è una glicoproteina globulare che sviluppa un’azione antimicrobica, battericida e funghicida, occupandosi del “trasporto” del ferro.

A cosa serve la Lattoferrina?

Abbiamo appena letto varie definizioni scientifiche di cui non ricorderemo neanche una lettera. Molto meglio andare sul concreto e rispondere a una domanda più “pane al pane e vino al vino” e che però fa accendere la famosa lampadina: la lattoferrina in pratica è una proteina che protegge l’apparato gastrointestinale dei neonati e si trova sia nel latte materno che in quello animale.

Perché la Lattoferrina è stata associata al Covid?

Abbiamo scritto cos’è e a cosa serve, ma finora non vediamo alcuna connessione con il Coronavirus, giusto? Eppure c’è, basti ricordare i dati della prima e della seconda ondata. Quali sono stati gli individui praticamente immuni al virus, considerando la totalità dei casi più gravi e, purtroppo, dei decessi? Proprio i neonati. E perché sono stati immuni? Forse perché protetti contro il Coronavirus proprio dalla lattoferrina? E perché proprio da questa proteina? Perché sembrerebbe che il famigerato Covid abbia bisogno di ferro, proprio quell’elemento che viene per così dire assorbito dalla lattoferrina stessa e quindi in teoria dovrebbe indebolire il virus. Ecco dunque, come dicevamo, che si è accesa la lampadina. Nel mese di Aprile 2020, difatti, in piena emergenza da pandemia, è partito uno studio clinico condotto dall’Università di Tor Vergata su un numero di pazienti Covid-19 paucisintomatici o asintomatici, i cui risultati sono stati pubblicati la scorsa estate sulla rivista Journal of Molecular Sciences. Secondo la Prof.ssa Elena Campione, Associato della UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata, la lattoferrina possiede proprietà antivirali ed antinfiammatorie ideali per trattare i pazienti Covid-19 positivi.

Un integratore a base Lattoferrina, dunque, è capace di sconfiggere il Covid?

Calma, piano! La stessa Prof.ssa ha sottolineato in un’intervista che la fine della guerra al Coronavirus si potrà decretare “solo con il vaccino”. Ok, ma allora lo studio? Lo studio ha fornito dei risultati: sulla base di una somministrazione di una formulazione a base di lattoferrina, si è verificata la negativizzazione di pazienti positivi e sintomatici già dopo una dozzina di giorni dall’inizio del trattamento.

In particolare, nello studio non è stata utilizzata la Lattoferrina nella forma tal quale, bensì una particolare formulazione di Lattoferrina in liposomi e più nello specifico la forma Apolattoferrina in liposomi (formulazione inedita ed oggetto di privativa industriale da parte della TDC Technology Dedicated to Care srl). Questa formulazione, in versione non solo integratore in capsule ma anche spray nasale, dispositivo medico CE, è stata fornita dalla società TDC Technology Dedicated to Care srl a titolo gratuito per la prima sperimentazione clinica ancora in corso e oggetto di studi. I prodotti utilizzato nello studio, sono a marchio Apolact.

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Caratteristiche

  • Realizzato con lattoferrina in liposomi

La Lattoferrina non ha “sponsor” perché costa poco?

Una delle domande che inevitabilmente ci si pone, da profani, è la seguente: visto che la lattoferrina secondo lo studio di Tor Vergata è efficace nella cura del Covid, perché non promuoverne l’uso ad ampio raggio, visto che tale molecola costa pure poco, è facilmente reperibile nelle farmacie e non provoca effetti collaterali? Anche in questo caso, calma! Lo studio condotto dall’ateneo romano ha riguardato un centinaio di pazienti con sintomi lievi o asintomatici. Il vaccino della Pfizer, tanto per rendere l’idea sulla differenza della misura, è stato invece sperimentato su qualcosa come 44 mila volontari. Nessuno nega la bontà dei risultati ottenuti da Tor Vergata, grazie al quale alcuni dei pazienti trattati con lattoferrina sono guariti dal Covid in 10/12 giorni, ma è altrettanto vero, come del resto confermato dagli stessi clinici capitolini, che solo con il vaccino si potrà vincere definitivamente la guerra al virus.

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