giovedì 22 novembre 2012 993 VISUALIZZAZIONI

L’omofobia, il sessismo e Lorenzo l’australiano (di Sacha Sirolli)

Stasera mia moglie mi ha messo al corrente di una notizia di cronaca che ignoravo. Un ragazzo romano di 15 anni si è impiccato in casa. Motivo del suicidio? A quanto pare sfottò pesanti, al punto di realizzare un “fake” su facebook.

Capisco l’umano e cristiano dispiacere provato da mia moglie per la tragica morte del giovane. Colgo l’occasione però per mandare un messaggio di civiltà e monito che nasce da una mia esperienza passata. Per qualche tempo, nel lontano 1996, ho vissuto in Australia a Melbourne, ospitato da amici abruzzesi originari di Penne. Avevo 22 anni, non ero ancora sicuro di dove e di cosa vivere. Ebbene, nell’Italy DownUnder, in particolare a Melbourne, ho scoperto con meraviglia che c’è una delle più importanti comunità omosessuali al mondo, al punto che – forse – gli “etero” sono in minoranza rispetto agli “omo”. Il messaggio di civiltà è stato quello australiano, Paese molto “update” sul rispetto per l’omosessualità. Il mio monito invece è per l’Italia, patria dei latin lover e di Rocco Siffredi, che tiene sempre alta la nostra bandiera tricolore nel mondo dell’hard e non solo.  Ma anche Stato laico, che però ospita il Vaticano

Una volta un prete australiano, all’interno della St Paul’s Cathedral di Melbourne, due passi da Flinders Street e dalla stazione centrale, mi disse: “You come from the headquarter” felice e quasi incredulo di parlare con uno che veniva da Roma… Un altro sacerdote italoaustraliano di origini modenesi si fece raccontare per filo e per segno la storia d’amore tra Pavarotti e Nicoletta Mantovani di 34 anni più giovane del suo artista lirico preferito.

Italia paese di poetinavigatori e santi“, dice un noto proverbio. Ora io trovo che nell’Italia, culla della cultura e della cristianità, resistono ancora troppi tabù sessuali, nonostante siamo nel 2012. Ogni tanto qualche artista prova a buttare giù un muro. Ma spesso ottiene l’effetto contrario o suscita una ridda di polemiche. In fondo è successo anche alla sorana Anna Tatangelo con la sua canzone  “Il mio amico”. Era il 2008. Il brano partecipò al Festival di Sanremo. Leggo sul web che “tratta un tema delicato come quello dell’omossessualità”. Delicato sì, ma in Italia, perché in altri Paesi se ne parla con molta più leggerezza. In Francia ad esempio il rispetto per l’omosessualità si impara a scuola, leggete per credere questo link.

Viceversa l’intolleranza, lo sfottò sistematico, l’odio verso gli omosessuali – a mio avviso – è una forma di inaudita e gratuita violenza. Di fronte alla recente tragedia di Roma trovo condivisibile allora il commento di Mike Di Ruscio sulla sua bacheca facebook: “Queste notizie – scrive Mike – ti fanno dire: ‘riusciremo un giorno ad essere un Paese maturo?’. Ci scandalizziamo se in una scuola non fanno montare un presepe, siamo tutti bravi a fare i Cristiani e difendere le nostre radici. Poi però l’educazione, il senso del rispetto per il prossimo, la tolleranza ecc. vanno a farsi friggere!” Mike quindi allega la notizia di cronaca da leggere.

Ultima considerazione. Quando un po’ di tempo dopo il mio viaggio in Australia, la signora Lucia e suo figlio Lorenzo Solar, che mi avevano generosamente ospitato a Melbourne, vennero a Roma per un breve periodo, non scordo una scena ben precisa. Era il 1997, io e Lorenzo in cucina stavamo vedendo una delle tante trasmissioni di calcio la sera in tv. Ad un certo punto Lorenzo – con gli occhi dell’australiano – mi fa: “Scusa Sacha, ma che ci fa quella donna (una scollatissima valletta) che non parla mai in studio, sta lì impalata vicino al conduttore… E’ bella sì, ma sta lì come un oggetto, sembra un arredo elegante dello studio. It’s sexism!” Penso che per sessismo Lorenzo intendesse la differenza uomo-donna che (pre)stabilisce la superiorità di un sesso sull’altro.

Mi sembra evidente che qui in Italia la figura femminile sia penalizzata: una donna da noi facilmente può far strada nella società, in tv, nel mondo imprenditoriale, in politica, all’università ecc. se è figlia di, amante di, moglie di, parente di. Altrimenti nisba. Raramente grazie alle sue capacità o per meritocrazia. Insomma, nonostante tante lotte, le discriminazioni verso le donne italiane continuano ad esistere e lo dimostra il fatto che in diversi campi sociali ancora parliamo di quote rosa.

Io ho moglie e figlie. Sono sposato in chiesa e credente. Credo nel Padre Nostro e sono eterosessuale. Ed ho l’amara impressione che Lorenzo l’australiano avesse ragione. Dopo tanti anni, forse, in Italia non è cambiato nulla. A quanto pare siamo ancora una società omofobica e sessista. Con tutto il rispetto per l’estetica dannunziana e la bellezza del corpo femminile, non perdiamo occasione di mettere tette e culi dappertutto per promuovere il prodotto. Di contro in Svezia stanno pensando a nuovi segnali stradali. In nome della parità dei sessi sui cartelli verrà introdotta anche la figura femminile! Certo la civilissima Svezia è lontana e fredda, questo invece è ‘O paese d’o sole… però…

Il direttore responsabile di Sora24 – SACHA SIROLLI

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