mercoledì 24 ottobre 2012

L’INTERVISTA – Enzo Di Stefano su riordino Province, Regioni, Grillo, Primarie, Tersigni e Sora

Riordino delle province, riduzione delle Regioni e accorpamento dei Comuni; ancora, l’ascesa imperiosa di Beppe Grillo, le primarie del centro-sinistra e il caos nel centro-destra; infine, lo storico problema della rappresentatività politica per il Sorano: ne abbiamo parlato con Enzo Di Stefano in un intervista a tutto campo che vi proponiamo di seguito.

Di Stefano, l’accorpamento delle province di Frosinone e Latina sembra oramai destinato a diventare realtà e il nuovo capoluogo di tutto il basso Lazio sarà con tutta probabilità Latina. Cosa ne pensa?
Confesso di essere piuttosto scettico. Premetto che la questione della riduzione dei costi e dei centri spesa mi trova assolutamente favorevole. Occorre rendere la politica più snella e veloce, andando ad eliminare le sacche di spreco che nel corso degli anni si sono create. Detto questo, va specificato che non si può procedere ad una seria razionalizzazione semplicemente cancellando e riscrivendo con la penna dei confini consolidati nel corso di tanti anni sia da un punto di vista geografico che storico-culturale. L’esperienza ci insegna che questo genere di fusioni fredde (o, meglio, di pasticci amministrativi) non portano mai al risultato sperato. Naturalmente, il mio auspicio è che si possa procedere a delle correzioni che rendano il provvedimento più efficace, anche perché non c’è ancora chiarezza sul nome, sul capoluogo, sulla sorte dei tanti enti che insistono sul territorio delle due province.

Tra l’altro si parla anche di una prossima riduzione delle Regioni, che, come ha anticipato il Ministro Patroni-Griffi, dovrebbero diminuire da 20 a 8.
Stesso discorso di prima: la questione non è numerica, ma qualitativa. Anche sa da un punto di vista strettamente ‘promozionale’ la riduzione delle regioni potrebbe avere un impatto positivo sull’opinione pubblica, è bene sapere che 8 centri di spesa mal gestiti possono nuocere ben più di quanto abbiano fatto le regioni fino ad ora. Sono certo che il ministro Patroni-Griffi abbia ben chiaro questo concetto, quindi non resta che aspettare di sapere se esiste un concreto progetto in questo senso. Credo, piuttosto, che sia più utile procedere ad un a riforma costituzionale che elimini il bicameralismo perfetto e renda il Senato un organo che possa trattare esclusivamente di questioni regionali. Questo sì che significherebbe vero risparmio e maggiore efficienza legislativa.

Piacenza ha chiesto l’annessione alla Lombardia: sarebbe d’accordo se Sora la chiedesse all’Abruzzo, oppure è meglio restare nel Lazio?
Non credo che si tratti di una cosa realizzabile. Lazio e Abruzzo, del resto, sono la stessa faccia di una medaglia. È più produttivo impegnarsi a rendere Sora una realtà importante della Regione Lazio, sia dal punto di vista economico che sociale. Le potenzialità ci sono tutte: dobbiamo reagire alla crisi e lavorare per la rinascita. In un passato anche recente non sono mancati anche importanti passi in avanti che, purtroppo, l’assenza di una solida e continua rappresentatività nelle giuste sedi ha contribuito a mettere a repentaglio. Lazio o Abruzzo cambia poco: la differenza la fanno gli uomini ed i progetti di cui si fanno portatori. Sora ha bisogno ‘solo’ di questo.

Ancora il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi ha dichiarato che gli 8mila comuni italiani sono troppi e alcuni di essi vanno accorpati. E’ arrivato il momento del Comune di Sora e Isola del Liri?
Penso di non fare torto a nessuno se dico che, a proposito di questo particolare tema, sono arrivato alla stessa consapevolezza del ministro con una ventina d’anni di anticipo. Risale proprio ai miei primi anni da sindaco di Sora, infatti, il progetto di unione con alcuni comuni limitrofi, tra cui Isola del Liri. Insieme all’allora sindaco Bruno Magliocchetti avevamo immaginato un ente comunale che sarebbe diventato l’indiscusso punto di riferimento di tutto il basso Lazio: una realtà politica ed economica che sarebbe stato impossibile trascurare. Evidentemente, i tempi non erano ancora maturi per quella che sarebbe stata una svolta epocale per il nostro territorio. Sottolineo, inoltre, che la nostra idea non prevedeva una semplice somma numerica, ma una vera e propria unione di idee, persone e territori, per un progetto di sviluppo d’Area.

