martedì 30 ottobre 2012 959 VISUALIZZAZIONI

Maurizio D’Andria: “Cosa farei per Sora se fossi candidato alla Regione Lazio”

La politica ci ha messo in ginocchio, la nuova politica deve risollevarci. In questa piccola frase di poche parole c’è molta parte del dibattito politico italiano. Da una parte abbiamo i Fiorito e gli altri politici mangia soldi pubblici (i nostri) che ci hanno profondamente disgustato; dall’altro c’è una grande fascia di italiani (giovani tanti) che ha perso ogni prospettiva del futuro prossimo e che non sa proprio come fare ad andare avanti. Ma non voglio tornare su questi argomenti che quotidianamente da tutti i media, ci vengono ripresentati in situazioni che oramai oscillano dal catastrofico imminente (rischio default per lo Stato) alla cronaca politica-carceraria. Voglio piuttosto pensare a quale politica e quali politici c’è bisogno per far ripartire l’Italia a partire da Sora e dal territorio limitrofo.

Non c’è dubbio che la prima necessità per noi uomini e donne è il lavoro. Senza un lavoro non c’è dignità e non ci sono progetti possibili da realizzare. Farsi una famiglia sta diventando un lusso che le nuove generazioni, disoccupate, forse non potranno più permettersi con la stessa facilità dei genitori. Se non c’è occupazione, non c’è reddito e perciò non c’è spesa e non c’è sviluppo del reddito (commercio, servizi, industria). Y = C + I. Il reddito Y è dato dalla somma dei consumi C e dell’investimento I (con investimenti = risparmio). Questa è la funzione economica più famosa, quella basilare da cui far partire ogni ragionamento politico “locale”. Se non aumentano i consumi e gli investimenti, non aumenterà neanche il reddito personale. Se poi anziché di investimenti produttivi facciamo gli sprechi e gli sperperi di denaro pubblico, ecco che siamo belli e rovinati. Keynes aggiunse a quella espressione matematica la G di “spesa pubblica”.

Per cui possiamo dire che Y= C+I(S)+G. Di spesa pubblica è sempre più difficile parlare giacchè il debito pubblico italiano è il terzo del Mondo (126% del PIL) e l’Italia è quasi fuori dall’Europa civile. Oggi ci troviamo nella pessima condizione di dover consumare il risparmio accumulato faticosamente negli anni passati a costo anche di grandi sacrifici familiari, togliendo le risorse agli investimenti e riducendo il reddito disponibile sempre più intaccato da esose tasse e tariffe per i pochi e pessimi servizi pubblici che ci vengono offerti (sanità, protezione civile, ambiente, acqua,…). Il nostro territorio, e intendo con territorio i 10 comuni limitrofi a Sora, è interessato da un lento declino economico e sociale partito da molto lontano e oggi arrivato ad un brutto punto per cui, se il giovane non emigra in cerca di lavoro è praticamente condannato alla sopravvivenza giacchè anche le amministrazioni pubbliche (comuni e aziende pubbliche locali), una volta assorbenti qualche disoccupato, oggi si trovano nell’impossibilità di assumere nuovo personale e peggio, vedono i loro interventi in materia di assistenza sociale e budget di cassa alquanto risicati se non prossimi alla chiusura per banca rotta. Le aziende private, quelle poche presenti, pure si trovano a combattere contro una crisi che morde alle caviglie e solo poche di esse, per capacità e dimensioni, riescono a stare sui mercati nazionali ed internazionali cosicchè è difficile assumere nuovo personale. Lo si vede subito.

Chiediamo alla Cartiera del Sole se il numero dei propri occupati è aumentato o diminuito negli ultimi 5 anni e quali prospettive occupazionali hanno per il futuro. Finito il tourn over tra anziani e giovani, cioè sostituito il personale anziano, ci sarà nuova occupazione a Sora? E il peggio forse non è ancora arrivato. Ora ci accingiamo a recarci nuovamente alle urne per scegliere altri “rappresentanti” regionali e poi nazionali ed è dunque importante che non si sprechi l’occasione. Se guardiamo ai dati elettorali siciliani vediamo che con il 53%, queste elezioni regionali le hanno vinto i non votanti. La crisi del sistema è così profonda che oramai viene messo in dubbio molto seriamente la capacità degli uomini eletti e delle istituzioni a rappresentare i rispettivi territori ed esigenze dei cittadini. Grazie alla legge elettorale attuale, il “porcellum” (da quella porcata fatta da Calderoli e Berlusconi, complici gli altri) che ha eliminato le preferenze e dato facoltà ai soli partiti di portare in Parlamento chi vogliono loro e non quelli che voterebbero i cittadini, si è finito che questi non si fidano più delle parole di gente che fa il politico per mestiere ma che poi pensano solo al proprio tornaconto, che non hanno nemmeno un rapporto domiciliare con il territorio e finalmente esigono idee e risposte serie, non più propagandistiche o pappagallesche come ci hanno abituato a sentire negli ultimi 10 anni. Questo significa per me il dato del 53% di astensionismo al voto.

