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L’INTERVISTA – Rodolfo Damiani: “La vera fame era quella degli anni ’40, con 7-800 calorie al giorno”

Rodolfo Damiani, classe 1939, alias uomo che ha vissuto sulla sua pelle la fame dell’immediato dopoguerra. Stando ai dati allarmanti sulla situazione del sociale, sembra di essere tornati alla fine degli anni 40, quando mangiare carne una volta a settimana era un privilegio. E’ d’accordo?
Il concetto di miseria è un concetto relativizzante, in quanto è da ricollegare al contesto a cui ci si riferisce. La fame negli anni dal ’43 al ’49, quando fu soppressa la carta annonaria, la cosiddetta tessera per avere i generi di prima necessità contingentati e razionati, era fame vera. Una razione quotidiana composta da 200 g. di pane, 30 g. di pasta o 40 di riso, surrogati, ovolina, polvere di piselli, latte solo per chi aveva il bollo rosso, se non veniva integrata con gli acquisti a borsa nera equivaleva forse 700 od 800 calorie giornaliere. Paragonando quel contesto con la situazione odierna, si capisce facilmente che la fame è una cosa profondamente diversa: si tratta certamente di indigenza rispetto agli standard ritenuti sufficienti, ma non certamente confrontabile con la storia del dopoguerra.

Dunque la gente non riesce a fare la spesa, ma in edicola e nei tabaccai i Gratta e Vinci vanno a ruba. Non è un controsenso?
Il giuoco mirato a tentare la sorte è detto “la tassa sulla povertà” perchè rimane l’unica possibilità per migliorare la propria condizione socioecomomica senza grandi investimenti: con il gratta e vinci, con la schedina, con il lotto, ci si compra due soldi di speranza.

Scendiamo nel particolare: ci spieghi la situazione dei pensionati a Sora.
A Sora abbiamo circa 6000 pensioni erogate: di queste il 48% è sotto i 500 € mensili, il 22% non supera i 950 €, il 78% è sotto i 750 €. Se consideriamo cassaintegrati e disoccupati abbiamo il 60% border-line rispetto all’indigenza. Rispetto a questo quadro, purtroppo, le soluzioni sono da ricercare nei livelli istituzionali superiori.

Quali sono le azioni che avete deciso di mettere in atto per contrastare il sempre più esiguo potere d’acquisto dell’assegno mensilmente erogato dall’Inps?
Abbiamo proposto al Delegato al Commercio e alle Categorie interessate in sede di Consulta i seguenti provvedimenti sociali: sconti mirati a categorie sociali; giornate a sconto; prodotti sottoposti a calmiere; carrello tipo predisposto e a prezzi stabili nel tempo; gruppi sociali di acquisto associati a strutture commerciali esistenti.

Un’affermazione, o se vuole, una provocazione da discolo del sottoscritto nei confronti della sua generazione, che tra l’altro è anche quella del mio papà, nato nel ’44: voi avete ricostruito l’Italia, voi ve la siete “magnata”. La seconda persona plurale, ovviamente, è una forzatura. Che ne pensa?
Ho qualche difficoltà a rispondere in due righe alla domanda su chi ha rovinato l’Italia. La mia generazione e quella precedente hanno creato i presupposti del BOOM economico; chi ci ha seguito ha abbandonato i concetti di Dottrina Sociale della Chiesa, coscienza di classe, dignità di tutti e uguaglianza. Nel contempo, ha cominciato a millantare la meritocrazia: privato è bello, è giusto, è efficiente, costa meno e così via, creando la nazione dei privilegi, delle caste, delle raccomandazioni e del “Lei non sa chi sono io”.

Un paio di domande di politica nazionale prima di chiudere. Un anno di Governo Monti: si stava meglio con i partiti?
Il Governo Monti è nato con il compito di riparare ai guasti dei malgoverni precedenti: per capirci quelli della finanza creativa, quelli che hanno sottovalutato la crisi, quelli che hanno svenduto asset di importanza nazionale. Ancora, quelli delle privatizzazioni senza controlli e dei carrozzoni per gli amici: in sostanza quello del Professore è un governo per i sacrifici. Su questo fronte sta facendo bene; il discorso cambia, però, se guardiamo alle politiche espansive e del lavoro. Ad ogni modo è difficile fare politiche di sviluppo senza risorse: forse un po’ di coraggio in più non avrebbe guastato.

Napolitano è preoccupatissimo per il nostro debito pubblico e parla di Stato a rischio fallimento. Perché i presidenti della Repubblica impugnano la spada, “Picconatore docet”, quasi sempre nell’ultimo anno del loro mandato?
Diciamo che di solito chi lascia si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Napolitano, nel corso del suo settennato, mi è sembrato sempre molto moderato e al tempo stesso determinato nell’intento di restituire all’Italia un ruolo di prestigio e a non farsi strumentalizzare. Il suo atteggiamento, considerando anche le occasioni in cui ha alzato il tono, è stato complessivamente omogeneo durante tutto il mandato. Non posso dargli torto quando esprime preoccupazione per il futuro dell’Italia: personalmente sono contrario ai processi, ma credo che vada aperto un dibattito senza rete sul modo di amministrare, un confronto che deve partire dai Comuni per poi salire fino alle stanze principali del Governo nazionale.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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