7 settembre 2014 redazione@sora24.it
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Le mille peripezie burocratiche di una famiglia di Valfrancesca, che ancora non può tornare a casa dopo il terremoto

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera a firma di Maria Tuzi.

«Gentile Redazione, la mia storia ha inizio circa un paio di anni fa con il terremoto, a causa del quale il muro di contenimento davanti casa cede e con esso si stacca un grande masso. Da subito non si è notato niente, ma a distanza di un paio di settimane si è iniziato a creare un piccolo dislivello nel piazzale. Abbiamo pensato che fosse un assestamento, ma con le piogge dell’inverno il dislivello era sempre più visibile.

Abbiamo chiamato una ditta per fare i lavori e giustamente ci ha detto che come prima cosa avremmo dovuto chiedere i permessi. Allora siamo andati al Comune, che ci ha chiesto una relazione di un geologo; abbiamo contattato un geologo, che ha chiesto l’intervento di un ingegnere; abbiamo chiamato un ingegnere, che ci ha presentato un preventivo di spese solo per la richiesta di permessi, senza i quali non si possono fare i lavori. Ho chiesto la tempistica per richiedere questi permessi e mi hanno detto che è previsto circa un anno se non di più. Abbiamo fatto notare che tutto quel tempo era troppo, perché avevo visto con quale velocità camminava la frana. Mi è stato risposto: questi sono i tempi. Ho fatto notare che il mio è un lavoro per mettermi in sicurezza e non di abbellimento e, quindi, se possibile sollecitare i vari enti. Mi hanno risposto: “le pratiche vengono smaltite per ordine di arrivo e non si può sollecitare”.

Ritorna l’inverno e quindi le piogge, la frana scende sempre di più, fino a quando un giorno chiamo i Vigili del Fuoco, sperando che possano aiutarci. I Vigili del Fuoco ci inviano i Vigili Urbani, che accompagnano il tecnico del Comune. La sera arrivano Vigili del Fuoco e Sindaco, che subito prepara un’ordinanza di sgombero, perché troppo pericoloso. Ci dice di procurarci una sistemazione per quella notte e poi ci avrebbero trovato un alloggio. Ha detto anche che la spesa per sistemare la frana era di 250mila euro e di sicuro i lavori li avrebbe fatti la Conca, perché un singolo cittadino non poteva sostenere una tale spesa.

Ogni giorno passiamo al Comune per avere informazioni, perché nel frattempo di un alloggio per noi se ne sono dimenticati. Un giorno la “bellissima” notizia: è stato deciso che i lavori li farà la Regione ed entro luglio saremmo tornati a casa (l’ordinanza di sgombero è del 10 febbraio).

Arriviamo alla fine di luglio e i lavori non vengono fatti. Torno al Comune per chiarimenti e ieri mattina ci dicono che i lavori la Regione non vuole più farli, perché la frana è su terreno privato e mi dicono che è strano, perché per casi simile al mio la Regione si è attivata. Da precisare che sotto questa frana c’è una strada comunale ed una chiesa. Chiedo di fare io i lavori e mi dicono di no, perché non sono in regola con i permessi. Faccio notare che è urgente intervenire e mi rispondono che la prassi è quella.

In pratica il Comune e la Regione hanno fatto passare l’estate per fare i lavori, dicendo che di sicuro li avrebbero fatti loro, a me non li fanno fare perché non sono in regola con i permessi e neanche mi aiutano a ottenerli in poco tempo. Non ci danno un alloggio e l’affitto che paghiamo il Comune non ce lo rimborsa. Nel frattempo il mutuo che paghiamo a casa nostra non ce lo sospendono e dobbiamo pagare anche le tasse, senza nessun aiuto da parte del Comune. Ora mi chiedo: pagare le tasse è un dovere del cittadino e i diritti? Vi allego foto frana inizio e ora. Grazie per la disponibilità e cordiali saluti.»

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