La risposta politica perciò non può essere che opposta a quella fornita da coloro che sono stati i principali autori del nostro disastro economico. Chi dobbiamo votare e che profilo deve avere il nostro politico di turno? Non è più tempo di eleggere gente “senza arte ne parte”, anche quando questi sono vicini di partito o parenti. Dobbiamo eliminare il voto di scambio, punire le liste civette, i gruppi di ricatto e le promesse impossibili. Il voto che dobbiamo esprimere non deve più andare in queste direzioni. Mai e poi mai dobbiamo venderci il voto per 50 euro o un piatto di pasta o una promessa. La prima cosa che deve capire il nuovo politico che si candida alle regionali è che i soldi pubblici sono pochi e che questi devono essere spesi bene per la collettività piuttosto che in opere pubbliche inutili e costosissime che alimentano i deficit dei comuni e aumentano le tasse ai cittadini. Figuriamoci quanto mal sopportiamo vedere mangiare i soldi pubblici in ostriche e champagne da tanti disonesti senza arte ne parte. Il nuovo politico “locale” da eleggere deve sapere ricercare e valorizzare le risorse ambientali e culturali al fine della redazione di un progetto di sviluppo locale fattibile e duraturo, che punti su strategie economiche legate al territorio.

Dobbiamo votare colui o coloro che ci presenteranno un modello di sviluppo del lavoro e del reddito credibile a livello locale. Ce lo suggerisce anche l’Europa e noi dobbiamo essere intelligenti (non figli di puttana) nel seguire le opportunità che l’Europa ci offre. I maggiori finanziamenti per opere pubbliche e per investimenti produttivi sono infatti erogati dall’Europa che giustamente richiede che tali finanziamenti siano effettivamente indirizzati a scopi sociali e produttivi “di area”. Così l’Europa prevede tra le voci più finanziabili, i progetti per l’agricoltura, l’acqua cultura, il turismo, lo sviluppo rurale, la competitività e le imprese, l’occupazione giovanile (femminile). Citiamo dal sito UE “La strategia per la crescita “Europa 2020” pone al suo centro le priorità dell’FSE: occupazione, istruzione e inclusione sociale. In tutta l’Unione europea, i progetti messi in campo dall’FSE stanno traducendo in pratica questa strategia sostenendo la ripresa economica, rafforzando le competenze, creando posti di lavoro, aprendo nuove opportunità e affrancando le persone dalla povertà. La promozione di nuove competenze: le attività dell’FSE spaziano dall’aiuto dato ai disoccupati perché riescano a soddisfare i requisiti per l’accesso al lavoro nei settori eco-tecnologici alla promozione dell’invecchiamento attivo tra i lavoratori anziani in risposta alle sfide demografiche.

Il sostegno all’imprenditorialità: dal 2007, l’FSE ha aiutato a fondare oltre 10.000 piccole e medie imprese”. In particolare, Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) prevede appositi finanziamenti per “strumenti finanziari (fondi di capitale di rischio, fondi di sviluppo locale ecc.) per sostenere lo sviluppo regionale e locale ed incentivare la cooperazione fra città e regioni”. I nuovi politici devono saper far questo, guardare il proprio territorio e quello limitrofo e progettare un modello di sviluppo economico di lungo periodo che valorizzi le risorse locali in chiave di approccio ai numerosi finanziamenti europei e regionali (allineati). Ma fintanto che avremo il sindaco di Sora non parla con quello di Isola del Liri, con quello di Broccostella, con quello di Posta Fibreno, con quello di Atina, con quello di S.Donato V.C. Ccc…, fin tanto che mandiamo alla Regione Lazio gente pressocchè ignorante, fin tanto che andremo a votare persone che non sanno guardarsi nemmeno intorno, noi non avremo un facile futuro e non l’avranno nemmeno le prossime generazioni. Non è più tempo di “dare speranza” o di “avere fede”, il nocciolo del discorso che ci porterà fuori dalla crisi è piuttosto affrancarsi da soli dal bisogno di lavoro. L’unica speranza che abbiamo perciò (a mio avviso) è nella progettazione economica di un modello di sviluppo eco compatibile, che valorizzi le risorse ambientali presenti in zona e che costruisca una offerta di nuovi servizi turistici per i residenti e per quelli delle metropoli come Roma e Napoli che assorbiti oramai dal cemento e dal caos quotidiano possono trovare nel nostro territorio una buona “valvola di serenità” per il week end o per la settimana di vacanza e finanche per la seconda o terza casa. Torniamo perciò alla nostra funzione del Reddito. Y=C+I(S)+G. Investiamo (I) sul nostro territorio, finanziamoci con la UE (G), favoriamo i consumi (C) da parte dei non residenti. Il nostro lavoro e il nostro reddito aumenteranno garantendo così a molti giovani e non, di tornare ad ipotizzare un futuro felice a Sora e dintorni.

Se io fossi candidato alla Regione Lazio mi farei perciò promotore di realizzare il progetto di sviluppo turistico locale che per semplicità voglio solo ricordare con questa cartina di interventi lavorativi che l’Europa e la Regione Lazio non avrebbero troppe difficoltà a finanziare.

Ma voi, mi votereste?

Maurizio D’Andria – VERDI SORA

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