Cambiamo discorso e parliamo di elezioni, visto che nei prossimi mesi si deciderà il futuro del Paese. Stiamo assistendo all’ascesa inarrestabile di Beppe Grillo: gli ultimi sondaggi lo danno al 26%. Non pensa che centro-dx e centro – sx stiano sottovalutando il fenomeno?
Grillo, come tutti, è atteso da una prova molto ardua: quella del programma. In questa fase, i sondaggi non contano più di tanto. Gli italiani, una volta assorbita la novità del suo ingresso in politica, vorranno conoscere la sua ricetta per creare occupazione, per uscire dalla crisi economica, per risollevare i consumi e per fronteggiare le emergenze che, fatalmente, verranno a crearsi: verrà giudicato solo in base a questi parametri. L’antipolitica non è la soluzione, ma la conseguenza della sconfitta della politica, che invece deve tornare a riconquistare il primato. In tal senso, credo che centrodestra e centrosinistra, che di errori ne hanno fatti a bizzeffe (altrimenti non avremmo avuto bisogno di un governo tecnico d’emergenza) abbiano una grande opportunità: divenire i principali interpreti del cambiamento. Un cambiamento, sia chiaro, che non coincide necessariamente con le persone, ma con le idee, i programmi e l’onestà.

Il Pd ha già iniziato la campagna elettorale; nel centro-dx invece c’è ancora incertezza. Come andrà a finire?
Il centrodestra ha bisogno prima di ogni cosa di ritrovare la bussola. Deve reagire a quella vera e propria ubriacatura di potere che negli ultimi anni ha caratterizzato la sua classe dirigente. Il Pdl come lo conoscevamo prima dei numerosi scandali di questi ultimi mesi non esiste più: è stato travolto dai suoi stessi difetti e ci vorrà tempo perché riconquisti, sotto qualsiasi nome, il livello di fiducia che aveva prima. Pertanto, una situazione ancora molto confusa rende difficile immaginare come potrà concludersi questo difficoltoso processo. Una cosa, però, posso dirla: ancora una volta mi sembra di vedere troppe persone interessate più alla loro sopravvivenza che alla creazione di un sistema diverso. Occorre creare un centrodestra nuovo, più vicino alle persone, che prenda spunto dai loro problemi e ne ascolti le esigenze.

Alle primarie del centro-sinistra ci sarà la sfida nella sfida fra Bersani e Renzi: chi la spunterà?
Uno scontro molto interessante, che vede entrambi allo stesso livello. Credo si tratti di un testa a testa e che saranno decisivi gli ultimi giorni di campagna elettorale. Di Bersani apprezzo l’orgoglio e la caparbietà di chi sente di poter dare ancora molto, di Renzi la voglia di cambiamento e l’intenzione di non legarlo ad un invadente marchio di partito. Tuttavia, è il meccanismo di queste elezioni primarie a meritare una riflessione più approfondita: un procedimento che a mio giudizio si presenta ancora con troppi lati oscuri e con ampi margini di indeterminatezza. Questi difetti non possono essere trascurati, soprattutto in considerazione di un passato molto recente caratterizzato da polemiche e aspre contestazioni dei risultati.

Prima di concludere, mi sembra doveroso rivolgerle una domanda di carattere elettorale su Sora: dopo le prossime elezioni questa città avrà un consigliere regionale, un deputato, un senatore o niente?
Naturalmente spero che Sora possa contare su un consigliere regionale, un deputato e un senatore, anche se al momento è a dir poco prematuro parlarne. Senza dimenticare che esiste anche un comprensorio che necessita di essere rappresentato. La verità è che l’attuale situazione politica, con una legge elettorale ancora in cantiere e con, in più, la questione del riordino delle province, si presenta ancora troppo confusa. Certo non parte bene neanche chi, come il sindaco di Sora, profetizza un futuro privo di rappresentatività e, allo stesso tempo, pretende di farsi portatore di non meglio precisati accordi di palazzo sulle persone da candidare. Io la penso in maniera opposta: al palazzo preferisco i progetti. Solo in base alle idee e alla possibilità concreta di realizzarle è lecito immaginare un futuro di concretezza e da protagonista per la città. Penso che una persona debba essere giudicata non in base a come si chiama o alla sua simpatia o antipatia, ma solo per la bontà dei suoi programmi realizzativi. In tal modo sono certo che anche Sora potrà far sentire la sua voce. È questo il metro di giudizio che ho sempre utilizzato e che continuerò ad usare anche in futuro: l’impegno diretto in politica, infatti, si assume quando si è convinti di poter dare una mano al proprio territorio e quando si avverte in maniera netta la vicinanza e l’incoraggiamento della gente. Se e quando prenderò una decisione, sarà solo in base a questi parametri. I calcoli numerici li lascio volentieri agli altri.

Lorenzo Mascolo – Sora24
Foto Enrico Mancini

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