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Lettera aperta dei familiari di Angelo Ascione al nostro giornale

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera, inviataci da Isabella Ascione, la figlia di Angelo Ascione.

«Egregio Direttore, siamo i figli di Angelo Ascione, l’uomo aggredito a Pescosolido la sera del 18 febbraio scorso e deceduto, dopo nove lunghi giorni di agonia, il pomeriggio del 27 febbraio. E’ tremendamente difficile scriverLe questa lettera in un momento così drammatico per noi. Tuttavia ci sentiamo in dovere di farlo. Sentiamo di doverlo a nostro padre, perché tutti sappiano chi era e non lasciare che la sua memoria venga infangata da squallide insinuazioni e vergognose menzogne.

Rispondiamo ad accuse infamanti nel modo che lui ci ha insegnato: con coraggio, determinazione, rispetto per la dignità umana e fiducia nella giustizia. E’ difficile immaginare cosa si prova quando un padre ti viene portato via in un modo così crudele. E’ difficile spiegare lo strazio che si prova nel vedere il suo volto sofferente da violenza inaudita. Non si può spiegare come ci si sente ad assistere impotenti alla sua agonia, aspettando ogni giorno un segno che riaccenda la speranza, sperando in un miracolo che non può arrivare.

Ancora non riusciamo a credere che sia morto di una morte così atroce. Ancora non riusciamo a credere che sia successo davvero. E’ come un incubo da cui non ci si risveglia, un dolore devastante. Ma se a tutto questo si aggiungono la diffamazione e la calunnia, allora lo strazio diventa insopportabile. Questo è davvero troppo.

Nostro padre era un uomo serio, mite e posato. Una persona perbene, un uomo rispettabile. Non avrebbe mai  fatto – ma neppure pensato di fare – del male a nessuno, specialmente ad una donna. Lo testimoniano i valori, i comportamenti e la condotta di tutta una vita. Le persone che l’hanno conosciuto sanno bene che non ha mai fatto niente di male. Era un uomo semplice, schivo e riservato. Non parlava molto, ma riusciva a farci capire quanto ci amasse con uno sguardo, con un sorriso. Era fiero di noi, della sua famiglia. Sua moglie, i suoi figli e i nipoti erano tutto il suo mondo, tutto ciò che amava e per cui viveva. Alla sua famiglia si era dedicato per una vita intera. L’hanno strappato al nostro abbraccio, ma nessuno potrà strapparci dall’anima i valori che ci ha insegnato, le idee con cui ci ha insegnato ad affrontare la vita. Nostro padre ci ha insegnato l’onestà, la correttezza, il rispetto per gli altri. Ci ha insegnato ad affrontare le difficoltà con coraggio e fiducia. Mio padre ci ha insegnato ad amare.

E’ per questo che Le scriviamo, chiedendoLe di pubblicare questa nostra: perché noi che lo conoscevamo fino nel profondo, vogliamo che venga ricordato per come era davvero. Il nostro papà non c’è più e nessuno ce lo potrà più ridare. La nostra famiglia è sconvolta dal dolore.  Una famiglia distrutta da una morte assurda, inspiegabile e senza alcun motivo. In questo momento avremmo voluto solo piangere in silenzio con le persone che ci sono vicine, anziché scrivere ad un giornale. Ma non possiamo tollerare che il nome di nostro padre, la sua dignità, la sua rispettabilità e la sua memoria vengano oltraggiate e offese. Ha pagato con la vita senza aver fatto nulla di male. Non possiamo accettare che venga massacrato una seconda volta dalle calunnie, dalle diffamazioni e dalle falsità».

Isabella Ascione, Emanuela Ascione, Danila Ascione, Filippo Ascione

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