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Marco Bella: «Scuole aperte: nessun dato ci dice che siano fonte di contagi»

Marco Bella deputato del Movimento Cinque Stelle non attribuisce la crescita della curva epidemica all'attività didattica: «In Italia sono state riaperte 65.000 scuole a settembre, seppur con modalità diverse. Al 6 ottobre, sono stati individuati casi in 1212 istituti (il 2%). Nel 93% dei casi c’era solo un singolo alunno positivo, che non aveva contagiato compagni e docenti, e aveva quindi presumibilmente contratto il virus da qualche altra parte».

“Guardando i numeri la chiusura delle scuole non sembra affatto fare la differenza nella capacità di controllare l’epidemia, mentre i danni educativi e sociali alle nostre studentesse e studenti sono certi e notevoli.” Così in un post su Facebook Deputato M5S – “In questa seconda ondata, l’Irlanda è stato il primo paese europeo a chiudere molte attività, ma non ha mai chiuso le scuole e la curva epidemica sta lentamente scendendo. Il Regno Unito ha annunciato delle misure restrittive per controllare l’epidemia, ma ha lasciato aperte le scuole di ogni ordine e grado. La Francia ha preso misure simili e tra le attività aperte ci sono le scuole. La Cancelliera Merkel lascia le scuole aperte in Germania, perché “i bambini e i ragazzi non devono diventare le vere vittime dell’epidemia”. “Il Portogallo chiuderà molte attività, ma lascia le scuole aperte.” – Prosegue il pentastellato – “In Campania, le scuole sono state aperte a fine settembre e subito richiuse ma la regione non ha visto un calo della curva pandemica. Come ribadito in un recente articolo di Nature, In Italia sono state riaperte 65.000 scuole a settembre, seppur con modalità diverse. Al 6 ottobre, sono stati individuati casi in 1212 istituti (il 2%). Nel 93% dei casi c’era solo un singolo alunno positivo, che non aveva contagiato compagni e docenti, e aveva quindi presumibilmente contratto il virus da qualche altra parte.” – Conclude il componente della commissione Cultura alla Camera – “È importante in un momento come questo valutare le possibilità in modo razionale e con i numeri alla mano. Facciamo tesoro dell’esperienza degli altri paesi europei che stanno affrontando questa seconda ondata prima di noi.”

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