10 luglio 2012 redazione@sora24.it
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Mercoledì 11 al Liri Blues: KEB MO

Ecco a voi la biografia di KEB MO, primo artista del palco del Liri Blues 2012, in programma domani sera 11 Luglio alle ore 22,00. Vale la pena sottolineare che già dalle 18,00 ci sarà il Blues On The Road per le vie della città. Suoneranno: The Islanders (con Mario Insenga dei Blue Stuff) – Joe Chiariello un ragazzino salernitano di 15 anni, un autentico ragazzo prodigio che riproporrà brani di Robert Johnson – Un formidabile trio di 12enni di Isola del Liri – i Ramegnashuffle dalla Calabria ed altri musicisti si uniranno in avvincenti Jame-session.

httpv://www.youtube.com/watch?v=d-ZFg5-oaS0

Compie i suoi primi passi nella musica con una chitarra che gli regala lo zio quando è ancora un bambino mentre da teenager impara a suonare la tromba e il corno francese. Agli inizi pareva un piccolo Taj Mahal, con un suo blues asciutto e tanninico che legava i denti come certa musica non consolatoria di una volta, quando il blues non era ancora materia da fascicoli in edicola. Con gli anni ha perso un po’ di quella patina ruvida e selvatica che lo caratterizzava tanto bene per abbracciare uno stile più raffinato. Ai puristi del blues Keb’ Mo’ non piace molto; forse perché da lui, così somigliante a Robert Johnson, si aspettano una musica più pura, meno commerciale. In effetti Kevin Moore (vero nome del musicista californiano) aveva iniziato la sua carriera sulle orme del ‘padre del blues’: prima interpretando, nel 1990, il ruolo di Johnson nel documentario dal titolo Can’t You Hear the Wind Howl?, e poi incidendo, quattro anni dopo, l’album che portava il suo nome, e che conteneva due cover di Robert: Come On In My Kitchen e Kind Hearted Woman Blues. Nato a Compton, vicino a Los Angeles, il 3 ottobre 1951, Keb’ è cresciuto a gospel e rhythm ‘n’ blues, entrando nel 1973 nella band di Papa John Creach, violinista dei Jefferson Starship e degli Hot Tuna. Poi tanta gavetta facendo il musicista in varie formazioni lontane dal mondo blues, come i Loggins and Messina e la Mahavishnu Orchestra. Il suo debutto discografico risale al 1980 con Rainmaker, un disco di puro rhythm ‘n’ blues, ma il vero successo arriverà quattordici anni dopo, cambiando totalmente genere e abbracciando i dettami della ‘musica del diavolo’. Con l’album Keb’ Mo’, nel 1994, vince il premio come miglior disco ‘country acoustic blues’. Negli anni successivi arrivano ben due Grammy Award nella sezione Best Contemporary Blues per gli album Just Like You (1996) e Slow Down (1998). Divenuto uno dei nuovi e più acclamati esponenti del blues, Keb’ Mo’ iniziò a cercare nuove strade, rendendo la sua musica meno ‘pura’, contaminandola con atmosfere honky tonky e soul, intrecciando le sonorità del pop e del bluegrass, senza mai però dimenticare la lezione del rural e del delta blues. Tutto questo lo si può ritrovare in questo suo ultimo lavoro, Keep It Simple, che, oltre a essere un album costruito su un blues autentico e geniuno, riesce a ringiovanire il legame tra passato e presente, rendendo più attuali le atmosfere sonore della ‘musica del diavolo’. In questo album Keb’ Mo’, come nella più pura tradizione blues, mette in musica i problemi quotidiani della vita; non quelli legati alla sopravvivenza cantati da Bassie Smith o da Robert Johnson, ma quelli del XXI secolo, come l’acquisto su internet di un biglietto aereo a basso costo per la Francia (France), o il problema della ricerca di una casa (House in California) oppure ancora la quotidiana battaglia con le nuove tecnologie (Keep It Simple). Supportato da strumentisti di eccezionale levatura come Greg Phillinganes (già tastierista di Eric Clapton e Stevie Wonder) e Reggie McBride (bassista che ha lavorato con Elton John, Al Jarreau, B. B. King e lo stesso Wonder), Keb’ Mo’ dimostra di essere un chitarrista solido con una voce pulita. Keep It Simple forse non è all’altezza del suo album d’esordio, ma il musicista californiano ancora una volta dimostra quanto può essere malleabile e vitale la lezione del blues; passando dallo stile venato di southern rock di House in California al soul di I’m a Amazing, dalle ballate romantiche e intimiste come Closer e One Friend al blues di Proving You Wrong e Walk Back In. Un discorso particolare deve essere fatto per il brano Riley B. King, dedicato a B. B. King, che Keb’ considera il ‘blues man’s real name’. Insieme a Mo’ in questo pezzo troviamo altri due mostri sacri di questo genere musicale: Robert Cray e Robben Ford. I tre chitarristi omaggiano il “re” in ‘punta di chitarra’; con una canzone leggera, in cui anche gli assoli non eccedono, quasi a dimostrare che solo lui può permettersi certi virtuosismi. La discografia completa di Keb inizia con Keb’ Mo’ (94) e continua con Just Like You (96), Slow Down (98),  The Door (2000), Big Wide Grin (2001), Keep It Simple (2004), Peace…Back by Popular Demand (2004), Suitcase (2006), Live & Mo (2009) e The Reflection (2011). A parer della critica ancora oggi “Keb. Mo’” del 1994 rimane il lavoro che meglio rappresenta il cantante, polistrumentista, attore Californiano.

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